Il passaggio tra l’inverno e la primavera di quest’anno preannuncia l’incontro, alla Galleria Il Ponte, con la scultura di Mauro Staccioli (Volterra 1937 – Milano 2018), artista in bilico tra due secoli, messo in luce nell’arco temporale dagli anni Ottanta all’inizio dei Duemila. L’esposizione, a cura di Caterina Martinelli, consente un’osservazione nel contesto della sua produzione artistica, più nota per installazioni monumentali rispetto alle derivazioni posteriori in scala ridotta, oggi fondamenta dell’Archivio Staccioli di Volterra insieme a scritti, appunti e progetti. Un lavoro concepito in relazione a un luogo, scevro da rappresentazione e narrazione, eppure armonicamente inserito nei tempi e nei contesti che attraversa.

Mauro Staccioli, “Basta un segno per cambiare un luogo”, 2026, installation view, photo by Ela Bialkowska, courtesy Galleria Il Ponte, Firenze
Nella lenta transizione dagli interventi prettamente fisici e semanticamente incisivi degli anni Settanta al minimalismo strutturale del periodo successivo intercorre una logica, visibile nella sequenza di curve, archi, anelli e forme ellittiche attraverso cui Mauro Staccioli modula lo spazio. Le maquettes nella loro leggerezza conservano l’intenzionalità delle sculture-segno di inserirsi in un sito senza sopraffarlo e di interagire con l’osservatore in una temporalità asincrona. Volumi e geometrie essenziali marcano gli ambienti, non li feriscono. In questo senso la mostra svela come Staccioli integri percezione visiva e azione manuale in modo preciso e continuo nell’etica della forma. Anche nella scelta di materiali industriali, come il cemento e l’acciaio corten, la scultura appare disciplinata. La forma trae origine dalla misura, dal confronto diretto con le caratteristiche del sito in cui essa è chiamata a inserirsi. Le sculture nella loro immobilità suggeriscono allo spazio un respiro profondo, abitano il luogo in uno stato di quiete permanente.

Mauro Staccioli, “Uguale e contrario”, 2004, legno intonacato e cemento grigio, 290 x 310 x 55 cm, photo by Ela Bialkowska, courtesy Galleria Il Ponte, Firenze
La struttura in legno creata da Staccioli in Uguale e contrario (2004) è simile a una corda tesa sul punto di vibrare. Essa palesa il limite tra ordine e rottura, la tensione di quegli strumenti la cui curvatura sostiene il suono, proveniente dall’equilibrio tra forza e controllo. Gli angoli di congiungimento al suolo e di intersezione tra le pareti accordano in simmetria la forma con lo spazio. L’intonacatura in cemento rafforza questa sensazione e dona all’opera una lucentezza vicina a quella dell’acciaio. In direzione obliqua, Ellisse (2010) e Roma 2011 (2011), campeggiano impermeabili allo sfondo bianco: la patina aranciata crea un accordo narrativo non-estetico tramite l’acciaio ossidato. Il colore dai toni terrosi e la sagoma circolare permettono di risalire alle omonime matrici, armonizzate con le stagioni in scorrimento. La trasformazione del segno per esposizione all’atmosfera è la risposta naturale della materia al ritmo dell’ambiente, e frutto di un metodo volto a conservare una stretta continuità tra visione e operatività.

Mauro Staccioli, “Lungarno”, 2007, acciaio corten su base in legno di castagno, 18 x 130 x 12 cm, firmato, datato e numerato dall’artista sul metallo, photo by Ela Bialkowska, courtesy Galleria Il Ponte
Camminando tra le opere si percepisce quanto la varietà degli spessori moduli il loro carattere. Alcune hanno una presenza più compatta e percettibile, altre sono abbastanza sottili da non diventare masse. Altre ancora sembrano prove di equilibrio: troppo spessore rende la figura autoritaria, scarso spessore consegna una figura illustrativa. L’equilibrio si trova nel punto preciso in cui l’acciaio resiste alla tensione senza imporsi. La costante di questi indicatori spaziali è il loro completamento tramite la prossimità del corpo. Le linee morbide invitano lo sguardo a scorrere oltre i profili delle ellissi, seguendo le curve sospese di San Casciano (2006) e Lungarno (2007). Attraverso l’allineamento degli elementi e la modulazione dei piani, Staccioli costruisce una profondità di campo che induce l’osservatore a spostarsi, a misurare lo spazio anche con il corpo. L’esperienza emerge così dal movimento, senza essere imposta. Da un’oscillazione controllata emergono le mezzelune al piano inferiore, Senza titolo (1993), lame non violente in cemento rosso, appoggiate per delimitare, trasformano concettualmente lo spazio senza spezzarlo. I bordi disegnano lastre sottili d’acciaio fulvo assemblate in un unico solido dalle linee precise, la cui leggerezza scaturisce dalla direzione percepita dall’occhio.

Mauro Staccioli, “Basta un segno per cambiare un luogo”, 2026, installation view, photo by Ela Bialkowska, courtesy Galleria Il Ponte, Firenze
Le sculture di Mauro Staccioli sono marcatori spaziali di una relazione intenzionale e minimale tra uomo e ambiente. L’artista rapporta il proprio sguardo a paesaggi, aree pubbliche e architetture esistenti, creando installazioni che dialogano con differenti orizzonti e con il cammino di chi le incontra. Coerentemente, le strutture, modellate sul limite piuttosto che sul volume, si inseriscono nel panorama culturale contemporaneo, impegnato nella salvaguardia della connessione tra persone e natura. In questa ricerca verso una forma non espressiva si scorge la tendenza, tipica del secondo Novecento, a instaurare un rapporto più diretto e non retorico tra opera, spazio e vita.
Info:
Mauro Staccioli. Basta un segno per cambiare un luogo
30/01/2026 – 24/04/2026
Galleria Il Ponte
via di Mezzo 42/b, Firenze
www.galleriailponte.com

Chantal Gisi è autrice e traduttrice, laureata in Lingue e Letterature Moderne Europee e Americane a Firenze. Per Juliet esplora i legami tra arte, letteratura e storia, con uno sguardo vivo sul presente.



NO COMMENT