Le corrispondenze e i contrasti nelle opere di Franco Fontana. La Sintesi di una carriera

La mostra “Sintesi”, curata da Diana Baldon e visitabile fino al 25 Agosto nel centro storico di Modena, offre allo spettatore la possibilità di approfondire la propria conoscenza nei riguardi di un artista che a Modena ci è nato e vissuto: Franco Fontana.

L’esposizione, dislocata in tre diverse sedi, raggiungibili facilmente a piedi, consente di assaporare a pieno il fascino della città emiliana, con i suoi muri dalle tonalità calde e i suoi tranquilli scorci; oltre che analizzare, da tre punti di vista differenti, il percorso fotografico dell’artista.

Nel Palazzo di Santa Margherita, prima tra le tre tappe, sono contenute alcune fotografie fondamentali per individuare due dei motivi ricorrenti nella sua sperimentazione: la quotidianità e l’urbanizzazione. È l’influenza reciproca tra questi aspetti che sembra far emergere un velato carattere critico nei confronti del singolo e della sua perdita di individualità. Si assiste a un irreversibile processo di omologazione che, nelle opere di Fontana, viene sottolineato dall’impiego di figure prive di volto o evanescenti, la cui presenza è data solo dalla proiezione della loro ombra sulle superfici che incontrano.

Si concretizza, così, il pericolo a cui l’uomo sta andando incontro nel suo volersi imporre sulla natura e nel suo voler forzare i ritmi, diventati sempre più frenetici. Un pericolo che, essendosi sviluppato nel corso dei decenni, permette lo stabilirsi di corrispondenze e contrasti tra opere cronologicamente distanti.

È il caso di “Autostrada” (1975) in cui il paesaggio urbano si impone su quello naturale. Ciò che resta è la chioma di un albero che lo spettatore, impedito nell’osservazione da una barriera, può solo immaginare nella sua interezza. Per prospettiva di visione, l’opera sembra contrapporsi a “Kuwait” (1979), dove l’oppressione percepita viene meno grazie al libero orizzonte in cui perdersi.

O ancora di “Urbano” (1979) dove la costruzione di stabilimenti e fabbriche prende il sopravvento, cambiando le abitudini dei cittadini e l’organizzazione della loro giornata. A quest’opera si contrappone “Piscina” (1984) in cui domina, invece, il momento del riposo, sempre più raro in una società incentrata sulla produttività.

Interessante notare come, tra le varie fotografie qui presentate, ci sia continuità anche da un punto di vista cromatico. Si ha una preponderanza di blu nelle opere che vanno contro alla convenzione, all’abitudine; una dominanza di rosso, nero e grigio nelle serie dedicate all’urbanizzazione.

Il colore appare come il primo aspetto innovativo nella ricerca artistica di Fontana, già a partire dagli anni ’60, periodo in cui l’impiego del cromatismo non era considerato convenzionalmente “artistico”.

Il secondo è l’utilizzo di composizioni geometriche, ricorrenti, soprattutto, nelle sale della seconda tappa dell’itinerario, la Palazzina dei Giardini. Ne sono un esempio “Asfalto” (1968) e “Emilia” (1985), due opere in cui la coppia di triangoli domina sull’intera superficie, stabilendo un evidente contrasto tra paesaggio urbano e collinare.

Tra geometria e colore c’è un forte legame, capace di dare incisività alle fotografie dell’artista. Ciò si può notare marcatamente in un’opera come “Spagna” (1985). La decisione di utilizzare diverse gradazioni cromatiche, per ogni sezione di linee tracciate, garantisce profondità spaziale, altrimenti mancante, alla rappresentazione.

L’assenza di profondità è motivata dall’impiego di una prospettiva piatta, evidente soprattutto nelle raffigurazioni di New York dall’alto. Qui i palazzi, così come i pedoni e le macchine, si riducono a figure geometriche essenziali (quadrati, rettangoli). Lo spettatore, non più sopraffatto dai grattacieli, ha dunque la possibilità di cambiare il proprio punto di osservazione.

Le sperimentazioni e gli accorgimenti tecnici utilizzati rendono Franco Fontana uno degli artisti che più ha saputo contraddistinguersi nel contesto contemporaneo, figurando da guida per l’evoluzione di fotografi a sé contigui.

Per questo motivo, l’esposizione termina al MATA, luogo di conservazione del suo personale archivio. Fotografie che l’artista ha scambiato, nel corso degli anni, con colleghi italiani e non solo, dimostrando, così, il forte rapporto di influenza stabilitosi. È il caso di Mario Giacomelli e della sua opera “Paesaggio”; oppure di René Burri e del connubio colore e geometria creato in “Cuadra San Cristóbal, Mexico City” (1976).

Giulia Rosi

Info:

Franco Fontana. Sintesi
a cura di Diana Baldon
23 marzo al 25 agosto 2019
FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE

Franco FontanaFranco Fontana, Spagna, 1985
Stampa Colour Fine Art Giclée, Hahnemuhle Baryta FB 350 gsm su Dibond. 136×200 cm
Copyright Franco Fontana. Courtesy Franco Fontana Studio

Veduta della personale Franco Fontana. Sintesi
FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, Palazzina dei Giardini, Modena (23 marzo – 25 agosto 2019) Foto: © Rolando Paolo Guerzoni, 2019.

Mario Giacomelli, Paesaggio, 1981 Stampa ai sali d’argento 39×29,7 cm
Copyright Simone Giacomelli Courtesy Comune di Modena, Fondo Franco Fontana – Galleria Civica di Modena – FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE