La Fondazione Sabe per l’arte di Ravenna si prepara a inaugurare, sabato 25 ottobre 2025, un nuovo luogo espositivo permanente dedicato alla produzione scultorea dell’artista Mirella Saluzzo. Situato a pochi minuti a piedi dalla Fondazione Sabe per l’Arte (fondata nel 2021 dalla stessa scultrice e dal marito Norberto Bezzi con l’obiettivo di promuovere la ricerca artistica contemporanea), lo Spazio Mirella Saluzzo rappresenta, quindi, un’importante occasione per approfondire il percorso di una delle voci più rigorose e coerenti della scultura italiana contemporanea.

Spazio Mirella Saluzzo, installation view, ph. Raniero Bittante, courtesy La Fondazione Sabe per l’arte, Ravenna
Mirella Saluzzo (Alassio, 1943, vive e lavora tra Ravenna e Milano) ha costruito negli anni un linguaggio plastico molto personale, caratterizzato dall’uso sapiente dell’alluminio come materia privilegiata. Le sue opere nascono dalla manipolazione di sottili lastre metalliche che, attraverso curvature, torsioni e incastri, si trasformano in forme quasi organiche, sospese tra stabilità e movimento. La sua è una ricerca che dialoga con la tradizione costruttivista e con l’eredità delle avanguardie storiche, ma che trova nella leggerezza e nella fluidità del metallo una propria distintiva contemporaneità. Lo Spazio Mirella Saluzzo offrirà ai visitatori una panoramica significativa degli ultimi vent’anni di attività dell’artista, con oltre quindici sculture di grandi dimensioni disposte secondo un criterio non cronologico ma dialogico, capace di far emergere le continuità formali e le tensioni interne a una ricerca ancora pienamente vitale. In occasione dell’apertura di questo importante nuovo polo artistico della città, abbiamo avuto il piacere di rivolgere all’artista alcune domande.

Spazio Mirella Saluzzo, installation view, ph. Raniero Bittante, courtesy La Fondazione Sabe per l’arte, Ravenna
Emanuela Zanon: Il suo percorso artistico inizia con la pittura e approda alla scultura a metà degli anni Ottanta. Cosa ha determinato questa transizione fondamentale? E in che modo la sua riflessione sul colore e sulla forma, maturata durante gli studi a Brera, ha influenzato il suo successivo lavoro tridimensionale?
Mirella Saluzzo: La sperimentazione è una costante del mio lavoro e ancora oggi è alla base della mia ricerca. Rimettersi costantemente in gioco, senza temere gli insuccessi: questo è il bagaglio formativo che mi ha lasciato Brera. Già nei primi anni Ottanta, realizzando che la sola pittura non era un mezzo sufficiente per esprimere il mio sentire, ho iniziato a esporre grandi tele colorate in dialogo con sculture in terracotta policroma. L’elemento che dominava e legava il tutto era la forza del colore. Ma non mi bastava. In seguito a questo periodo di tipo espressionista ho maturato la consapevolezza che solo con la scultura avrei potuto instaurare quella relazione con lo spazio che mi mancava. Da qui tutto il mio percorso attraverso la sperimentazione dei materiali che via via catturavano la mia attenzione: terracotta, legno, lamiere, assemblaggi con materiali vari sino ad arrivare alle lastre in alluminio che ancora oggi prediligo.

Mirella Saluzzo Space, installation view, ph. Raniero Bittante, courtesy The Sabe Foundation for Art, Ravenna
L’alluminio è diventato il materiale distintivo della sua ricerca scultorea. Quali sono le qualità di questo materiale che più rispondono alle sue esigenze espressive? Come si è evoluto negli anni il suo rapporto tecnico e concettuale con le lastre metalliche?
Devo dire che in un primo momento avevo scelto di utilizzare lastre d’alluminio perché il loro peso, modesto in rapporto a quello del ferro, mi permetteva di gestirmi il lavoro da sola senza aiutanti. Negli anni le esigenze sono cambiate. Dimensioni sempre più grandi e forme più complesse necessitano ora della collaborazione di altre figure (per esempio per tagli laser e saldature). Ricapitolando, questo materiale ha accompagnato varie fasi della mia ricerca: il periodo del dialogo con i tronchi d’albero, il periodo delle “pieghe” e degli “slittamenti”, il periodo delle “scale”, di cui mi fa piacere ricordare quella realizzata per la partecipazione alla XIV Quadriennale di Roma, sino ai più recenti “movimenti spaziali”. Dopo anni di costante indagine sono convinta d’essere riuscita a piegare alle mie esigenze un materiale che a molti poteva sembrare sordo e poco attraente. Detto questo, la conoscenza della tecnica è importante, ma quello che conta davvero per la riuscita dell’opera d’arte è il messaggio interiore, la forza attrattiva che il lavoro dell’artista riesce a trasmettere.

Mirella Saluzzo Space, installation view, ph. Raniero Bittante, courtesy The Sabe Foundation for Art, Ravenna
Le sue opere sembrano catturare un momento di equilibrio precario, come se fossero attraversate da forze invisibili che le rendono tremule. Da dove nasce questa poetica del movimento sospeso? E quale ruolo giocano il vuoto e lo spazio circostante nella definizione delle sue sculture?
Viviamo anni in cui per sommovimenti politici, cambiamenti climatici, esodi di intere popolazioni, guerre diffuse e nuove scoperte scientifiche che fanno cambiare paradigmi e percezione del reale, mi sembra difficile pensare a consolatorie situazioni statiche, perfettamente rilassate. È naturale, quindi, che anche nel mio lavoro si riverberi questo senso di inquietudine, di instabilità, di equilibrio precario e al tempo stesso di una irrequietezza che sollecita al movimento, all’azione, ad agire per evadere verso nuovi confini. Il vuoto, il pieno e lo spazio intorno hanno la stessa importanza. Esercitano tra loro il ruolo fondamentale della sinergia che dà vita a una forza propulsiva.

Mirella Saluzzo Space, installation view, ph. Raniero Bittante, courtesy The Sabe Foundation for Art, Ravenna
Dopo la monografia di Luciano Caramel del 2004, che documentava i suoi primi quindici anni di ricerca scultorea, lo Spazio Mirella Saluzzo si concentra sulla produzione dal 2004 al 2024. Come descriverebbe l’evoluzione del suo lavoro in questo ventennio? Ci sono stati momenti di svolta o scoperte che hanno ridefinito la sua direzione artistica?
Per ragioni di spazio, questa esposizione rappresenta solo una parte del mio lavoro degli ultimi vent’anni. S’imponeva una scelta e quindi al momento non sono rappresentati il periodo delle “scale”, a cui accennavo sopra, le sculture “rolling-up”, “open”, collage e altro. Sono stati anni di intenso lavoro con diverse fasi d’interesse, intercalati anche da momenti di fermate e ripartenze, alla ricerca di nuove soluzioni ma sempre nel solco dell’esperienza precedente.

Mirella Saluzzo Space, installation view, ph. Raniero Bittante, courtesy The Sabe Foundation for Art, Ravenna
L’apertura di uno spazio permanente dedicato al suo lavoro rappresenta un riconoscimento importante, ma anche una responsabilità. Cosa significa per lei avere un luogo dove il pubblico può seguire continuativamente il filo della sua ricerca? E quale dialogo spera si possa instaurare tra le opere e i visitatori?
Confesso che mi ha fatto molto piacere dare inizio alla “Collezione d’arte”, promossa e voluta dal Comitato Scientifico, coordinato dal prof. Francesco Tedeschi, e dall’intero Consiglio di Amministrazione della Fondazione. Posto anche che promuovere e conservare le mie opere è tra gli scopi della Fondazione, è indubbio che una mia mostra permanente resta una scelta molto impegnativa, che sento di poter fare solo oggi, dopo anni di intenso lavoro. Per rispondere alla sua seconda domanda ammetto che mi sentirei molto gratificata se il visitatore percepisse il rigore, l’impegno e la passione che mi hanno guidata ai risultati di oggi. Risultati che ovviamente non considero come punto d’arrivo ma come ultima tappa prima di “ripartire” nuovamente. Spero che il fruitore possa accogliere il mio lavoro con semplicità, senza pregiudizio, per poter godere appieno di quel senso di libertà, leggerezza e forza che l’arte può dare. E non è cosa di poco conto.
Info:
Spazio Mirella Saluzzo
Opening: sabato 25 ottobre ore 11
Via Francesco Negri 33, Ravenna
sabeperlarte.org
Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.



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