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MCA, Museum of Contemporary Art Australia

MCA, Museum of Contemporary Art Australia

Come per i nativi americani che hanno subito l’invasione e la colonizzazione dell’uomo bianco e dopo secoli le cicatrici non sono state ancora sanate, così per gli aborigeni australiani assistiamo a problemi di convivenza e di rivendicazioni e di riconoscimenti non ancora del tutto risolti. Ecco perché, proprio a motivo di questo contenzioso, il Museum of Contemporary Art Australia riconosce i Gadigal (popolo della nazione Eora) come i tradizionali proprietari di Tallawoladah, il terreno su cui sorge l’MCA (al momento attuale riconosciuta come posizione di Sydney, Nuovo Galles del Sud).

Il Museum of Contemporary Art Australia è il principale museo australiano dedito all’esposizione, alla raccolta e all’interpretazione del lavoro degli artisti d’oggidì. L’obiettivo è quella di rendere l’arte e le poetiche contemporanee ampiamente accessibili a una vasta gamma di pubblico attraverso la presentazione di un programma diversificato di mostre ed eventi speciali, sia in sede e sia fuori sede. La collezione del Museo accoglie oltre 4mila opere di artisti australiani che sono state acquisite  a partire dal 1989, con un forte impegno nei confronti di artisti aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres.

Attualmente la mostra principale è dedicata a Richard Bell, uno degli artisti contemporanei più importanti dell’Australia. Rinomato attivista, artista e commentatore politico, fondatore tra l’altro di un collettivo di arte aborigena, Bell usa umorismo, satira e giochi di parole per affrontare questioni relative alla rappresentazione, al luogo, alla politica dell’identità e alle percezioni dell’arte aborigena all’interno di una storia e di una cornice post-coloniali. Stiamo quindi a parlare di una volontà di affermazione della propria identità di riconoscimento dei propri valori che è molto in linea con tutto ciò che sta da tempo emergendo dalle radici sommerse del cosiddetto Terzo Mondo.

Bell, nato nel Queensland, a Charleville, nel 1953, è un discendente dei popoli Kamilaroi, Kooma, Jiman e Goreng Goreng. Questa interessantissima mostra riflette sul primo attivismo dell’artista e sui forti legami con la comunità aborigena di Brisbane durante il regime di Bjelke-Petersen (1968-87), e il suo coinvolgimento nella comunità aborigena di Redfern, nel Nuovo Galles del Sud. La mostra esplora anche il suo rapporto con le principali figure internazionali del movimento Black Power, come la sua amicizia e la collaborazione in corso con l’artista e attivista americano Emory Douglas e di cui la mostra riporta una ben precisa testimonianza.

I punti salienti della mostra includono opere significative come la prima iterazione di Bell’s Theorem (2002), creata nello stesso periodo del suo ormai famosissimo manifesto Bell’s Theorem: Aboriginal Art – It’s a White Thing! Presente anche il dipinto su larga scala Scientia E Metaphysica (Bell’s Theorem) (2003), vincitore del 20° Telstra National Aboriginal e Torres Strait Islander Art Award, oltre a opere realizzate con Emory Douglas e collage raramente visti in precedenza.

Ogni opera di video arte prodotta dall’autore nel corso della sua proficua carriera è presente in mostra, inclusa l’acclamata trilogia Imagining Victory (2008-13), che comprende Scratch an Aussie (2008). Per questo pezzo, l’artista ha collaborato con lo storico aborigeno, attivista e amico di lunga data Gary Foley per realizzare un video satirico in cui Bell interpreta un terapista “freudiano” e si può ben comprendere come la nevrosi della signorina di fine Ottocento assuma qui ben altri significati.

Una componente importante della mostra all’MCA sarà Bell’s Embassy (2013-in corso), una ricreazione dell’originale Aboriginal Tent Embassy, il campo di protesta allestito sui prati del Parliament House, a Canberra, nel 1972. Embassy è concepito come uno spazio in cui al pubblico è offerta la possibilità di immaginare e articolare un futuro alternativo, riflettere o raccontare storie di oppressione e sfollamento. Il progetto è stato esposto in numerose mostre internazionali, tra cui la 20a Biennale di Sydney, Performa 15 a New York e la 57a Biennale di Venezia. Nell’ambito della mostra viene presentata anche una nuova ambasciata aborigena digitale. Uno spazio digitale sovrano, che si impegnerà a criticare e discutere alcune delle questioni culturali più urgenti nella società contemporanea. Una mostra complessa, articolata, di grande efficacia e di grande attualità.

Fabio Fabris

Info

Richard Bell, You Can Go Now
fino a novembre 2021
Museum of Contemporary Art Australia
Tallawoladah, Gadigal Country
140 George Street
The Rocks Sydney NSW 2000
reception@mca.com.au
(museo momentaneamente chiuso per Covid-19)

Richard Bell, installation view, You Can Go Now, Museum of Contemporary Art Australia, Sydney, photograph Anna Kučera, image courtesy the artist and Museum of Contemporary Art Australia © the artistRichard Bell, installation view, You Can Go Now, Museum of Contemporary Art Australia, Sydney, photograph Anna Kučera, image courtesy the artist and Museum of Contemporary Art Australia © the artist

Richard Bell, From Little Things, Big Things Grow, 2020, installation view, You Can Go Now, Museum of Contemporary Art Australia, Sydney, photograph Anna Kučera, image courtesy the artist National Gallery of Australia and Museum of Contemporary Art Australia © the artist

Richard Bell, installation view, You Can Go Now, Museum of Contemporary Art Australia, Sydney, photograph Anna Kučera, image courtesy the artist and Museum of Contemporary Art Australia © the artist

Richard Bell and Emory Douglas, A White Hero for Black Australia , 2011, installation view, You Can Go Now, Museum of Contemporary Art Australia, Sydney, photograph Anna Kučera, image courtesy the artist, Parliament House Art Collection and Museum of Contemporary Art Australia © the artist


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