Le ossessioni di Picasso

Sono stati versati fiumi d’inchiostro per spiegare l’arte di Picasso. Picasso cubista per intima propensione, sempre più concreto e aggressivo di Braque; Picasso genio opportunistico, tra i primi, negli anni Venti, a capire che le avanguardie ruggenti sarebbero invecchiate; Picasso aggredito dalla necessità propagandistica nel fare Guernica, della quale è stato detto che la dimensione retorica fosse troppo ipocritamente predominante rispetto al sintomo esperienziale; Picasso misogino, debitore, fra le altre, di François Gilot (di cui Taschen ha recentemente pubblicato una nuova edizione di alcuni suoi quaderni di schizzi); Picasso la cui carriera di mercato si è fatta sotto i nostri occhi, con l’amico e mercante Kanhweiler. Una cosa è certa, ne siamo ossessionati.

Un’acquaforte di Albrecht Dürer mostra un disegnatore che utilizza una griglia quadrettata attraverso cui osserva una modella. La posa della donna suggerisce erotico abbandono, mentre l’uomo, in posizione di controllo, ne metamorfosa l’essenza in arte. Metamorfosi uguale e contraria è quella del Nudo sdraiato (1932) di Picasso, che di ossessioni ne aveva molte, soprattutto quelle relative al corpo femminile. È Palazzo Reale, a Milano, a celebrarle, con una mostra che ne tesse continuamente i rapporti con il mito e con la classicità. Le metamorfosi cui fa riferimento il titolo della grande rassegna milanese sono innanzitutto quelle ovidiane, che il genio spagnolo illustrò in trenta acqueforti pubblicate per la prima volta da Skira nel 1931. Ma, considerando le sei sezioni entro cui si articola la mostra, dalla mitologia del bacio alla virilità di fauni e minotauri, verrebbe da dire che le metamorfosi in questione siano primariamente un fatto idiosincratico, sentimentale e ossessivo.

Anche la Galleria Borghese di Roma ci parla di un Picasso a prima vista implosivo, esclusivamente scultore, che guarda all’antichità e ai suoi aspetti fisici e metaforici; ma sbaglieremmo a vedere in questa immagine dell’artista spagnolo che ci viene restituita un’attenuazione del suo spirito iconoclasta e del suo potere di urto e di scandalo, oppure una diminuzione della sua volontà di ricerca della coscienza del reale. La soggettività qui in gioco è essa stessa una forma di trasgressione, di eteronomia dell’interiorità, conseguente all’impossibilità di totalizzazione. Come in Marleau-Ponty, il desiderio sentimentale di possesso e di fusione con gli oggetti d’amore è esemplificazione di ciò che egli chiama cruel thought, ovvero il desiderio di comprendere tutto e di essere sufficiente, e per questo, quanto mai crudele.

Torniamo al Nudo sdraiato di Picasso, esposto a Milano, che dialoga per l’occasione con una scultura dell’Arianna addormentata proveniente dal Louvre. Le immagini delle donne dormienti sono tradizionalmente giocate su una certa inaccessibilità, nonostante paiano riprodurre l’abituale sguardo maschile sulla donna. Viene in mente il Narratore della Recherche di Proust, che non gode di nessun sollievo durante le ore passate con Albertine, sua amante e prigioniera nella sua stessa casa, e sembra invece esserne felice solo quando la vede dormire, nella misura in cui pare metamorfosarsi in un vegetale. Ancora metamorfosi, dunque, e la chiamata in causa di un sentimento che può essere giocato solo sull’impossibilità e sulla volontà di conoscere tutto, di trarre da ogni cosa la parte d’ignoto che essa contiene.

Le avanguardie hanno avuto questo di paradossale: che il valore universale della produzione, in arte, del sentimento umano, sottratto al convenzionalismo e alla soggezione moralistica borghese, potesse figurare solo attraverso l’uomo di genio, rinnovando di fatto un elitarismo intellettuale. Picasso, secondo Jameson, fu l’emblema del genio inaccessibile agli altri, le cui composizioni libere non favorirono nuovi canali di rapporto diretto con il pubblico. D’altronde, la sua esperienza creativa lo impegna in maniera totalmente esclusiva. La sua arte non è casta, ma accetta fisiologicamente e sentimentalmente l’urto del reale e la sua violenta chiarezza.

Info:

Picasso. Metamorfosi
Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019

Per tutte le immagini: Veduta di alcune opere esposte a Palazzo Reale in occasione di «Picasso. Metamorfosi». Credito fotografico: Photo © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) / Adrien Didierjean. Copyright © Succession Picasso – Gestion droits d’auteur