Un sottile raggio di luce diafana attraversa l’intera stanza, accarezzando ogni piccolo dettaglio racchiuso nelle opere di Alessandro Piangiamore (Enna, 1976). “La polvere ci mostra che la luce esiste”, il titolo della mostra allestita alla Repetto Gallery di Lugano, rimanda a un capitolo contenuto all’interno del saggio del filosofo francese Georges Didi-Huberman “La conoscenza accidentale. Apparizione e sparizione delle immagini” (2011). L’esposizione, visitabile sino al 26 giugno 2026, presenta una selezione multimediale dei lavori dell’artista, alcuni dei quali inediti, che comprende sculture, installazioni e video art. Nel loro insieme essi sono inseriti con l’intenzione di conferire forma a ciò che si colloca al limite tra l’intangibile e il concreto.

Alessandro Piangiamore, “La polvere ci mostra che la luce esiste”, 2026, installation view, photo credits Daniele De Lonti, Vincenzo Miranda, courtesy Repetto Gallery, Lugano
A inaugurare il percorso espositivo è l’installazione “Il cacciatore di polvere”: un tappeto di sabbia vulcanica nera sul quale l’artista ha poggiato frutti di vetro intitolati “After – life”, rimandi visivi alla frutta candita. «È un lavoro questo – spiega Piangiamore – che ricrea un legame con la mia terra, la Sicilia. È un’isola seducente, misteriosa, avvolta dal mistero di più culture e di popoli che l’hanno abitata. Gli oggetti in cristallo presenti evocano la frutta candita: il processo di conservazione del frutto annulla il deperimento, preservando così la sua fine. È, inoltre, un chiaro rimando all’Eden, un luogo intriso di significati legati alla dottrina cattolica». L’esposizione coglie appieno l’alone di misticismo culturale lasciato dalle culture greca, normanna e bizantina che per secoli hanno permeato l’isola e che qui rivivono grazie alle creazioni di Piangiamore.

Alessandro Piangiamore, “La polvere ci mostra che la luce esiste”, 2026, installation view, photo credits Daniele De Lonti, Vincenzo Miranda, courtesy Repetto Gallery, Lugano
La narrazione continua, poi, con la serie “Ieri Ikebana”: ampi pannelli, proporzionati all’artista, in cui il nero vulcanico ritorna come luogo di conservazione. «Queste – prosegue – sono opere realizzate in cemento, per me il marmo contemporaneo. L’ikebana, definita come l’arte dei fiori recisi, si configura in realtà come una disciplina estetica e spirituale, in cui l’atto compositivo coincide con un percorso di formazione e armonizzazione interiore». Il colore nero, volutamente inserito con vigore nella mostra, altro non è che un’antitesi alla brillantezza del bianco. La luce s’infrange in ogni angolo, in ogni dettaglio, in ogni infinito granello di polvere giungendo a toccare il culmine nel lavoro intitolato “Te lo prometterò”: un’opera video di un’ora e quarantaquattro secondi, costituita da cinquantasei scene raffiguranti le dita dell’artista che tentano per un istante, di catturare l’arcobaleno luminoso. Andrea Cortellessa, critico letterario e storico della letteratura, all’interno del catalogo definisce il riflesso luminoso come: «una policroma fiammella cangiante», speranza illusoria di contatto impalpabile con una fiamma in continuo movimento.

Alessandro Piangiamore, “After-life”, 2026, photo credits Roberto Apa, courtesy Repetto Gallery, Lugano
Ad accompagnare l’opera è la presenza del vulcano, evocato in questo caso attraverso un suono diffuso nell’intera galleria. Altrettanto suggestiva è la presenza dei volatili nel trittico “Qualche uccello si perde nel cielo”: opera che ragiona, anche in questo caso, sul concetto di opposizione e antitesi. «Di giorno – aggiunge Piangiamore – nel cielo non percepiamo le stelle, mentre di notte non possiamo osservare gli uccelli». Il gioco di opposti è richiamato anche dalla scelta dei colori: i rosa, ricordi dei tramonti siciliani, contrastano con le tonalità scure delle opere descritte poc’anzi. La presenza fisica e persistente della luce è evocata, ora, dalle lampade in cristallo soffiato intitolate “Giove pittore di farfalle”. Sospese tra sogno e realtà, le sculture tubolari prendono in prestito il titolo dall’opera cinquecentesca del pittore rinascimentale Dosso Dossi: il protagonista del dipinto, appunto Giove, è ritratto nell’atto di dipingere farfalle in volo.

Alessandro Piangiamore, “Il cacciatore di polvere” e “After – life”, photo credits Daniele De Lonti, Vincenzo Miranda, courtesy Repetto Gallery, Lugano
«Esse – prosegue l’artista – hanno una vita molto breve e sono caratterizzate da una transitorietà veloce, effimera e che si ricollega all’intera mostra». Una manifestazione, questa, che permette, come nell’opera “Te lo prometterò”, di toccare con mano la delicatezza della luce, riflessa per un solo istante sulla superficie degli oggetti. Le stelle, gli astri, le costellazioni impresse lì nel cielo, permettono all’uomo d’immaginare a occhi aperti, un sogno senza fine, in attimo sospeso tra cielo e terra. Chiusi gli occhi, cosa rimarrà? Cosa resterà di tutto quel cielo infinito di polvere e suoni, di ricordi e desideri? Forse, basterebbe continuare a immaginare, per non perdere mai di vista la lucentezza di ogni istante. La mostra è accompagnata dal catalogo edito da Silvana Editoriale, contenente testi di Julien Fronsacq, Chief Curator of MAMCO Genève, e di Andrea Cortellessa.
Info:
Alessandro Piangiamore. La polvere ci mostra che la luce esiste
21/03/2026 – 26/06/2026
Repetto Gallery
Via Clemente Maraini, 24 –Lugano (Switzerland)
www.repettogallery.ch

Carlotta Thione (Cuorgnè, 1999), è una Storica dell’Arte Contemporanea e collaboratrice editoriale di diverse testate giornalistiche. È inoltre autrice di testi e approfondimenti critici per mostre e moderatrice di eventi culturali. I suoi interessi vertono oltre all’arte contemporanea, verso il cantautorato musicale italiano.



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