Cosa accade quando il disegno rinuncia a fissare l’apparenza statica delle cose per inseguire la dimensione processuale di un’azione in corso? Il disegno come pratica di registrazione del movimento umano è il fulcro della ricerca di Morgan O’Hara (Los Angeles, 1941), artista che fin dagli anni Ottanta ha sviluppato un metodo per trasformare la mano in strumento sismografico capace di catturare in tempo reale i flussi gestuali attraverso cui si manifesta la vitalità dei corpi in movimento. La mostra che lo Studio la Linea Verticale di Bologna le dedica raccoglie un cospicuo nucleo di disegni recenti realizzati con questa tecnica, che l’artista definisce Live Transmission, un procedimento attraverso cui l’osservazione diretta di un’azione si traduce in traccia grafica istantanea senza alcuna mediazione riflessiva o compositiva.

Morgan O’Hara, “Live transmission” at Studio la Linea Verticale, ph Paolo Serra, courtesy Studio la Linea Verticale, Bologna
In ciascuna delle opere esposte, allineate a parete a comporre un unico orizzonte, la superficie bianca del foglio accoglie accumuli di linee istintive a grafite che condensano le traiettorie delle sequenze motorie da lei osservate durante lo svolgimento di attività ordinarie. L’artista ritrae i soggetti presenti nel suo campo visivo estrapolando il movimento delle loro mani che lavorano o gesticolano e quello dei loro corpi indaffarati nello spazio con l’intento di rilevare e ricondurre a un’immagine unitaria le micro-coreografie quotidiane attraverso cui l’uomo si relaziona con lo spazio e con gli oggetti. Morgan O’Hara tiene simultaneamente più matite affilate con entrambe le mani e, senza mai distogliere lo sguardo dal soggetto osservato, lascia che il movimento percepito si trasferisca direttamente sulla carta come se la mano fosse un’estensione dell’occhio anziché uno strumento governato dall’intenzione compositiva. In questa trasmissione diretta l’artista si pone come medium neutrale attraverso cui l’azione altrui trova la propria manifestazione grafica, la cui configurazione non dipende dalla personalità o dallo stile individuale, ma dalla specifica natura del movimento osservato.

Morgan O’Hara, “Live transmission” installation view, ph Paolo Serra, courtesy Studio la Linea Verticale, Bologna
La formazione nell’Aikido da lei praticato per vent’anni costituisce il fondamento tecnico e concettuale di questo approccio. Le arti marziali insegnano la presenza totale attraverso l’addestramento alla simmetria corporea e alla disponibilità percettiva, condizioni necessarie perché il corpo possa rispondere in maniera istantanea agli stimoli esterni senza interporre il filtro del pensiero deliberativo. La necessità dell’uso simultaneo di entrambe le mani, reso possibile da questo background disciplinare acquisito durante l’infanzia e l’adolescenza trascorse in Giappone, deriva dalla volontà di registrare il fenomeno motorio osservato in tutta la sua complessità, per cogliere la quale una sola mano risulterebbe inadeguata. L’assenza di controllo compositivo distingue radicalmente questo metodo dal disegno tradizionale. Morgan O’Hara non guarda mai la carta durante l’esecuzione perché alternare la direzione dello sguardo tra il soggetto e il foglio significherebbe perdere metà delle azioni osservate durante la sessione, compromettendo la continuità della registrazione. La matita inizia dal centro del foglio e segue lo spostamento dell’azione nello spazio senza considerazioni sulla distribuzione delle masse segniche o sull’equilibrio grafico: se il movimento si sposta a sinistra la mano segue a sinistra, se si concentra in un punto le linee si addensano fino a formare intricati agglomerati di grafite scura che registrano l’intensità dell’attività in quella zona. Il risultato finale è una mappa gestuale in cui le zone di maggiore densità corrispondono ai luoghi di maggiore attività motoria e le linee che le connettono tracciano i percorsi compiuti dalle mani o dal corpo nel tempo della registrazione.

Morgan O’Hara, “Live transmission” installation view, ph Paolo Serra, courtesy Studio la Linea Verticale, Bologna
Questa rinuncia al controllo compositivo e alla mediazione della personalità artistica richiama l’attitudine sperimentale che ha attraversato le pratiche performative e concettuali degli anni Sessanta. Un momento formativo decisivo fu per Morgan O’Hara l’incontro con John Cage a vent’anni, quando assistette a una performance in cui il compositore usava le proprie braccia come lancette di un orologio per scandire tempi che i musicisti dovevano seguire senza conoscere in anticipo la partitura. L’enfasi sule potenzialità creative dell’ignoto che Cage esplorava sistematicamente attraverso procedure aleatorie e indeterminate offrì a Morgan O’Hara un modello per radicalizzare la propria ricerca in direzione di un disegno che rinuncia del tutto alla previsione del risultato per affidarsi alla contingenza dell’azione osservata. I disegni esposti in mostra documentano una vasta gamma di conformazioni grafiche derivanti dall’osservazione di azioni molto semplici. Alcuni fogli mostrano grovigli densi di linee intrecciate che suggeriscono movimenti rapidi e complessi concentrati in un’area ristretta, altri presentano traiettorie più distese che attraversano la superficie con andamenti sinuosi o geometrici assecondando spostamenti fluidi o angolari. Le zone in cui la grafite si addensa fino a formare macchie scure e profonde rivelano punti di stasi o di ripetizione ossessiva dello stesso gesto, mentre le linee più rade che si diramano verso i margini del foglio indicano movimenti esploratori centrifughi rispetto al centro dell’azione. La variazione della pressione della matita sulla carta registra differenze di intensità muscolare nell’esecuzione del gesto osservato, e le qualità specifiche delle diverse mine utilizzate introducono sfumature tonali che arricchiscono la texture grafica senza il condizionamento di scelte estetiche deliberate.

Morgan O’Hara, “Live transmission” installation view, ph Paolo Serra, courtesy Studio la Linea Verticale, Bologna
La dimensione performativa di questa pratica si è manifestata appieno nella Live Transmission realizzata dall’artista durante il vernissage della mostra, quando Morgan O’Hara si è posizionata alla scrivania presente nella seconda sala dello spazio espositivo per disegnare i movimenti del pubblico e dei galleristi impegnati nell’allestimento. Il disegno risultante rappresenta una sorta di mappa spazio-temporale (incredibilmente precisa nel rivelare una lieve irregolarità nel perimetro della stanza, quasi impercettibile a occhio nudo) dell’evento, dove le concentrazioni di segni corrispondono alle porzioni di spazio in cui si sono svolte le attività principali, mentre le linee più sottili tracciano i percorsi di spostamento tra una zona e l’altra. Un video di documentazione della performance mostra le mani dell’artista muoversi velocemente sulla carta, evidenziando la sincronizzazione perfetta tra il gesto osservato e quello che lo registra, come se i due movimenti appartenessero a un’unica coreografia in cui artista e pubblico si trovano connessi per un tempo definito attraverso il medium della grafite.

Morgan O’Hara, “Live transmission” installation view, ph Paolo Serra, courtesy Studio la Linea Verticale, Bologna
La sistematicità con cui Morgan O’Hara ha applicato questo metodo negli ultimi quarant’anni producendo circa quattromila disegni dimostra che la rinuncia alla personalità artistica come fonte di variazione formale può aprire uno spazio di differenziazione pressoché illimitato. Ogni azione umana possiede un assetto gestuale unico determinato dalla specificità del compito, dalle caratteristiche fisiche della persona che lo compie, dalle condizioni ambientali in cui si svolge, e questa unicità si trasferisce in automatico sul foglio quando il disegno funziona come dispositivo di registrazione anziché come espressione di un’individualità stilistica. L’artista può produrre migliaia di disegni diversi proprio perché non attinge a un immaginario soggettivo limitato, ma alla complessità inesauribile delle azioni vitali che il mondo continua a offrire. Questa fiducia nella vita come fonte primaria di forme non prevedibili rovescia la gerarchia tradizionale tra l’artista che inventa e la realtà che fornisce materiale da trasformare. Morgan O’Hara sostiene che qualsiasi cosa si muova è viva e quindi degna di attenzione, mentre gli oggetti rimangono inerti ai fini della registrazione grafica perché la loro vita molecolare sfugge alla percezione diretta. Ma non appena qualcosa si sposta nello spazio, quella vitalità diventa accessibile e traducibile in traccia e il disegno che la registra torna a essere un potente strumento di conoscenza. Nessun colore, nessuna texture se non quella prodotta dall’accumulo di grafite, nessuna composizione se non quella emergente dalla distribuzione casuale di azioni altrui nello spazio: è infine sorprendente come l’apparente azzeramento estetico operato da Morgan O’Hara, anziché impoverire il disegno nella priorità concettuale del processo, finisca per mettere a nudo le qualità pure di un segno grafico che ritrova le radici della propria elementare bellezza.
Info:
Morgan O’Hara. Live Transmission
30/01/2026 – 7/03/2026
Studio la Linea Verticale
Via dell’Oro 4b, Bologna
Orari: martedì-sabato 16-19.30
www.studiolalineaverticale.com
Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.



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