Alla Galleria Massimo Minini l’incontro tra Sheila Hicks e Paolo Icaro non è un semplice dialogo tra due pratiche all’apparenza contrastanti, ma un campo di giocosa tensione. Da un lato la materia nuda, opaca, essenziale di Icaro; dall’altro le vibrazioni cromatiche di Hicks. La distanza è evidente, quasi strutturale. Ed è proprio lì che il progetto trova la sua forza.

“Live Wires. Sheila Hicks and Paolo Icaro”, installation view, 2026, courtesy of the artists and Galleria Massimo Minini, ph. Petrò Gilberti
Seduta vicino alla sua opera “The Captured Comrades” (2026), nobile e statuaria, Sheila osserva con uno sguardo vispo il via vai che la circonda. È lo sguardo di una donna che ha vissuto intensamente: nata nel Midwest durante la Grande Depressione, con un padre spesso in viaggio per lavoro, è cresciuta spostandosi da una città all’altra, raccogliendo qua e là piccoli tesori di fortuna. Scrivendo nel 1973, Monique Lévi-Strauss descrisse la vita di Sheila Hicks come «un tessuto di fili intrecciati insieme intenzionalmente o per caso, incontri fecondi». Anche Paolo Icaro si forma attraverso il gioco e il viaggio: tra anni Sessanta e Settanta, tra Italia e Stati Uniti, rivoluziona il linguaggio scultoreo inseguendo la necessità di mettere sempre tutto in discussione. Una vocazione al fare che supera la dimensione compiuta e immutabile dell’oggetto per esplorarne il divenire.

“Live Wires. Sheila Hicks and Paolo Icaro”, installation view, 2026, courtesy of the artists and Galleria Massimo Minini, ph. Petrò Gilberti
In Live Wires le opere si sfidano, si osservano. Entrambi gli artisti ci presentano creature emerse dal mondo dei sogni. L’intreccio colorato di cotone e fibre sintetiche rimbalza contro un groviglio in bronzo: una partita di ping-pong, così Saverio Verini paragona la mostra, in cui ogni gesto dell’uno genera una reazione dell’altra. La leggerezza tessile di Hicks non addolcisce la severità plastica di Icaro, ma la mette alla prova e viceversa.

“Live Wires. Sheila Hicks and Paolo Icaro”, installation view, 2026, courtesy of the artists and Galleria Massimo Minini, ph. Petrò Gilberti
Entrambi rifiutano qualsiasi idea di preziosità. Tessuti di scarto, materiali poveri: per Hicks e Icaro la materia è un organismo da modellare. Qui emerge una prima vera affinità: l’opera non è concepita come forma definitiva, ma come stato provvisorio. Non solo i lavori di entrambi nascono spesso per accumuli e sovrapposizioni, ma si possono considerare “aperti”, sempre suscettibili di ulteriori trasformazioni. In Hicks l’accumulo è cromatico e morbido, quasi pulsante; in Icaro è tensione tra linea e volume, tra idea poetica e materia. Se Hicks lavora per saturazione sensoriale, Icaro procede per sottrazione. Ma entrambi sembrano interessati a quel punto in cui la forma smette di essere controllo puro e diventa evento, ed è grazie alla lungimiranza e alla grande intelligenza visiva di Massimo Minini che oggi possiamo vedere le due produzioni dialogare vivacemente negli spazi di Brescia.

“Live Wires. Sheila Hicks and Paolo Icaro”, installation view, 2026, courtesy of the artists and Galleria Massimo Minini, ph. Petrò Gilberti
Qui un ruolo decisivo lo assume lo spazio: la galleria, bianca e verginale, non rimane un contenitore neutro. Le opere reagiscono alle verticalità ridefinendo ciò che le circonda. È una concezione tipica di una generazione che, dagli anni Settanta in poi, ha rimesso in discussione l’autonomia chiusa dell’oggetto artistico, preferendo pensarlo come relazione attiva con il contesto. Le opere di Hicks e Icaro non chiedono di essere contemplate come esiti conclusi; piuttosto di essere viste come momenti di una ricerca che vuole restare aperta. È forse questa apertura e la fiducia nel processo – più che qualsiasi somiglianza formale – il vero terreno comune di Sheila Hicks e Paolo Icaro
Info:
Live Wires. Sheila Hicks e Paolo Icaro
31/01/2026 – 03/04/2026
Galleria Massimo Minini
Via Luigi Apollonio, 68 – Brescia
www.galleriaminini.it

Chiara ha conseguito la laurea in Graphic Design e Comunicazione e in precedenza ha lavorato come assistente di galleria d’arte, dove ha sviluppato una forte passione per la scrittura artistica. Attualmente collabora con Arteismo, una piattaforma digitale dedicata all’arte, al cinema e alla fotografia. La scrittura è un mezzo per esplorare nuove prospettive, accrescere il pensiero critico e approfondire la cultura visiva contemporanea.



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