!Mediengroup Bitnik

Il Laboratory of Art and Form (L.O.A.F.) è un collettivo di curatori di Arte Contemporanea con sede a Kyoto (286-13 Komeyacho Kamigyo-ku) e attivo in Giappone e in Europa, principalmente in Germania, Regno Unito e Italia. La sua missione è quella di presentare artisti contemporanei, in maniera anche dirompente e non schematica, introducendo prospettive nuove e riflessioni su temi sociali, tecnologici, economici e ambientali.

Dipinti e sculture, spettacoli, immagini, Internet e arte concettuale, design e architettura, stampa e fotografia. Senza preclusione alcuna: una sorta di Capsula di Petri per la cultura contemporanea dove curiosità, dibattito e coinvolgimento, educhino e facciano crescere, in simultanea, sia il pubblico e sia l’artista.

Va, infatti, in questa direzione e si pone questi obiettivi la mostra dei !Mediengroup Bitnik, un affiatato duo di visionari artisti, la svizzera Carmen Weisskopf (1976, Zurigo) e il croato Domagoj Smoljo (1979, Isola di Vis).

Il loro lavoro parte dal digitale e da internet per arrivare a influenzare realtà fisiche, applicando, intenzionalmente, una perdita di controllo (p.e. caso per caos) al solo fine di sfidare, e sfaldare, strutture e meccanismi concreti e tangibili che tutti credono oramai consolidati.

Negli anni scorsi si sono fatti notare per aver realizzato alcune singolari iniziative artistiche di impatto esplosivo: come nel 2013, con “Delivery for Mr. Assange”, quando, per l’appunto, spedirono un pacchetto a Julian Assange (il fondatore di Wikileaks) presso l’ambasciata ecuadoriana a Londra in cui lo stesso si era rifugiato per sfuggire al rischio di una probabile estradizione negli Stati Uniti d’America. Nel pacco erano contenuti un trasmettitore GPS e una telecamera, accesa e funzionante, che trasmettevano il viaggio del collo attraverso il sistema postale, il tutto in presa diretta su Internet. Come lo chiamano gli stessi artisti, un “SYSTEM_TEST and Live Mail Art Piece”.

O, ancora nel 2014, con “Random Darknet Shopper”, quando crearono e inviarono in rete un BOT, “ro-Bot cliente e consumatore” (per Bot s’intende un programma autonomo che, nelle reti sociali, fa credere agli altri utenti di comunicare con una persona umana) che, andando in giro per tre mesi per il deep-web, senza una meta come una trottola impazzita, si faceva accettare in varie Darknets e acquistava oggetti a caso (anche Ecstasy e, addirittura, un passaporto ungherese), facendoli poi spedire direttamente all’indirizzo fisico della Galleria in Svizzera.

La mostra, con il titolo di “Mediengruppe Bitnik: New Work” e realizzata con il patrocinio e il supporto dell’Ambasciata Svizzera in Giappone, sarà inaugurata l’11 aprile del 2020 e proseguirà fino al 9 maggio.

Il tema verterà sulle variegate e complesse realtà dell’attuale scena digitale globale, indirizzando la riflessione dello spettatore su argomenti delicati e sensibili la cui portata e importanza è troppo spesso sottovalutata; dibattere, insomma, concetti come la possibile e opprimente sorveglianza del governo, affrontare la questione della sicurezza informatica e sviscerare significato e conseguenze di una mancata, o quanto meno insufficiente, consapevolezza sociale di una fin troppo facile rinuncia alla privacy e alla propria intimità.

Una continuazione ideale del discorso iniziato con “Are You Online Now?” (2017) presentata alla Annka Kultys Gallery, di Londra dove il !Mediengruppe Bitnik sollevava stimolanti interrogativi sull’attuale rapporto tra uomo e macchina, sulla natura di Internet (squisitamente intimo, palesemente pubblico… o cosa?), sulla sfocatura evidente della percezione di idea di “uso virtuale” (che però diventa fisico e a volte distruttivo) delle piattaforme digitali. Quasi come in un involontario travisamento dei termini, una non accettazione di un dato di fatto derivata da una introspezione inconsapevolmente auto negata. Tutto per un desiderio, questo sì volontario, di abbandono e di “sogno”.

Per una maggiore comprensione dei pensieri e per rendere più “reale” l’astrazione rappresentata, oltre a una tavola rotonda con entrambi gli artisti, Kensuke Kishi (ex direttore della NHK) e Yoshitaka Mori (professore della Graduate School of Global Arts dell’Università di Tokyo), dal 22 febbraio 2020 al 6 aprile, il L.O.A.F. ospiterà le proiezioni delle opere precedenti degli artisti: i già citati “Random Darknet Shopper” (2014-2016 ) e “Delivery For Mr. Assange” (2013), ma anche “Surveillance Chess” (2012), “CCTV – A Trail Of Images” (2008) e “Opera Calling” (2007).

Info:

About !Mediengroup Bitnik: wwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww.bitnik.org

About Laboratory of Art and Form (L.O.A.F.): www.loaf-jp.com

Ritratto del duo !Mediengroup Bitnik (a sx D.Smoljo, a dx C.Weisskopf), courtesy Maria Ostapkevich/L.O.A.F. Ritratto del duo !Mediengroup Bitnik (a sx D.Smoljo, a dx C.Weisskopf), courtesy Maria Ostapkevich/L.O.A.F.

!Mediengroup Bitnik, Ashley Madison Angels, 51-channel installation, EPEL ArtLab Lausanne, 2017, courtesy Maria Ostapkevich/L.O.A.F.!Mediengroup Bitnik, Ashley Madison Angels, 51-channel installation, EPEL ArtLab Lausanne, 2017, courtesy Maria Ostapkevich/L.O.A.F.

!Mediengruppe Bitnik, New Work, courtesy Maria Ostapkevich/L.O.A.F.

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