Manuela Sedmach a Parigi

Dal 20 marzo al 30 maggio 2026, la Galleria Continua / Paris Marais ospita Guardatori, la nuova personale di Manuela Sedmach. In questa occasione l’artista approfondisce il tema dello sguardo e della relazione silenziosa tra opera e spettatore, attraverso una pittura stratificata in cui l’immagine emerge lentamente dalla materia, aprendo uno spazio di riflessione tra percezione e visione.

Manuela Sedmach, “Em lugar algum”, 2024, acrilico su tela, cm 47 x 57, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Manuela Sedmach, “Em lugar algum”, 2024, acrilico su tela, cm 47 x 57, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Elisabetta Zerial: Nel progetto Guardatori sembra emergere un ribaltamento di prospettiva: non è più soltanto lo spettatore a osservare l’opera, ma è come se le figure dipinte restituissero lo sguardo. In che modo questa inversione ha influenzato il tuo processo pittorico?
Manuela Sedmach: In realtà questo è da sempre il mio modo di procedere nell’esecuzione dell’opera. Passo più tempo a guardare che a fare aspettando che l’altra parte mi suggerisca come andare avanti, è un dialogo silenzioso. Nel caso dei Guardatori credo che questo sia evidente anche per chi guarda. L’opera stessa suggerisce il procedere. Alle volte mi siedo davanti alla tela già iniziata nell’attesa di un indizio, per sapere come proseguire: c’è una profonda concentrazione e responsabilità nel realizzare un lavoro. L’artista secondo me è autore parziale, il resto è suggerito dall’altra parte. Credo che anche l’osservatore che sta davanti a un’opera, alla fine aspetti un suggerimento su come vedere.

Manuela Sedmach, “Em lugar algum”, 2024, acrilico su tela, cm 47 x 58,5, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Manuela Sedmach, “Em lugar algum”, 2024, acrilico su tela, cm 47 x 58,5, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Nel tuo lavoro l’immagine sembra nascere spesso da un equilibrio fragile tra apparizione e dissolvenza. Come si sviluppa questo momento in studio, quando una forma inizia lentamente a emergere dalla materia pittorica?
Al principio le immagini, i segni, le tracce o nel caso dei Guardatori, le figure sono più evidenti, man mano che vado avanti le dissolvo con velature, per allontanare la visione del soggetto, e qui mi riferisco sempre a un incontro con il filosofo Pieraldo Rovatti, che nel libro L’esercizio del silenzio descrive perfettamente questo cercare di non dare risposte immediate a ciò che vediamo, ma di allargare il tempo delle risposte. Darsi tempo in modo da far emergere lentamente in chi guarda parti di sé dimenticate. Le velature sono questo, un invito all’attesa.

Manuela Sedmach, “Guardatori”, 2024, acrilico su tela, cm 63 x 73, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Manuela Sedmach, “Guardatori”, 2024, acrilico su tela, cm 63 x 73, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Guardando al tuo percorso dagli esordi a oggi, si percepisce un progressivo spostamento verso una dimensione più sospesa e mentale della pittura. È stato un cambiamento consapevole o qualcosa che si è rivelato nel tempo attraverso il lavoro?
Certamente il tempo, il crescere, l’invecchiare sono alleati insostituibili. Cito sempre le parole di Elio Grazioli, quando alla mia domanda: “Elio, cosa sto facendo?”, lui mi ha risposto: “Non devi capire, devi crescere, raggiungere quello che hai fatto e ripartire”. Ed è in questo cammino che c’è la comprensione dell’opera, che è sempre più avanti dell’artista. Andare avanti, percorrere, camminare osservando ciò che ci sta attorno e soprattutto nel profondo di noi stessi, ricordarsi chi siamo.

Manuela Sedmach, “Guardatori”, 2024, acrilico su tela, cm 63 x 73, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Manuela Sedmach, “Guardatori”, 2024, acrilico su tela, cm 63 x 73, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Nei tuoi dipinti il tempo sembra sedimentarsi nella superficie: stratificazioni, cancellazioni, ritorni dell’immagine. Quanto è importante per te lasciare spazio all’imprevisto durante il processo pittorico?
L’imprevisto è sempre in agguato. Amo gli errori: un piccolo errore può far deviare ciò che sto facendo portandomi da altre parti. Un segno sbagliato non è sempre un errore, a parte lo sconcerto iniziale, accettandolo si aprono vie inimmaginabili. Citando invece il tempo, c’è un particolare che identifica i miei lavori: pretendono di dare loro tempo, il tempo necessario per far apparire tutto ciò che è in attesa dello sguardo. Tutto esiste nel momento in cui c’è un Guardatore.

Manuela Sedmach, “Guardatori”, 2025, acrilico su tela, cm 63 x 73, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Manuela Sedmach, “Guardatori”, 2025, acrilico su tela, cm 63 x 73, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Il titolo della mostra richiama direttamente la figura di chi guarda. Che tipo di esperienza vorresti che il pubblico facesse di fronte ai tuoi lavori?
Ognuno deve decidere per sé, c’è libertà totale. Non so esattamente cosa rappresentino questi quadri, ogni definizione sminuisce il valore dell’opera e per chi la esegue è, direi, impossibile darne una spiegazione. Posso dire che a casa avevo la serie dei Guardatori appesa a una parete e ogni giorno mi davano diverse emozioni. La luce, lo stato d’animo nel momento in cui li osservavo, mi hanno affascinato, ora sono da un’altra parte, in una situazione diversa, appesi alle pareti della Galleria Continua tra un po’ li rivedrò e so di certo che sarà un’altra emozione. I miei lavori ogni giorno cambiano, si spostano, si muovono, vibrano, è la loro bellezza.

Manuela Sedmach, “Onde é que estás”, 2024, acrilico su tela, cm 85 x 200, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Manuela Sedmach, “Onde é que estás”, 2024, acrilico su tela, cm 85 x 200, courtesy l’Artista e Galleria Continua

Se ripensi al tuo percorso artistico, c’è qualcosa che senti di aver dovuto “disimparare” per arrivare alla pittura di oggi?
No, disimparare no, se riguardo il passato, negli errori, nelle disavventure, nelle gioie, nelle disperazioni, ogni momento mi appartiene. Piuttosto imparare sempre, non fermarmi mai, aggiungere ricchezza alla ricchezza della vita in tutti i suoi aspetti, ed essere sempre grata di questo dono dell’essere artista. Ed è questo aspetto che mi coinvolge di più, il senso dell’essere artista, e non del fare l’artista, dell’essere nata con un talento che pian piano è affiorato nella mia vita, che ho coltivato con naturalezza, che appartiene al respiro, che non se ne può fare a meno, che è una missione, e la responsabilità che sento nel far vivere un’opera e condividerla col mondo. Quando vedo il mio lavoro esposto in luoghi diversi dal mio studio, è come se li vedessi per la prima volta, ed è molto interessante sentire i vari commenti o le sensazioni che ogni persona che guarda manifesta. Sempre, chi guarda conclude l’opera. In questo momento si sta allestendo a Parigi in Galleria Continua Le Marais la mostra a due con Arcangelo Sassolino e lì, in un luogo diverso dal mio studio, sarà come vedere il mio lavoro per la prima volta.

Elisabetta Zerial

Info:

Manuela Sedmach, Guardatori
20/03/2026 – 30/05/2026
GALLERIA CONTINUA / Paris Marais
87, Rue du Temple
tel. +33 1 43 70 00 88
paris@galleriacontinua.fr
www.galleriacontinua.com


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