Louis Gary. Plaster Palace Viewing room Galleria Semiose

Il “palazzo in gesso” di Louis Gary è fatto di bassorilievi che rappresentano figure umane e animali nonché paesaggi vegetali e minerali. L’artista, che crea anche sculture “a tutto tondo”, quelle cioè che sono isolate nello spazio e non presentano un fondo, parla delle sue opere soprannominandole “sculture domestiche”. In effetti, secondo lui, inserire un’opera in un luogo abitato equivale a amalgamarla con esso. La scultura, così come il disegno rappresenta per l’artista, un mezzo per illuminare e aiutarci a vedere sotto una luce nuova il nostro habitat domestico. Naturalmente non è un caso se l’artista impiega un termine che i biologi usano per definire l’insieme delle condizioni ambientali la cui qualità determina la sopravvivenza di una specie.

L’arte fa parte delle condizioni essenziali per il benessere della specie umana e ciò in maniera estremamente profonda. Infatti, Louis Gary precisa che le opere possono anche diventare un punto di incontro con tutti “i nostri abitanti”. Gli aspetti che compongono la personalità di ciascuno di noi quindi, pur essendo a volte molto diversi, possono entrare in contatto attraverso l’arte. Per questo, Louis Gary elabora ogni progetto con minuzia, creando delle opere quasi su misura, per il luogo in cui saranno esposte. Il suo obbiettivo è quello di dare la sensazione che le cose “funzionino”, senza che sia possibile spiegarne il perché, infatti, dice, “si fanno opere e non discorsi”.

Le opere in questione affascinano anche per le loro linee pure che rimandano alla spontaneità dei disegni che facevamo da bambini, i più genuini e sinceri. Ma dietro quest’apparente semplicità, il vissuto e la riflessione dell’artista si sentono con forza così pure come il riferimento all’opera di predecessori celebri quali il fumettista belga Hergé, padre di Tintin. Un confluire d’indizi che interpellano e destabilizzano per un istante lo spettatore, ma che in definitiva gli danno quella sensazione, che si ha appunto da bambini, che niente è fuori posto in questo mondo, ma che tutto contribuisce a renderlo un immenso spettacolo. Non è un caso dunque se per definire il lavoro di Louis Gary si è parlato di carnevale, inteso come festa gioiosa in cui si sperimenta la libertà, ma anche di soprannaturale e contemplazione.

Nato nel 1982 e formatosi principalmente in relazione al disegno e alla fotografia, all’inizio della sua carriera Louis Gary lavora come falegname in diversi cantieri edili per mantenersi. Spontaneamente comincia anche a creare mobili per arredare la sua casa, ne realizza un numero tanto elevato da riempire ogni spazio. Prende quindi coscienza del fatto che la sua espressività si sta spostando con naturalezza verso la realizzazione di opere aventi un volume e comincia a esplorare le possibilità figurative della scultura. Benché non si consideri un intagliatore, la scelta del legno e dei suoi derivati come materiali di predilezione è da subito evidente per lui. “È una questione di affinità”, afferma l’artista, ma anche di praticità poiché non solo si sente a suo agio con gli attrezzi necessari per lavorare il legno ma si interessa anche all’industria di produzione di quest’ultimo e alle sue declinazioni.

I bassorilievi proposti nella mostra virtuale “Plaster Palace”, visibile sul sito della galleria Semiose, sono significativi di questo approccio globale. Costituite da legno, polistirene e una sorta d’intonaco a base minerale, queste opere sono realizzate secondo la tecnica usata dagli operai edili specializzati nelle facciate, dai modellisti o dai decoratori delle scenografie cinematografiche e teatrali. L’uso del polistirene in particolare è decisamente significativo di una visione che coniuga arte e praticità non solo perché si tratta di un materiale facile da modellare e assemblare ma anche perché assicura una perennità all’opera essendo al contempo traspirante e impermeabile e quindi immune ad agenti che potrebbero comprometterne la struttura. Come rivestimento, l’artista utilizza in seguito una semplice pittura a base di glicerina i cui colori richiamano in parte quelli che venivano usati per decorare gli interni negli anni ‘60-‘70, epoca della post-modernità.

Se sommiamo a quanto detto il fatto che le opere di Louis Gary hanno spesso un aspetto funzionale, ci si può legittimamente chiedere se il suo lavoro non si apparenti a quello di un designer. Ma l’artista allontana ogni dubbio sottolineando che i castori, pur creando capanne come i designer, restano sempre dei castori.  L’intento di Louis Gary quindi è di precisare che le sue creazioni non sono un supporto informativo volto a rispondere a richieste specifiche, ma sono al contempo “le tappe, la traccia e il risultato di un gesto artistico” e in particolare di “un gioco”. Un gioco molto importante però visto il suo approccio accurato. D’altronde, come disse una volta un saggio, l’arte non si improvvisa, si respira, si vive, si desidera, si ama.

Ilaria Greta De Santis

Info:

www.semiose.com/home/

Louis Gary, Revelation, 2019. Styrofoam, plaster, paint 55 × 42 × 6 cm Photo : Louis Gary Courtesy Semiose, Paris

Louis Gary, Blood sausage, 2019. Styrofoam, wood, plaster, paint 49 × 41 × 7 cm. Photo : Louis Gary Courtesy Semiose, Paris