Mentre si avviano alla chiusura le tre mostre allestite alle OGR di Torino, tutte dedicate al rapporto tra arte e tecnologia e riunite nel progetto Visioni Quantiche, Sogni Elettrici, l’uscita recente di una videointervista a Laure Prouvost offre l’occasione per tornare a parlare della sua installazione, We Felt A Star Dying. Commissionato da LAS Art Foundation, organizzazione berlinese che si occupa di sviluppare progetti di ricerca tra arte, scienza e tecnologia, e curato da Samuele Piazza, l’imponente lavoro dell’artista francese ha abitato in questi mesi il suggestivo Binario 1 delle OGR, trovandovi l’ambientazione perfetta.

Laure Prouvost, “We felt a star dying”, 2025. Installation view at OGR Torino. Commissioned by LAS Art Foundation and OGR Torino. Photo: Andrea Rossetti, ph. courtesy OGR Torino
Si tratta di un’opera monumentale di grande forza scenografica, che suscita in chi la attraversa un coinvolgimento immediato, totale e che, tuttavia, merita un tempo lungo e, possibilmente, una seconda visita per cogliere aspetti meno evidenti al primo impatto. È anzitutto il risultato di un lavoro corale, che ha visto Prouvost collaborare con altri esperti: il filosofo Tobias Rees e l’ingegnere Hartmut Neven, impegnati nel trovare modi di tradurre concetti filosofici e teorie legate alla fisica quantistica in forme pratiche sperimentabili, la musicista KUKII, il poeta Paul Buck. Questa ricerca interdisciplinare ha dato vita a un articolato sistema esperienziale multisensoriale che si rivolge non solo alla vista ma anche all’olfatto, al tatto, all’udito e che interconnette oggetti e dimensioni distanti: elementi naturali e alta tecnologia, grandi strutture meccaniche e presenze minute, come una piuma mossa da un soffio d’aria o miniature da presepe nascoste tra cumuli di terra.

Laure Prouvost, “We felt a star dying”, 2025. Installation view at OGR Torino. Commissioned by LAS Art Foundation and OGR Torino. Photo: Andrea Rossetti, ph. courtesy OGR Torino
We Felt A Star Dying sembra per certi aspetti la pronipote di quegli immaginari utopici che, dalla ricostruzione futurista dell’universo al ribaltamento ludico della tecnologia auspicato dai situazionisti, fino alle macchine abitabili cyborg degli architetti radicali negli anni Sessanta, avevano auspicato l’uso della tecnologia per la creazione di ambienti che permettessero all’essere umano di ampliare lo spettro della sua esperienza della realtà e liberarne l’istinto ludico creativo. Per altri versi l’attualità e l’efficacia di questo lavoro sta nell’essere incentrato sul concetto di relazione: sulla capacità di percepire e decodificare quelle sensazioni che ci mettono in connessione con tutto ciò che esiste attorno a noi, interagendo anche con l’Altro non-umano.

Laure Prouvost, “We felt a star dying”, 2025. Installation view at OGR Torino. Commissioned by LAS Art Foundation and OGR Torino. Photo: Andrea Rossetti, ph. courtesy OGR Torino
Muovendosi nella penombra si incontra per prima cosa un’installazione sonora che genera frequenze diverse a seconda di come il fruitore si muove nello spazio. Quando gli occhi si abituano al buio appare una grande macchina tentacolare, versione cibernetica di un polipo: si tratta di un animale che ricorre nell’arte di Prouvost, dal padiglione francese per la biennale di Venezia del 2019, dove compariva tra i detriti di uno scenario post-apocalittico, fino alla gigantesca scultura realizzata un anno fa per la biennale di Nizza. Il polipo è una creatura che, nella visione dell’artista, rappresenta l’interrelazione profonda tra sentire e pensare, grazie ai tentacoli che sono al contempo organi sensoriali e cerebrali. Ma l’immensa macchina-polipo allestita alle OGR riesce a percepire ciò che le accade intorno e a muoversi di conseguenza perché è controllata da un computer quantistico.

Laure Prouvost, “We felt a star dying”, 2025. Video Still (Quantum AI Model). Commissioned by LAS Art Foundation and OGR Torino, ph. courtesy OGR Torino
Si può definire come un modello di intelligenza artificiale, basato su dati manipolati da fenomeni quantistici, caratterizzato da una grande “sensibilità” (ai raggi cosmici, al calore, ai campi magnetici) che lo rende instabile e quindi imprevedibile. Ed è proprio questo “difetto” di funzionamento che Prouvost ha voluto porre al centro del suo progetto, lavorando sul concetto di fragilità e di interferenza. Un computer quantistico è in grado di percepire quando una stella sta morendo. Forse anche noi, si chiede l’artista, siamo sensibili a fenomeni così lontani pur se non ne abbiamo coscienza? La riflessione sul concetto di entanglement dà vita a un’interpretazione poetica e immaginifica dell’interconnessione tra tutte le cose, ponendo interrogativi sulla natura della materia, organica e non. Come gli umani, anche le macchine non si comportano sempre come previsto. “Mi affascina molto il concetto di agency, intesa come capacità di agire autonomamente”, spiega Prouvost, che qui ha voluto conferire agency a una macchina. Ecco dunque che nel video, cuore dell’opera, fruibile solo attraverso un ribaltamento di prospettiva perché bisogna sdraiarsi per poterlo guardare, la macchina interviene nel montaggio di immagini e riprese ricombinandole di volta in volta in modo differente, aggiungendo elementi e modificandone la percezione.

Laure Prouvost, “We felt a star dying”, 2025. Installation view at OGR Torino. Commissioned by LAS Art Foundation and OGR Torino. Photo: Andrea Rossetti, ph. courtesy OGR Torino
Percorrendo lo spazio in cui si muovono i grandi tentacoli meccanici si ha l’impressione di poter sperimentare un incontro ravvicinato con un Altro non-umano. Si può dire che una macchina capace di interagire con la nostra presenza sia un essere senziente? E dove sta il discrimine? L’installazione di Prouvost suscita il desiderio che questo Altro esista e ci permetta di uscire da una vertigine: il fatto di non poter conoscere noi stessi, in quanto specie umana, che attraverso noi stessi. “L’arte ha il potere di generare interferenze, di mettere in discussione prassi e schemi di pensiero consolidati” afferma l’artista. “Ci saranno sempre nuove domande e nuove interferenze”.
Info:
Laure Prouvost. We felt a star dying
a cura di Samuele Piazza
31/10/2025 – 10/05/2026
OGR Torino
corso Castelfidardo, 22
www.ogrtorino.it

Emanuela Termine (Roma, 1978) è storica dell’arte, docente e ricercatrice indipendente. Nel 2010 ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’arte presso la Sapienza di Roma. Ha lavorato come curatrice presso Sala 1 Centro internazionale d’arte contemporanea, Roma (2006-2015) e come responsabile della segreteria organizzativa della Fondazione Bruno Zevi, Roma (2005-2014). Dal 2014 collabora con riviste di settore scrivendo articoli di critica d’arte. È autrice del Catalogue raisonné dei dipinti di Carlo Maria Mariani (Allemandi, 2021) e di saggi pubblicati su riviste scientifiche come «La Diana», «Valori Tattili» e «Rossocorpolingua».



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