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Lucy + Jorge Orta a Bologna per ART.it – Art in Tr...

Lucy + Jorge Orta a Bologna per ART.it – Art in Transition

Alcuni progetti non si lasciano riassumere in un elenco di attività e prodotti perché la loro logica è fondamentalmente processuale: ART.it – Art in Transition, ideato da Cristina Francucci, ex direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, e sviluppato sotto la responsabilità scientifica di Maria Rita Bentini nell’arco di oltre un anno con il coinvolgimento di cinque istituzioni – le Accademie di Bologna, Catania e Ravenna, l’Alma Mater Studiorum e l’Università di Macerata – appartiene alla categoria dei progetti in cui il metodo di lavoro è anche, e forse soprattutto, il risultato. Finanziato nell’ambito del PNRR attraverso il MUR per le istituzioni AFAM, il progetto formativo si è sviluppato attorno a quattro nuclei tematici (Arte e Ambiente, Arte e Inclusione, Arte e Rigenerazione, Arte e Tecnologie contemporanee) interconnessi.

Laboratorio con l_artista Jorge Orta presso lo Studio Orta Les Moulins di Lucy+Jorge Orta (Francia) © ABA Catania

Laboratorio con l’artista Jorge Orta presso lo Studio Orta Les Moulins di Lucy+Jorge Orta (Francia) © ABA Catania, courtesy ART.it – Art in Transition

Il programma ha coinvolto ventiquattro studentesse e studenti delle Accademie di Bologna, Ravenna e Catania in un ciclo di residenze internazionali realizzate presso istituzioni di natura molto diversa: il Louisiana Museum of Modern Art in Danimarca, la Galleria Continua di Les Moulins in Francia e, snodo centrale del percorso, lo Studio Orta, il complesso di atelier e archivi di Lucy e Jorge Orta situato sempre a Les Moulins, in cui il fare artistico convive con una riflessione politica sulle condizioni di esistenza nell’epoca delle crisi globali. È in questo luogo che il gruppo ha lavorato a contatto diretto con il duo, partecipando alla gestazione del film Precarious life (2026, durata 37 minuti, regia di David Bickerstaff), opera che concentra in forma cinematografica la ricerca pluridecennale di Lucy e Jorge Orta sui rapporti tra ecologia, comunità e vulnerabilità condivisa. La scelta del titolo, tratto dal saggio omonimo di Judith Butler del 2004, è la dichiarazione esplicita di un’appartenenza concettuale, la precarietà della vita intesa come categoria politica prima ancora che esistenziale, come condizione che riguarda i corpi in modo differenziale secondo geografie, passaporti, generi, estrazioni sociali.

Lucy + Jorge Orta, “Precarious Life”, 2026. Double screen film projection. Still photography by Paul Bevan, courtesy ART.it – Art in Transition

Lucy + Jorge Orta, “Precarious Life”, 2026. Double screen film projection. Still photography by Paul Bevan, courtesy ART.it – Art in Transition

Il film, che sarà presentato in anteprima mondiale il 27 marzo 2026 alle 17.00 al DAMSLab di Bologna alla presenza degli artisti e del regista, costruisce la propria struttura narrativa attraverso una serie di azioni performative collettive in cui il conflitto (inteso in senso ampio, dalla violenza geopolitica alla sopraffazione quotidiana) viene prima messo in scena e poi attraversato da gesti di riparazione e solidarietà. Le immagini che documentano alcune di queste sequenze, realizzate nello spazio industriale dello Studio Orta con veicoli militari, tute bianche, imbarcazioni poggianti su cumuli di vestiti dismessi, svelano una grammatica visiva in cui l’allegoria funziona sempre in stretto rapporto con la materialità degli oggetti: la barca bianca e blu che quattro figure femminili tentano di remare al di sopra di un mare di indumenti abbandonati evoca le traversate dei migranti; la donna in camice bianco che legge ad alta voce un passaporto, in piedi su una pedana davanti a un camion con le scritte stencillate, trasforma il documento di identità da strumento burocratico in testo da decifrare; la bandiera cucita con le bandiere di decine di paesi che sventola su un palo isolato contro il cielo gonfia nella sua levità il peso di ogni appartenenza nazionale. Jorge Orta ha spiegato che il film nasce in risposta alle crisi geopolitiche più recenti, ma affonda le radici in eventi storici che il duo ha affrontato in precedenza: la dittatura argentina degli anni Settanta, le guerre nei Balcani e in Iraq, i conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente; la continuità di queste memorie nel presente non è retorica, è piuttosto il dato di partenza da cui l’opera costruisce la propria possibilità di senso.

Lucy + Jorge Orta, “Precarious Life”, 2026. Double screen film projection. Still photography by Paul Bevan, courtesy ART.it – Art in Transition

Lucy + Jorge Orta, “Precarious Life”, 2026. Double screen film projection. Still photography by Paul Bevan, courtesy ART.it – Art in Transition

Il film sarà visibile nelle giornate del 28 e 29 marzo 2026 in proiezione continua a doppio schermo al MAMbo, e la scelta espositiva dello schermo spezzato in due superfici che mostrano immagini complementari o divergenti amplifica la struttura dialogica del lavoro, che affida allo spettatore il compito di trovare connessioni tra sequenze che si attraggono e si respingono. L’installazione ambientale che trasformerà il Foyer del MAMbo per i tre giorni dell’evento conclusivo (27 – 29 marzo) con visite guidate dagli studenti nell’ultima mattinata è il luogo in cui il progetto tenta di render conto di sé a un pubblico che non ha vissuto il percorso dall’interno. La sfida non è banale: trasformare un’esperienza collettiva complessa in un ambiente comunicabile senza ridurla a documentazione illustrativa. Il Foyer sarà trasformato in uno spazio privo di gerarchie espositive, in cui la dimensione sensoriale prevale su quella informativa: il pavimento e le sedute morbide color sabbia – corpi gonfiabili, rulli, cuscini modulari che si accostano senza formare una geometria predefinita – creano una topografia morbida e percorribile che invita a sostare. Sul soffitto, un’installazione video site-specific proietta immagini tratte dall’archivio condiviso del progetto, come frammenti delle residenze in Danimarca, in Francia, nelle accademie italiane, rielaborati con parole flottanti in italiano e in inglese che trasformano la superficie visiva in un testo discontinuo, leggibile in frammenti ma non sintetizzabile in un messaggio.

Proiezione doppio schermo del film “Precarious Life” di Lucy + Jorge Orta, MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, ph. Claudia Gentile, courtesy ART.it - Art in Transition

Proiezione doppio schermo del film “Precarious Life” di Lucy + Jorge Orta, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, ph. Claudia Gentile, courtesy ART.it – Art in Transition

Il progetto sonoro, elaborato con la collaborazione della sound artist Paola Samoggia, lavora sull’archivio audio raccolto durante il percorso, ricombinandolo in una texture che accompagna la visita senza imporle una direzione interpretativa. I diari di bordo degli studenti, sia in forma digitale attraverso il sito web artintransition.art sia in forma cartacea, punteggiano lo spazio come superfici da sfogliare; il sito, pensato come metafora del viaggio e strutturato come un arcipelago di isole – ciascuna residenza come un’isola, l’evento al MAMbo come approdo – offre anche, nella sua sezione educational, l’accesso a un modello di intelligenza artificiale addestrato sui materiali del progetto, che interagisce con il pubblico suggerendo connessioni tra le esperienze documentate e i temi della sostenibilità nell’arte contemporanea. Il fatto che questa funzione venga integrata nel sito come strumento di navigazione segnala una postura precisa rispetto all’IA: dispositivo di mediazione culturale, non sostituto della competenza curatoriale.

Installazione ambientale Foyer MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, ph. Claudia Gentile, courtesy ART.it - Art in Transition

Installazione ambientale Foyer MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, ph. Claudia Gentile, courtesy ART.it – Art in Transition

Il 28 marzo nella Sala Conferenze del MAMbo saranno presentate le tre pubblicazioni che documentano il progetto da angolature diverse: il catalogo generale “Art in Transition. Le arti tra sostenibilità ambientale e innovazione digitale” (Silvana Editoriale, 280 pp.), con contributi di figure come Tomás Saraceno, Tim Ingold, Marjetica Potrč e Robertina Šebjanič, che situano il lavoro in un campo di riflessione già articolato sull’intreccio tra pratica artistica ed ecologia; gli atti del convegno internazionale di Ravenna “Art in Transition. Sensibile materia” (Silvana Editoriale, 160 pp.), che approfondisce il rapporto tra arte, natura e restauro del contemporaneo; e “Art in Transition. not (a) book” (Sagep Editori, 160 pp.), costruito in sette fascicoli autonomi come un “non-libro” in cui le studentesse e gli studenti hanno sperimentato diverse forme della pratica editoriale, culminando in una mappa apribile che traccia la costellazione dei viaggi compiuti. Quest’ultimo volume suggerisce qualcosa di importante sul senso complessivo del progetto: la forma editoriale che resiste alla compattezza del libro tradizionale, che si sfascia in fascicoli autonomi e si chiude con una mappa geografica, porta in sé la stessa logica processuale e decentralizzata che ha orientato l’intera esperienza, sicché il prodotto finale non capitalizza il percorso ma lo replica nella struttura.

Installazione ambientale Foyer MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, ph. Claudia Gentile, courtesy ART.it - Art in Transition

Installazione ambientale Foyer MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, ph. Claudia Gentile, courtesy ART.it – Art in Transition

Ciò che ART.it – Art in Transition ha costruito in questi mesi è qualcosa che l’istruzione artistica fatica ancora a formalizzare: un modello in cui l’apprendimento avviene nell’attrito con realtà istituzionali, geografiche e umane diverse, in cui la produzione artistica è il risultato di un processo collettivo che non cancella le singolarità ma le mette in tensione, e in cui la relazione con artisti come Lucy e Jorge Orta non è illustrativa di un contenuto programmatico ma generativa di domande che il programma non aveva previsto.

Info:

ART.it – Art in Transition, evento conclusivo. MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, via Don Minzoni 14, Bologna. 27–29 marzo 2026. Istituzione capofila: Accademia di Belle Arti di Bologna. Partner: Accademia di Belle Arti di Catania, Accademia di Belle Arti di Ravenna, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Università degli Studi di Macerata. Ideazione: Cristina Francucci. Responsabile scientifica: Maria Rita Bentini. “Precarious life” (2026, 37 min.), regia di David Bickerstaff, con Lucy + Jorge Orta. Installazione ambientale a cura di Elisa Tranfaglia con gli studenti del progetto. Progetto sonoro: Paola Samoggia. Sito web: www.artintransition.art.


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