«Vogliamo essere visibili, siamo esseri umani». Sono le sei parole, tradotte in italiano da un ragionamento in lingua inglese, che raccontano meglio di ogni altro concetto questa mostra. La Collezione Maramotti ospita un progetto site-specific dell’artista rom di passaporto polacco Małgorzata Mirga-Tas, già vista e apprezzata in Italia nel 2022 alla Biennale Arte di Venezia, nel padiglione nazionale della Polonia. Abbiamo definito site-specific il progetto perché nasce anche dal confronto dell’artista con la comunità sinti di Reggio Emilia. Si tratta di una comunità vasta che racchiude circa la metà dell’intera popolazione rom e sinti dell’intera Emilia-Romagna e che l’artista ha voluto incontrare «conversando, vedendo molte loro fotografie, osservando gli abiti, conoscendo le abitudini».

Małgorzata Mirga-Tas, “The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma” (dettaglio), 2025, patchwork tessile, acrilico, tecnica mista, © Małgorzata Mirga-Tas. Ph. Marcin Tas, courtesy of the artist, Foksal Gallery Foundation (Warsaw), Frith Street Gallery (London) and Karma International (Zurich)
“The Big Dipper Will Foretell the Future of The Roma” (Il Grande Carro predirà il futuro dei romanì) è una multi-installazione che ha per centro gravitazionale una grande giostra artistica. Del resto, storicamente, i Sinti hanno esercitato il mestiere di giostrai e, dunque, il punto di partenza non poteva che essere questo gigante patchwork tessile esagonale che racconta il presente incrociando la storia, i volti e i colori di questo popolo. Per fruire al meglio della giostra, occorre forse partire dalla replica dell’iscrizione del 1422 che a Bologna, precisamente a Porta Galliera, evoca l’arrivo di questa popolazione al seguito di un ‘Ducha d’Egitto’ che si aggancia alle parole Gypsies (inglese) e Gitanos (spagnolo), nate dalla credenza che questo popolo giungesse dall’Egitto, mentre è storicamente appurato che arrivassero dalla lontana penisola indiana. In mezzo a questa iscrizione ci sono tanti cavalli, animali sacri per questi popoli, e al di sotto si innesta la scena contemporanea e reggiana di una coppia che danza sotto lo sguardo di altre due donne appoggiate a una vettura. «Ho incontrato molte donne – afferma l’artista – e mi sono sembrate molto più progressiste dei loro uomini».

Małgorzata Mirga-Tas, “The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma” (dettaglio), 2025, patchwork tessile, acrilico, tecnica mista, © Małgorzata Mirga-Tas. Ph. Marcin Tas, courtesy of the artist, Foksal Gallery Foundation (Warsaw), Frith Street Gallery (London) and Karma International (Zurich)
La danza, i cavalli, la libertà, l’automobile che ha sostituito il carro, tutto evoca il viaggio, vero dna culturale delle etnie Rom, Sinti, Kale, Manouches e Romanichals (in Irlanda, ad esempio, sono presenti i Travellers), ovvero dei gruppi che compongono la costellazione romanì. Continuando in senso antiorario, incrociamo, sempre incastonato tra cavalli danzanti, un omaggio ai versi della poetessa rom e polacca Bronisława Wajs, meglio nota come Papusza. Le lettere sono ricamate sul tessuto e si tratta di liriche che esaltano il tempo andato, la giovinezza perduta, lo scorrere del tempo e soprattutto l’osservazione del cielo e della natura che, padre e madre di tutto, guideranno, grazie al Grande Carro, la storia futura del popolo Rom. Nella sezione di giostra che corrisponderebbe ai cavallini che ruotano, Mirga-Tas raffigura un uomo e due donne gioiose davanti alla loro giostra, e anche una coppia con bambino davanti alla roulotte, ancora donne con bambini, una scena di interno domestico, e ancora donne che hanno lo sguardo rivolto verso di noi, come soggetti in posa per una fotografia. Si tratta di persone reali che adesso si trovano al centro di una sala espositiva e di un progetto artistico molto coinvolgente. Come reali sono gli orecchini indossati dalle figure, reale è il colletto della camicia con veri bottoni e la stoffa dei vestiti è davvero il tessuto da loro indossato.

Małgorzata Mirga-Tas, “The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma” (dettaglio), 2025, patchwork tessile, acrilico, tecnica mista, © Małgorzata Mirga-Tas. Ph. Marcin Tas, courtesy of the artist, Foksal Gallery Foundation (Warsaw), Frith Street Gallery (London) and Karma International (Zurich)
Tutto è tessuto e Mirga-Tas ridona una seconda vita ai brandelli di stoffa, di tovaglie e di tende usati: le cuciture sono a vista e, avvicinandoci alla giostra, si rimane sbalorditi per l’impressionante lavoro di dettaglio realizzato dall’artista. A distanza di qualche metro, invece, l’effetto è quello di ascoltare le storie, i traumi di una collettività oggetto di persecuzioni (anche i romanì sono stati oggetto di sterminio da parte dei nazisti e ne ricordano il periodo con un giorno, il 2 agosto, e un termine specifico, porrajmos, ovvero il grande divoramento).

Małgorzata Mirga-Tas, “The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma”, 2025, exhibition view at Collezione Maramotti, Reggio Emilia, courtesy of the artist, Foksal Gallery Foundation (Warsaw), Frith Street Gallery (London) and Karma International (Zurich)
Proseguendo nel salone, ci si imbatte in tre cavalli liberi di legno che idealmente ci accompagnano in direzione dell’altra installazione: “Familiakro dzivipen” (Vita famigliare, anch’essa, come tutte le opere esposte, realizzata nel 2025). Nel contesto di un paesaggio pianeggiante circondato da alte montagne, un uomo è davanti al suo carro, mentre una bambina, vivacemente vestita, gli si avvicina. Le figure sembrano reali, perché reale è la situazione di un popolo, quello delle località di Rivalta, Roncocesi, Roncina, Cavazzoli e Pratofontana, che da secoli abita l’Italia, eppure non è considerato italiano. Il messaggio artistico di Małgorzata Mirga-Tas diventa così approccio antropologico che trascende l’arte per rivestirla di un tessuto sociale.
Info:
Małgorzata Mirga-Tas. The Big Dipper Will Foretell the Future of the Roma
12/10/2025 – 8/02/2026
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi, 66, Reggio Emilia
www.collezionemaramotti.org

Sono Giovanni Crotti, classe 1968, e mi sento in dovere di ringraziare la scrittura perché sospinge la mia vita. Coltivo dentro di me moltitudini che mi portano a indagare, conoscere, approfondire ogni espressività culturale e creativa, per poi scriverne cercando sempre di essere chiaro e documentato nei contenuti.



NO COMMENT