Marilisa Cosello. Try

Nel 1977 Marina Abramović e Ulay, agli albori del loro sodalizio artistico, furono invitati a Bologna da Ginevra Grigolo alla Galleria Studio G7, spazio da lei fondato quattro anni prima con l’intento di indagare le istanze nascenti dell’arte, a performare Relation in time, azione in cui i due trascorsero sedici ore seduti schiena contro schiena con i capelli intrecciati in un’unica acconciatura. In quell’occasione il pubblico, ammesso in galleria solo nell’ultima ora quando gli interpreti erano al limite della loro resistenza, si trovava davanti a un unico essere che, pur essendo composto dalla fusione dei due innamorati, manifestava la sostanziale scissione delle loro anime individuali nella costrizione di una postura che esplicitava l’impossibilità di guardarsi e comprendersi veramente. Si inserisce con intelligenza e passione in questa linea di ricerca (sia dal punto di vista dello scandaglio delle poetiche emergenti e sia per la volontà di continuare questa tradizione performativa) la mostra Try di Marilisa Cosello, giovane artista invitata da Giulia Biafiore, che dal 2019 si sta impegnando a raccogliere e sviluppare la prestigiosa eredità culturale della galleria bolognese, a presentare in anteprima il quinto episodio dell’omonimo ciclo iniziato nel 2020 in pieno lockdown al Teatro Continuo di Alberto Burri a Milano.

L’idea di base del progetto, che ha già coinvolto luoghi con connotazioni ambientali molto differenti tra loro in diverse città italiane, come l’Ex Chiesa di San Francesco a Fano (Try#1) nel corso di Centrale Festival, la Piazzetta di M9 – Museo del ‘900 a Mestre (Try#2), il sottopassaggio di Viale Lunigiana a Milano per Biennolo 2021 (Try#3) e i Musei di Palazzo dei Pio a Carpi (Try#4) è quella di decontestualizzare reali azioni sportive performate da atlete professioniste mettendole in scena in luoghi urbani o deputati all’arte con l’intento di immaginare una nuova e potente mitologia del femminile in grado di sovrascrivere le retoriche solitamente connesse a questa tematica. Le sessioni dal vivo prevedono l’esecuzione di azioni afferenti a diverse discipline sportive, come scherma, boxe, basket, ginnastica artistica, ritmica e sollevamento pesi, di fronte al pubblico dell’arte, la cui presenza, oltre al cambio di location, contribuisce a trasformare il gesto agonistico in una performance artistica che risulta pienamente coerente con i codici rituali del sistema a cui afferisce senza che sia necessario apportare alcun cambiamento al protocollo atletico.

Allo Studio G7 per la premiere di Try#5 il giorno dell’inaugurazione della mostra è stata invitata Giorgia Bordignon, medaglia d’argento ai Giochi Olimpici estivi di Tokyo 2020, che all’interno della galleria svuotata di ogni altro elemento si è esibita in un duplice sollevamento pesi sotto la direzione di un arbitro donna. La figura dell’arbitro, sempre presente nelle azioni della serie Try, rappresenta per l’artista una sorta di traghettatore che funge da collegamento tra l’atto performativo e l’astrazione dello spazio abitato dai corpi delle atlete contesi tra l’istinto e la coercizione delle regole. L’assetto minimalista di queste performance ha l’effetto di dissezionare come sotto una lente di ingrandimento il rituale sportivo i cui dettagli e suoni, fruibili a distanza ravvicinata, amplificandosi in uno spazio reso concettuale e asettico, arrivano a rivelare, senza l’addizione di ulteriori artifici retorici, le implicazioni emozionali e simboliche di un esercizio ginnico che scopre quasi con sorpresa di poter essere metafora esistenziale. In Try#5 l’atleta di fronte al pubblico-testimone sfida i propri limiti sollevando pesi di calibro crescente via via aggiunti dall’arbitro (che interpreta il doppio ruolo di coreografo e carnefice) e la sua liberazione finale, quando quest’ultima le concede di lasciarli andare a terra, diventa catarsi anche per tutti i testimoni che, per la breve durata della performance, si sono indentificati nella prova assimilando emotivamente a quei carichi i propri gravami individuali.

La fase performativa nella poetica dell’artista è sempre seguita da una traduzione dell’azione realizzata dal vivo in altri linguaggi, come fotografia, video e grafica, che rilevano e sviluppano le potenzialità formali ed estetiche dell’atto sportivo messo in scena. Nella mostra in galleria, velocemente riallestita il giorno dell’opening al termine della performance, vediamo alcuni esempi di questa modalità di rielaborazione che documentano le precedenti incursioni urbane del progetto Try. Nel video Try#3, proiettato a tutta parete in modo che i personaggi in movimento risultino quasi a grandezza naturale, vediamo due giovani donne pugili affrontarsi sotto lo sguardo vigile del direttore di gara in un ring disegnato sull’asfalto del trafficato sottopassaggio milanese per interpretare la violenza della metropoli e la conflittualità delle relazioni umane che il suo affollamento implica. Anche qui nella nervosa agilità delle due interpreti, le cui divise cromate sono l’unica concessione all’elaborazione formale ammessa dall’artista, lo spettatore può esperire sensorialmente un’idea pura di confronto frontale in cui proiettare i vari livelli di conflitto relazionale che ciascuno di noi si trova ad affrontare nel corso della vita e immaginare di sussumere le energie delle due donne in combattimento per riportare il proprio smarrimento in un campo regolamentato. Un altro aspetto che emerge preponderante nella ricerca di Marilisa Cosello è infatti la dialettica tra regola e libertà incarnata dal corpo sportivo inteso come prodotto di rigorosi protocolli di allenamento in cui tutto è controllato per preparare l’atleta a reagire all’assoluta imprevedibilità di ciò che accade durante la gara, acme contingentato di libertà a cui tutto è finalizzato.

Nelle immagini fotografiche di Try#1 l’Ex Chiesa di San Francesco a Fano diventa teatro di un dialogo tra il corpo delle ginnaste e la suggestiva architettura mutilata che, essendo priva di copertura, ingloba in sé anche il cielo che la sovrasta, bianco come il marmo che riveste i frammenti di struttura ancora integri. I corpi delle giovani, resi astratti dal loro adattarsi alle posture codificate della disciplina sportiva, individuano linee nello spazio pienamente interpretabili come disegno, mentre le note di colore che contraddistinguono i loro costumi (intese come archivio delle possibilità del femminile senza rimando ad alcuna connotazione semantica specifica) costituiscono una traccia cromatica del movimento di elevazione con cui le atlete si impossessano dello spazio. Per Marilisa Cosello il corpo muliebre disegnato e colorato in azione diventa un corpo politico che afferma una nuova estetica del femminile fondata sulla perfezione di una prestanza fisica che viene dimostrata (e quindi legittimata) dalla performance sportiva. A conferma di ciò in mostra vediamo una sequenza di disegni a matita che riproducono foto di atlete tratte da quotidiani degli anni ’70 e ’80 colte in momenti di attesa o riposo: nel loro insieme questi personaggi, ancora una volta resi essenziali dalla semplificazione di un disegno che sembra voler uniformare i tratti somatici individuali per concentrarsi sull’assolutezza dell’intenzione sportiva, si presentano come le divinità tutelari della nuova mitologia elaborata dall’artista sancendone l’immanenza in una traslazione dell’archetipo verso una dimensione immaginativa.

Info:

Marilisa Cosello. Try
a cura di Luca Panaro
15/02/2022 – 03/04/2022
Galleria Studio G7
Via Val D’Aposa 4A, Bologna

Marilisa Cosello, Try #5. Courtesy l’artista e Galleria Studio G7, Bologna. Foto Alessandro Fiamingo

Marilisa Cosello, Try #5, 2022, performance presso Galleria Studio G7, Bologna Performer: Giorgia Bordignon (atleta), Albachiara Zanpella (arbitro) Ph. Paolo Poce Courtesy l’artista e Galleria Studio G7, BolognaMarilisa Cosello, Try #5, 2022, performance presso Galleria Studio G7, Bologna Performer: Giorgia Bordignon (atleta), Albachiara Zanpella (arbitro) Ph. Paolo Poce Courtesy l’artista e Galleria Studio G7, Bologna

Marilisa Cosello, Try #3 (Untitled 4, Sottopassaggio Viale Lunigiana, Biennolo 2021, Milano), 2021, pigment print su Hahnemühle, dimensioni variabili, ed.5+2ap. Courtesy l’artista e Galleria Studio G7, Bologna

Marilisa Cosello, Try #1 (Untitled 2, Ex Chiesa di San Francesco, Fano), 2021, pigment print su Hahnemühle, cm 40×60, ed.5+2ap. Courtesy l’artista e Galleria Studio G7, Bologna

Marilisa Cosello, Untitled, 2019-2020, matita su carta, cm 29,7×21. Courtesy l’artista e Galleria Studio G7, Bologna


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