L’universo altro di Michele Zaza

La Galleria de’ Foscherari, situata nel centro storico di Bologna, ha presentato lo scorso dicembre la prima personale dell’artista italiano Michele Zaza. Un excursus di opere il cui intento comunicativo, familiare e immediato, si fa chiaro e ridondante nel susseguirsi dei più variegati mezzi pittorici impiegati. È proprio la variabilità di tecniche utilizzate che caratterizza il lavoro di questo artista: sculture, fotografie, installazioni, dipinti a parete dialogano tra loro nel tentativo di formare un nuovo universo di riferimento.

Il principale obiettivo per Zaza è, infatti, quello di costruire un universo altro che acquisisca la propria indipendenza e che si allontani definitivamente da quello conosciuto per consuetudine dal genere umano.

Non a caso il motivo dell’astrologia diventa dominante già nella prima, nonché più recente, opera “Segreto Cosmico” (2018). Qui oggetti appartenenti alla più elementare quotidianità, come molliche di pane, vengono incollati alla parete e trasformarti in orbite, sulle quali i pianeti possono spostarsi. Avanzi di quella società consumistica che l’artista si trova direttamente ad esperire e che, con tutte le sue forze artistiche, cerca di smantellare.

L’intento è, infatti, quello di ripartire, attraverso un drastico processo di regressione e impoverimento, da ciò che c’è di semplice ed essenziale. È attraverso questo assoluto rinnovamento che lo spettatore si trova di fronte a qualcosa che gli è, al tempo stesso, familiare ed estraneo; chiaro e misterioso. Il risultato di questa ambivalenza è uno stato di sospensione e di riflessione in cui il singolo si trova immerso.

Per esempio, la forma disegnata sulla parete, di un rosso molto scuro, ricorda quella di una casa e perciò appare come qualcosa di familiare. Tuttavia, all’interno della sezione individuata, oggetti a forma di stella vengono caricati di ambiguità. Non potendo decifrare la loro collocazione, così come la loro identità, si favorisce nel singolo un senso di totale estraneità.

Lo stato di sospensione viene qui ulteriormente amplificato dall’interruzione del percorso celeste all’interno della stessa casa. Una sospensione che ritorna nella seconda opera presentata: “Universo estraneo” (1976). Qui il contatto visivo e gestuale tra padre e figlio viene interrotto dallo spazio bianco presente tra le due cornici nere. Ogni cornice delimita lo spazio di una figura, prima il padre e poi il figlio, intenti a soffiarsi reciprocamente bolle di sapone.

La conversazione tra i due si fa leggera e aerea. A dimostrazione di ciò l’impiego delle bolle di sapone con cui i bambini sono soliti divertirsi. Una forma di divertimento, dunque, semplice ed essenziale, lontana dal continuo desiderio di possesso che caratterizza, ormai fin dall’infanzia, la società contemporanea.

Lo spazio bianco della parete viene costellato, inoltre, da numerose cornici, di colore differente, all’interno delle quali vengono riportare foto di molliche di pane. Significativo è, dunque, il modo in cui le diverse opere di Zaza dialogano tra loro, nonostante la cospicua distanza di tempo in cui sono state realizzate. Per esempio, l’opera “Universo Estraneo” dialoga direttamente con la più recente “Segreto Cosmico” proprio grazie al ricorrente impiego delle molliche. Così come il movimento delle orbite, tracciato in quest’ultima installazione, si raccorda direttamente alla gestualità dell’artista e della moglie nel ciclo fotografico “Cielo abitato” (1985). I movimenti con cui vengono immortalati sono un esplicito riferimento al movimento cosmico; mentre, le tinte di colore blu e bianco, che ricoprono i loro corpi, sono una sintesi dell’etere. Si assiste, in questo modo, a un totale annullamento della figura umana che, facendosi tutt’uno con lo spazio celeste, diventa stadio ultimo del processo di capovolgimento attuato dall’artista stesso.

Info:

Michele Zaza. Segreto Cosmico
Galleria de’ Foscherari
via Castiglione 2b Bologna

Michele Zaza, 
Segreto Cosmico, 2018

Michele ZazaMichele Zaza, Universo Estraneo, 1976

Michele Zaza, Cielo Abitato, 1985

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