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Manuela Bedeschi e Tiziano Bellomi. Parole e Numeri

Il MAM (Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano) propone le opere di Manuela Bedeschi e Tiziano Bellomi. «Parole e Numeri»: questo il titolo della mostra firmata da Gianfranco Ferlisi. La rassegna inizia dal giardino con due opere che anticipano e recitano la poetica del progetto. Ouverture: una ruvida panchina di cemento armato e un sasso dichiarano numeri, parole e considerazioni. La panchina di cui parliamo non è simile alle altre. La scritta «Pensa», appostavi da Manuela Bedeschi, è come se addentasse le natiche di chi vi si siede, stimolandone la creatività e l’elucubrazione mentale. E dopo la curiosità creata dall’oggetto arriva la forza evocatrice della parola. Poi, sulle logge dell’antica dimora, svettano, in un muto dialogo, le parole scritte al neon dall’autrice: «guarda», «ascolta». Imperativi e mòniti: consigli per un’etica del rispetto del pianeta. Imperativi di un’arte che chiede ai materiali estranei alla tradizione, ai materiali «poveri», di tramutarsi in fonte di ispirato stupore.
 Poco più in là una «Pietra numeraria» di Tiziano Bellomi, un sasso delle vicine cave veronesi, offre uno spiazzante concetto di scultura. Sopra la pietra, scolpita con impegno michelangiolesco, un numero in caratteri arabi: «130». L’iscrizione a bassorilievo occupa uno spazio esiguo se rapportato alla dimensione della massa rocciosa. Siamo davanti a una micro catalogazione: è l’enunciazione del progetto per cui l’intera Villa Ippoliti viene definita come opera d’arte. La pietra numerata è la traccia ideale di un’azione concettuale semplice e ponderata, che rimanda a tutti i precedenti tentativi dell’autore di scoprire, ridisegnare il mondo e di appropriarsene.

Varcato l’andito che attraversa Villa Ippoliti, entrati al Mam, installazioni e opere ci portano a osservare diversamente gli spazi e a guardare dentro, o a guardare oltre. Altre pietre, altri numeri rimandano agli innumerevoli interventi di Bellomi, al loro giocare con gli stereotipi della bellezza: è l’opera della de-estetizzazione  e della essenzializzazione formale. Sulle pareti i suoi «Meridiani», opere recentissime, rammentano, dietro le bande verticali della pittura, un esplicito e inevitabile riferimento a criteri, procedure e processi. Sono certamente opere su tela quelle che osserviamo ma esse si collegano e hanno la loro matrice nelle «Linee di confine», installazioni posizionate in vari luoghi d’Italia. La pittura, infatti, nelle sue componenti di omaggio (a cominciare da Mark Rothko), di ironia, di dissacrazione e di sabotaggio linguistico, porge concetti geografici e lo fa con uno strumento efficace e ad alta temperatura evocativa. Non sono forse espressioni numeriche le coordinate dei meridiani? L’accostamento tra i nomi di città e altri «Meridiani» porta oltre l’iniziale passaggio ipnotico all’interno della pittura.

Infine, le luci di Manuela Bedeschi pulsano anche all’interno, quasi a creare l’aurora di un mondo primordiale. «Più rosso» e «Più arancio», due opere del 2011, mostrano, parallelamente all’installazione, lo scintillio vibratile dei riflessi dei neon che si distendono sulle pareti e che dematerializzano le due tele, con effetti di rarefazione e di evanescenza. L’autrice lavora sullo spazio, lo trasforma, vi interviene con la sua energia creativa sempre più forte, più efficace, più vissuta, più sentita, più concettuale. Forma e contenuto, essenzialità e minimalismo. Luce e oscurità concorrono a creare la magia del colore, la cui natura, delicata e tenue, assume la bellezza di rossi topazi, di preziosi rubini. Gli orientamenti dell’opera dell’artista sono dunque espressione di riferimenti concettuali.

Poco più in là, i «City names» di Tiziano Bellomi, una installazione di piccole opere, nate sulla base del protagonismo dei luoghi abitati sui media e sulle news, portano oltre il numero sequenziale che, a partire dall’intervento sul muro Berlino, ha messo a punto un teorema di riferimenti con le coordinate di spazi, luoghi e città, fisicamente individuabili secondo ovvie coordinate.

In definitiva, nella loro sommatoria, possiamo parlare di due esperienze esemplari della ricerca artistica contemporanea.

Info:

Parole e Numeri
opere di Manuela Bedeschi e Tiziano Bellomi
a cura di Gianfranco Ferlisi
MAM 
via Marconi n. 126
Gazoldo degli Ippoliti (MN)
opening: sab 8 feb, h 17.00
fino all’8 marzo 2020
orari:
da lun a sab, h 9.00 > 12.00
e giov, sab, dom, h 15.00 > 18.00
info: +39 0736 657141

Manuela Bedeschi e Tiziano Bellomi. Parole e NumeriManuela Bedeschi,  Le parole del silenzio, 2019, particolare, neon e ferro, Piazzola sul Brenta, Padova

Tiziano Bellomi, Pietre numerarie,  2017-2019, installazione, dimensioni ambientali,  bassorilievo su pietra

Manuela Bedeschi, Guarda, 2018, cm 35 x 50 x 25, neon e plexiglasManuela Bedeschi, Guarda, 2018,  cm 35 x 50 x 25, neon e plexiglas

Tiziano Bellomi, Paris, 2018/2019, olio su tela, dittico, cad 64 x 43 cmTiziano Bellomi, Paris, 2018/2019, olio su tela, dittico, cad 64 x 43 cm

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