Una mostra da non perdere durante la biennale Foto Industria della Fondazione MAST a Bologna è senza ombra di dubbio “Looking for Palestine” di Forensic Architecture, negli spazi di Palazzo Bentivoglio Lab in via Mascarella 2. Nel periodo storico della guerra asimmetrica in cui i dati e le informazioni sono comparabili alle munizioni e ai proiettili, le zone d’ombra favoriscono l’aggressore al punto che il primo stadio offensivo consiste nell’isolare il bersaglio inibendo le reti di comunicazione. Allo stesso tempo è l’epoca dei social media e della circolazione incontenibile di immagini, video e file audio in cui chiunque può essere produttore e testimone, semplicemente accendendo lo smartphone e schiacciando il pulsante rosso.

Forensic Architecture, “A cartography of genocide: Israel’s conduct in Gaza since October 2023”, published 25 Oct 2024, updated 08 Oct 2025, Self-Initiated, © Forensic Architecture and Ain Media Gaza, courtesy the artists and MAST Bologna
Nel metabolismo insaziabile di Internet le informazioni si perdono e si confondono, vengono insabbiate dai media tradizionali attraverso lo spostamento dell’attenzione verso altri temi e dal mare di contenuti usa e getta che pubblicano gli utenti. Ciononostante, il fiume in piena dei dati straripa dappertutto e le tracce prodotte consapevolmente o meno vengono disseminate in ogni dove. Si tratta di frammenti di fatti che necessitano di strumenti appropriati per essere compresi e soprattutto della determinazione di scavare a fondo. In questa occasione Forensic Architecture, con la curatela di Elizabeth Breiner, mette in mostra gli esiti delle indagini riguardanti la campagna di distruzione materiale e identitaria perpetuata da Israele nei confronti del popolo palestinese e culminata nel genocidio iniziato il 7 ottobre 2023 collegandola ad episodi drammatici che hanno segnato la prima Nakba del 1948.

Forensic Architecture, “Memory maps of Al-Dawayima designed by Mohammad Rajab Abu Kudra (Abu Yasser), interviewed 21 June 2024”, installation view, courtesy the artists and MAST Bologna
La mostra si inserisce nell’agenda di Foto Industria, che quest’anno porta a riflettere sul tema della casa, o meglio, in questo caso, della sua assenza. L’agenzia di ricerca fondata da Eyal Weizman, con base alla Goldsmith University di Londra, conduce indagini contro-forensi dal 2009 operando in autonomia e con organizzazioni per i diritti umani, associazioni e tribunali per ricostruire in modo scientifico le dinamiche di specifici eventi sviluppando nuove tecniche, metodi e concetti attraverso la cooperazione di architetti, programmatori, grafici, giornalisti, giuristi, artisti e filosofi.

Forensic Architecture, “Nakba survivor Abu Bassam during a ’situated testimony’ interview with Forensic Architecture researchers, holding his clay model of Tur al-Zagh cave, the site of one of the major massacres carried out by Israeli forces in the Palestinian village of al-Dawayima on 29 October 1948. From The Massacre at Tur al-Zagh: al-Dawayima, 29 October 1948”, 2025, © Forensic Architecture, courtesy the artists and MAST Bologna
Varcando la soglia del Bentivoglio Lab, dopo una manciata di scalini in discesa, ci si ritrova in uno spazio sotterraneo in mattone grezzo con il soffitto curvo scandito da arcate, illuminato da una fila centrale di lampade che mettono in luce una serie di cartine geografiche appese in sequenza. Si tratta di “mappe della memoria”, uno dei temi centrali della mostra. Queste cartine sono state elaborate dal ricercatore Mohammad Rajab Abu Kudra (Abu Yasser) attraverso le testimonianze degli ex residenti del villaggio di al-Dawayima, situato nell’ex distretto di Hebron, con i quali ha avuto colloqui costanti per più di vent’anni su un evento risalente al 29 ottobre 1948 quando le forze armate israeliane rasero al suolo il villaggio, creando successivamente un insediamento. Forensic Architecture ha lavorato a stretto contatto con Abu Yasser e con Mohammed Ismail al-Quaisiya (Abu Bassam), che a undici anni perse la sua famiglia nella strage e fu testimone diretto del fatto, per ricostruire il corso degli eventi e fare chiarezza su ciò che era accaduto nella grotta di Tu r al-Zagh, dove l’89esimo battaglione dell’esercito israeliano aveva radunato i palestinesi e aperto il fuoco sulla folla uccidendo circa ottanta persone. Come illustra il video presente in fondo al corridoio principale della mostra, il team di Forensic ha operato confrontando le foto aeree della RAF britannica scattate prima del 1948 con quelle successive alla Nakba, colmando l’ellisse geografica attraverso la ricostruzione della morfologia del territorio con un modello 3D, elaborato insieme ad Abu Bassam, in grado di rintracciare i punti di riferimento della vita quotidiana degli abitanti e individuando i movimenti dei soldati con lo scopo di localizzare con esattezza la grotta dove era avvenuto il massacro.

Forensic Architecture, “Aerial photograph with 1945 annotations showing the three most likely sites of Tur al-Zagh and the possible pit where the bodies of the massacre’s victims were buried. The cave of Tur al-Zagh was the site of one of the main massacres carried out by Israeli forces in the Palestinian village of al-Dawayima on October 29, 1948”. From The Massacre of Tur al-Zagh: al-Dawayima, October 29, 1948, 2025 © Forensic Architecture, courtesy the artists and MAST Bologna
Come fa notare Eyal Weizman, questo modo di lavorare non mira a fornire una mera rappresentazione ma piuttosto ad agire come dispositivo in grado di innescare la memoria, dando il massimo rilievo all’attenzione per i minimi dettagli. Il percorso espositivo prosegue nella sala centrale con un allestimento di materiali che descrivono i metodi e gli strumenti usati dalle forze israeliane per sfollare e opprimere la popolazione palestinese. Sul tavolo collocato al centro della stanza sono esposti i volantini lanciati dagli aerei israeliani contenenti gli ordini di evacuazione e i messaggi per intimidire gli abitanti della striscia di Gaza, oltre a due cellulari con dei video-reel che mostrano atti quotidiani di resistenza delle persone. Uno schermo sulla destra ripercorre la geografia di questi spostamenti forzati mostrando la cartografia del genocidio dal 7 ottobre fino ad oggi. Un’altra tipologia di dato fondamentale che viene trattato in questa mostra è la traccia audio e la testimonianza orale che fornisce una controparte sonora alla predominanza dell’immagine nell’attestare l’oggettività di un fatto. “Tre giorni all’università di al-Azhar” è una registrazione vocale del racconto di una giovane coppia di Beit Hanoun dei giorni tra il 28 e il 30 gennaio 2024 e degli spostamenti continui per raggiungere le cosiddette “zone sicure” a seguito degli ordini di evacuazione imposti dall’Idf.

Forensic Architecture, “Photo-match of a still from archival footage of Nakba survivor Salman Abu Sitta returning for the first time to his family’s village of al-Ma’in in 1995, geolocated within Forensic Architecture’s digital reconstruction of the village as it was in 1948”. External media courtesy of Palestine Land Society. From Return to al- Ma’in, 2025, © Forensic Architecture, courtesy the artists and MAST Bologna
Un’altra installazione audio occupa lo spazio successivo alla sala in cui una porta murata si trasforma in una finestra dell’ospedale di al-Nasser a Khan Younis. Qui si può percepire l’ambiente sonoro che il dottor Hassan catturava con il suo telefono avviando la registrazione dal suo cellulare ogni sera prima di andare a dormire. La traccia audio è stata poi condivisa con Earshot Agency, l’organizzazione no profit fondata da Lawrence Abu Hamdan che si occupa di collezionare e analizzare con metodi forensi i materiali audio costituendo una controparte sonora rispetto al lavoro di FA , con cui ha collaborato in molteplici occasioni. Nella seconda video-installazione in mostra, collocata nell’ultima sala, si possono osservare gli esiti dell’indagine denominata “Ritorno ad al-Ma’in”, pubblicata a giugno del 2025. In questo caso è stato ricostruito digitalmente il villaggio di al-Ma’in, collocato su una collina che dà su Khan Younis e sulla costa meridionale di Gaza, per rintracciare l’evoluzione dell’insediamento a partire dalla notte del 14 maggio 1948, quando le forze israeliane hanno invaso il territorio costringendo alla fuga la popolazione locale.

Forensic Architecture, “Leaves damaged by the aerial spraying of crop-killing herbicides by Israeli forces, collected by FA researcher Shourideh C. Molavi in 2018”. From “Herbicidal Warfare in Gaza”, 2019, © Forensic Architecture and Ain Media Gaza courtesy the artists and MAST Bologna
Forensic Architecture ha collaborato con Salman Abu Sitta, nato nel villaggio nel 1937 e ora tra i più preminenti cronisti della Nakba e sostenitore del ritorno a casa dei palestinesi. Il racconto di Salman combinato a immagini di archivio, cartine geografiche e immagini aeree ha consentito di ricostruire con esattezza le tecniche usate da Israele per riconvertire al-Ma’in in un avamposto strategico dal punto di vista militare mediante il suo riadattamento ad uso civile. Questa ricerca ha portato alla luce le tecniche avanzate di agricoltura indigene precedenti alla Nakba, mostrando come l’insediamento successivo abbia raso al suolo non solo uno spazio fisico ma la cultura e l’identità palestinese. Il video inizia con un filmato del 1995 in cui Salam ritorna ad al-Ma’in durante un momento storico in cui la speranza di pace sembrava poter essere concreta a seguito degli accordi Oslo. Weizmann parla di come questa immagine, oggi, sembri provenire dal futuro. Al momento dell’intervista era entrato in vigore il cessate il fuoco e si potevano vedere le immagini delle famiglie che attraversavano il Wadi Gaza per tornare nel nord al luogo da cui erano state sfollate. Il lavoro di Forensic Architecture partecipa in modo incisivo a un processo che richiede tempo e ostinazione e che deve essere impugnato e portato avanti dalle generazioni future in modo tale che il popolo palestinese possa avere il diritto di ritornare a casa.
Info:
Forensic Architecture. Looking for Palestine
07/11/2025 – 14/12/2025
Sottospazio – Palazzo Bentivoglio Lab,
Via Mascarella, 2 Bologna
Orari di apertura: martedì – domenica, 10 – 19
In occasione della VII Biennale Foto/industria di Fondazione MAST
www.mast.org/foto/industria-2025
forensic-architecture.org

Originario di Bologna, studia design della moda e arti multimediali allo IUAV di Venezia. Crede nella possibilità di sconfinamento tra le discipline e che l’arte possa avere un ruolo attivo nell’abbattere le disuguaglianze e unire le persone creando comunità.



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