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La realtà, i linguaggi. Le questioni irrisolte dell’uomo e dell’arte

Il 20 novembre, presso la Galleria Enrico Astuni, è stata inaugurata La realtà, i linguaggi, mostra curata da Fabio Cavallucci e aperta fino al prossimo 27 febbraio. Il curatore ha avuto il merito di aver individuato quello che è a tutti gli effetti uno snodo cruciale per la contemporaneità, ovvero il rapporto tra realtà e linguaggio. Mentre l’obiettivo di chiarificare la natura di tale relazione, di esplicitarne i rapporti di forza e le trame interne è in capo alla linguistica, all’arte spetta ancora la missione di aprire gli infiniti varchi dell’immaginazione. A tale scopo, La realtà, i linguaggi cerca di offrire ai suoi spettatori un campionario di proposte al contempo estremamente valido e multiforme anche da un punto di vista più strettamente tecnico.

Con l’installazione video I am the mouth II (2016), l’artista polacca Agnieszka Polska convoglia le sue riflessioni sull’idea di inadeguatezza tra un concetto e la sua formalizzazione linguistica. È la bocca stessa, sede privilegiata della comunicazione, che, affiorando leggermente da uno strato d’acqua, arriva a dirci che “ci sono idee che possono essere espresse in un linguaggio che non è ancora stato scoperto”.

Con Wherever you are, wherever you go (1998), Maurizio Nannucci schiude invece la dimensione mentale della parola scritta, dotando quest’ultima di una carica psicologica che non lascia indifferente lo spettatore. Scegliendo il colore blu per la sua installazione neon, l’artista valorizza la dimensione immaginativa del suo pubblico, ribadendo che la forza dell’uomo sta proprio nella sua capacità di creare immaginari, di narrare storie, come quella degli omini di Nedko Solakov in Doodles (2021). Nel suo intervento site-specific, che ha il suo referente principale proprio nella seconda installazione di Nannucci, This is not here/More than real (2021), Solakov popola una delle due pareti del white wall installato nello spazio della galleria con degli omini che perlustrano la superficie con l’ausilio di funi, arrivando a sciare o a giocare su un’altalena.

Le due frasi che compongono la “pala d’altare” della mostra, This is not here e More than real compaiono di fatto anche nei lati opposti della parete occupata da Solakov. Se la partita tra i due artisti si gioca sul terreno tecnico-stilistico, sulle differenze comunicative di un messaggio analogo, altri, come Giulio Paolini, si sono interrogati sulla necessità della presenza di un messaggio. Un’opera aperta (3), riportando alla mente l’omonimo saggio di Umberto Eco (1962) è una dimostrazione visivamente convincente di quello che è – o dovrebbe essere – il ruolo primario dell’arte; servendosi del dispositivo tautologico Paolini, disattivando il referente esterno, chiude di fatto le porte alla comunicazione aprendo altresì quelle dell’immaginazione. L’opera è aperta, pur se chiusa nella forma, e viene “interpretata […] senza che la sua irriproducibile singolarità ne risulti alterata”[i].

Ancora Paolini (come è/come se, 2014) conduce il segno grafico al di fuori del suo habitat “naturale” (il foglio) consentendogli di prendere possesso dello spazio reale; in un’azione uguale e contraria, Maurizio Mochetti celebra lo sconfinamento tridimensionale dell’arte. Il suo modellino aereo (Da una dimensione all’altra, 2016) buca il “muro del suono” della bidimensionalità (un cerchio disegnato a matita su una delle pareti dello spazio espositivo).

Ricombinando creativamente dei segni grafici, l’uomo è in grado di risemantizzarli per disinnescarne la forza originaria o, al contrario, per caricare questi ultimi di significati dirompenti. In Untitled (Natale ’95) Maurizio Cattelan fonde in una ricetta straniante due interpretazioni della stella, che se nell’iconografia cristiana si pone come guida dei Magi, nella (più o meno recente) storia politica italiana viene fatta propria dai terroristi delle Brigate Rosse. Del lavoro dell’artista padovano, tuttavia, un’altra è la dimensione da portare all’attenzione. Come Nannucci con il blu, anche Cattelan riflette sul colore (nello specifico il rosso), che è anch’esso semioforo (portatore di significato).

Le possibilità di rielaborazione di uno sterminato patrimonio segnico sono infinite, così come infiniti sembrano essere i tentativi dell’uomo di ridurre a codice, a schema una realtà multiforme e reattiva che tenta in ogni modo di non farsi ingabbiare. Endless names dell’artista olandese-brasiliano Rafael Rozendaal (2021) si pone, dunque, come un invito a procedere per vie opposte, ad accantonare le sovrastrutture razionali, concedendo meno terreno alle idee e valorizzando le esperienze: ‹‹Dico sempre che il mio lavoro non riguarda qualcosa, ma semplicemente è […] Io vedo l’arte nello stesso modo in cui si guarderebbe un fiore o un albero o un bicchiere di latte. Non devi pensare: “cosa significa questo? Che storia racconterà?” Basta guardarlo e dire: “È interessante come questo albero si muove nel vento”. E questo è tutto››.

Andrea Bardi

[i] Umberto Eco, Opera aperta, p. 34.

Info:

La realtà, i linguaggi
a cura di Fabio Cavallucci
20/11/2021 – 27/02/ 2022
Galleria Enrico Astuni, Via Jacopo Barozzi, 3/D-E-F, 40126 Bologna (BO)
Orari di apertura: lunedì – venerdì: 9:00 – 13:00; 15:00 – 19:00; sabato e domenica: su appuntamento
Telefono: 051 421 1132
Fax: 051 421 1242
Indirizzo e-mail: info@galleriaastuni.net
www.galleriaastuni.net

cover image: Maurizio Cattelan, Untitled (Christmas ‘95), 1995, neon rosso. Courtesy: Galleria Enrico Astuni

Agnieszka Polska, I Am the Mouth II, 2016, HD video. Courtesy: Galleria Enrico Astuni

Maurizio Nannucci, This is not here / More than real, 2021, neon in vetro Murano di colore blu e rosso. Courtesy: Galleria Enrico AstuniMaurizio Nannucci, This is not here / More than real, 2021, neon in vetro Murano di colore blu e rosso. Courtesy: Galleria Enrico Astuni

Giulio Paolini, Come è / Come se, 2014, matita e collage su carta grigia, matita su parete. Courtesy: Galleria Enrico Astuni

Maurizio Mochetti, Da una dimensione all’altra, 2016, modellino aereo in fiberglass, grafite. Courtesy: Galleria Enrico Astuni


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