READING

Le costellazioni intellettuali della famiglia Wulz

Le costellazioni intellettuali della famiglia Wulz

Nel parlare della famiglia Wulz, fotografi di Trieste da generazioni e testimoni creativi del fermento intellettuale presente nella città dalla metà dell’800, non si può non pensare a un clan unito, il cui atelier rappresentava il crocevia tra le idee, le tendenze e le correnti artistiche più in voga in quel periodo.Ma cominciamo dall’inizio, tessendo le fila delle costellazioni intellettuali che i Wulz ebbero con pensatori e fotografi dell’epoca. Il capostipite della famiglia, Giuseppe Wulz, classe 1843, era stato allievo di Friedrich Wilhelm Engel, uno dei grandi fotografi della città di Trieste, che per vicissitudini varie finirà la sua carriera nella città di Vienna. Ricordiamoci di questa città, poiché le influenze che essa rappresenterà sugli avi Wulz saranno evidenti, quanto difficilmente documentabili.

Carlo Wulz, “Marion e Wanda Wulz”, Trieste, 1927, Firenze, courtesy Archivi Alinari-Archivio Studio Wulz

Carlo Wulz, “Marion e Wanda Wulz”, Trieste, 1927, Firenze, courtesy Archivi Alinari-Archivio Studio Wulz

Giuseppe Wulz si specializza in ritrattistica ispirata al romanticismo fotografico, ma dimostra anche una spiccata attitudine per le vedute fotografiche dall’alto e per le colline che circondano la città. L’atelier aperto da Giuseppe nel 1891, dopo essersi separato dal suo mentore Engel, è a palazzo Hierschel nel centro di Trieste ed è rappresentato magistralmente in una delle sue foto esposte in mostra. L’attività di Giuseppe verrà proseguita da Carlo, suo figlio, quando il padre deciderà di ritirarsi a causa delle sue condizioni di salute. Carlo ha una visione più politica e meno bucolica del padre: si occupa di ritratti di gruppo di varie categorie sociali e rende l’atelier Wulz una meta artistica e culturale ben consolidata in città. Con le sue fotografie documenterà lo sviluppo industriale del periodo precedente alla Prima Guerra Mondiale, amplificando l’eco del nome di famiglia in ambito fotografico. Dopo la morte di Carlo Wulz l’attività dell’atelier verrà portata avanti dalle figlie Wanda e Marion fino al 1981.

Carlo Wulz, “Marion e Wanda Wulz”, Trieste, 1927, Firenze, courtesy Archivi Alinari-Archivio Studio Wulz

Marion Wulz, “Wanda Wulz”, Trieste, ca. 1930, Firenze, courtesy Archivi Alinari-Archivio Studio Wulz

Alla famiglia Wulz, alla città di Trieste e al rilevante fondo conservato presso Fondazione Alinari di Firenze, viene dedicata la mostra aperta fino al 27 aprile 2025, dal titolo Fotografia Wulz. Trieste, la famiglia, l’atelier, parte del Palinsesto Go!2025&Friends. L’idea di dedicare loro una mostra è davvero ben riuscita, soprattutto in considerazione dell’imponenza del fondo conservato presso la Fondazione Alinari, visibile anche on line, dalla consultazione del quale si può constatare come la ritrattistica interpretata negli anni dai vari fotografi Wulz, abbia definito il trascorrere delle mode e dei tempi, seguendone le anse in maniera originale e sinergica con le correnti del momento. Inoltre, l’aspetto veramente interessante della mostra è proprio rappresentato dall’ultima generazione di fotografe, donne indipendenti e intellettuali, al centro del fermento artistico della loro epoca. Wanda e Marion Wulz gestiscono la loro attività in coppia. Wanda in particolare viene celebrata come unica fotografa del Futurismo italiano nella famosa mostra organizzata a Trieste nel 1932, ma la loro opera è molto più importante. Nelle costellazioni intellettuali che l’atelier Wulz attrae, finiscono infatti personaggi rilevanti della cultura dell’epoca. Wanda fotografa la giovane Leonor Fini, che approdò a New York nel 1936, affermandosi sulla scena artistica internazionale grazie alla collaborazione con la Julien Levy Gallery. Pur non stabilendosi negli Stati Uniti, la sua presenza fu incisiva: portò l’immaginario surrealista europeo oltreoceano, seducendo il pubblico americano con una pittura visionaria, colta e profondamente anticonvenzionale.

Giuseppe Wulz, "Il Palazzo Municipale in un giorno di mercato", Trieste, ca. 1876, Firenze, courtesy Archivi Alinari-Archivio Studio Wulz

Giuseppe Wulz, “Il Palazzo Municipale in un giorno di mercato”, Trieste, ca. 1876, Firenze, courtesy Archivi Alinari-Archivio Studio Wulz

Wanda d’altro canto parteciperà attivamente al movimento Futurista, venendo ispirata da intellettuali come Prampolini e Crali e mettendo nelle sue foto, soprattutto autoritratti, l’idea di movimento legata proprio a questa corrente. Le foto di Wanda sono spavalde e oniriche, surreali come la famosa Io + gatto del 1932 in cui grazie a una doppia esposizione la fotografa sovrappone la sua immagine a quella del suo gatto. Sono evidenti le contaminazioni con personaggi del calibro di Man Ray, in cui le sovraimpressioni fotografiche erano particolarmente utilizzate, ma anche i parallelismi con fotografe come Claude Cahun, Dora Maar o Hoyningen-Huene. Sebbene l’opera della Cahun sia ispirata maggiormente all’affermazione del proprio genere, in entrambe le fotografe il travestitismo viene considerato elemento fondamentale per esplicitare sé stesse. Wanda si ritrae con grandi occhialoni da motociclista, mettendo implicitamente in scena il senso di movimento impresso da Boccioni in Forme uniche della continuità nello spazio e attuando i suggerimenti di Balla sull’adozione dell’abbigliamento futurista. Inevitabilmente, nel fluire ciclico dei rimandi storici, l’immagine di Wanda che indossa un celebre abito dai raffinati motivi geometrici – creazione della stilista Anita Pittoni, con cui condivise un duraturo sodalizio artistico – si impone allo sguardo dello spettatore come un chiaro omaggio alla grafica futurista.

Marion Wulz, "Wanda Wulz", Trieste, ca. 1930, Firenze, courtesy Archivi Alinari-Archivio Studio Wulz

Marion Wulz, “Wanda Wulz”, Trieste, ca. 1930, Firenze, courtesy Archivi Alinari-Archivio Studio Wulz

Nella performance in cui Wanda incarna la figura di Salomè, avvolta in un prezioso abito ispirato allo stile egizio, emerge con forza l’eco visiva delle opere di Gustav Klimt. Tale suggestione, già evocata nell’incipit di questo articolo attraverso un riferimento alle contaminazioni culturali austriache – difficili da dimostrare documentalmente ma evidenti nell’espressione artistica – si manifesta con pregnanza. I richiami ai ritratti dorati di Klimt, ai suoi pattern geometrici e alla sensualità palese delle sue figure femminili, trovano in Wanda Wulz un’interpretazione più sobria ma non meno incisiva, soprattutto se si considera il contesto storico e culturale in cui la sua arte prende forma. L’atelier Wulz anche in quest’ultima fase della sua attività, proprio grazie al lavoro di due donne, esprime tutta la potenza dell’arte performativa. Attraverso un simbolismo denso di significato, le due fotografe manifestano una piena maturità espressiva. Il loro solido background artistico si rivela determinante nell’elaborazione di uno stile personale e nella libertà creativa che anima la loro raffinata esecuzione tecnica.

Info:

Fotografia Wulz. Trieste, la famiglia, l’atelier
a cura di Antonio Giusa e Federica Muzzarelli
Magazzino delle Idee, corso Cavour, 2, Trieste
14/12/2024 – 27/4/2025
da martedì a domenica 10.00-19.00

magazzinodelleidee.it


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.