Magnetismo museale, engagement e arte contemporanea

L’Italia ospita migliaia di musei e siti di interesse storico. La maggior parte di essi ha poca o nessuna indipendenza e sono gestiti direttamente dal governo (= MIBACT) attraverso una complessa rete di norme e regolamenti che consentono loro di operare (o di sopravvivere) e che influenzano profondamente il modo in cui la programmazione culturale è organizzata (o meno).

Siamo quasi nel 2020 e il nostro Paese non riesce ancora ad affrontare una questione cruciale: come possiamo aprire al meglio i nostri siti culturali al pubblico? O meglio, come possiamo invitare la gente a visitare i nostri siti culturali nel modo più genuino ma più culturalmente rilevante possibile?

I musei negli Stati Uniti sono magnetici, offrono una vasta gamma di attività accessibili a tutti. Quando ero lì, dal 2012 al 2016, non ne avevo mai abbastanza e passavo intere giornata tra gallerie, biblioteche, bar, terrazze e giardini. Negli Stati Uniti, quando si tratta di musei, il pubblico preferisce pagare un biglietto di entrata più costoso per una proposta di qualità piuttosto che spendere meno per qualcosa di mediocre. (Vorrei che questo principio fosse applicabile anche nel mio Paese!) In Italia, invece, molti musei non hanno nemmeno una caffetteria.

Ad esempio, quando ero a San Francisco, ho visitato diversi musei di arte moderna e contemporanea, come SFMOMA. Soprattutto dopo il recente remake il museo è meravigliosamente organizzato in diversi piani con giardini, caffè e ristoranti, e offre diverse attività educative tutto il giorno. I visitatori non sono abbandonati a sé stessi e la segnaletica è chiaramente comprensibile. Anche istituzioni più piccole come il Yerba Buena Center for the Arts non smettevano di sorprendermi con serate d’arte ed eventi speciali.

Di recente, invece, ho partecipato all’apertura di un nuovo museo di arte contemporanea a Roma, il MUSJA, e mi sono resa conto di quanto lavoro debba ancora essere fatto in termini di organizzazione e impostazione. Sebbene la comunicazione abbia funzionato bene, vista la quantità di persone che hanno partecipato, siamo stati tutti ammassati fuori e lasciati in attesa prima che ci facessero entrare dopo 30 minuti. Capisco che in occasione dell’apertura fosse necessario scaglionare gli ingressi, ma avrebbero potuto limitare il numero dei partecipanti o suddividere il pubblico in diverse fasce orarie. Che si trattasse forse di una mossa di marketing per attirare l’attenzione dei vicini e dei passanti?

Stessa cosa per il « paradiso » d’arte moderna e contemporanea Fondazione Prada a Milano. Arte meravigliosa, grandi edifici e grandi nomi, tutto con molto carisma e potenziale, ma il personale distratto e la mancanza di informazioni in giro mi hanno lasciata insoddisfatta e dubbiosa.

(Le due organizzazioni appena menzionate sono private. Riuscite a immaginare cosa succede nelle istituzioni artistiche pubbliche? Nulla…)

Sappiamo tutti che il marketing funziona magicamente quando si sta cercando di convincere le persone a passare attraverso le nostre porte, e mentre si presenta davvero il museo ad un gruppo specifico (si spera ampio) di persone. E mentre negli Stati Uniti la maggior parte dei musei sono indipendenti dal governo e sono in grado di raccogliere fondi per le proprie attività, in Italia tale indipendenza è un’utopia e ciò rende i nostri musei poveri e, per la maggior parte, malsani.

C’è poca motivazione a provare cose nuove, ad assumersi la responsabilità di fallire per poi riuscire a migliorare. I nostri musei sono timidi templi di bellezza e per prosperare, rimanere pertinenti e vivere per servire il pubblico devono correre dei rischi. Dato che l’Italia è principalmente nota per i suoi tesori storici, e solo di recente ha iniziato a essere più disposta ad abbracciare l’arte contemporanea, c’è ancora molto da fare in termini di promozione e rilevanza sociale.

Mentre i musei americani, britannici, canadesi stanno approfondendo argomenti come il cambiamento climatico, il benessere personale, i diritti umani, la maggior parte dei musei italiani dormono nella loro stagnante bellezza.

Di recente ho assistito a un dibattito sull’engagement su Twitter. Che cos’è il “coinvolgimento” e perché vale la pena parlarne quando si tratta di musei?

Come dice @artlust nel suo recente post, “Esperienza e coinvolgimento sono un po’ collegati. Una buona esperienza è di solito coinvolgente. Coinvolgere è una parola che si sovrappone ad accogliente, interessante, sorprendente e adatto al pubblico. Coinvolgimento ed esperienza sono assolutamente negli occhi di chi guarda. Il death metal non mi coinvolgerà anche se eseguito nel posto più bello del pianeta dalle persone più brave con le migliori strategie di esperienza dei visitatori. Tutti abbiamo cose da vendere senza alcuno sforzo. Quindi, l’engagement riguarda il collegamento di/fra alcune persone.”

E come possiamo assicurarci di coinvolgere il pubblico? Rimanendo magnetici. Il magnetismo museale terrà a galla i musei. È la capacità di catturare l’attenzione delle persone attraverso carisma e personalità e portando ai loro occhi l’ampio spettro dell’arte, dall’antico al moderno al contemporaneo. Ma è anche la capacità di fare dichiarazioni audaci, assumere posizioni pertinenti, essere neutrali. (Buona fortuna.)

Angela Gala

SFMOMA, Expansion Schwab Hall 60 ©Henrik Kam 2016

Andrea Bowers, Climate Change is Real, September 7–18, 2018. Installation view at YBCA (Yerba Buena Center for the Arts)

magnetismo musealeTulips by Jeff Koons at Fondazione Prada

Corridor View at MUSJA