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Memoria frammentata: Tales from Fractured Minds da...

Memoria frammentata: Tales from Fractured Minds da The Address

In Tales from Fractured Minds la memoria personale e identitaria di sette giovani artisti viene analizzata e dissezionata. In un tempo in cui il corpo è terreno politico e l’identità appare costantemente ridefinita e distorta dal ‘fuori’ il ricordo assume una propria dignità e autonomia, trasformandosi in un organismo vivo e puro sentimento umano.

AA.VV.,”Tales from Fractured Minds”, 2026, installation view, works by Tatjana Danneberg and Hanna Antonsson, courtesy of the artists and The Address, ph. Alberto Favara

AA.VV., “Tales from Fractured Minds”, 2026, installation view, works by Tatjana Danneberg and Hanna Antonsson, courtesy of the artists and The Address, ph. Alberto Favara

Ad accogliere il nostro sguardo all’entrata di The Address c’è Weekends and beginnings dell’austriaca Tatjana Danneberg, che costruisce, attraverso la raccolta di scatti e impressioni di oggetti e attimi quotidiani, un ricco archivio low-fi: l’istantanea fotografica cattura l’attimo, ma non può restituirlo al filo del presente se non deformandolo attraverso il filtro della memoria. L’artista mischia fotografia e pittura attraverso un uso quasi rituale di gesso e colore, permettendo a frammenti di ricordi di emergere come residui di un istante scomparso. L’immagine si liquefà, diventa malleabile, ricomposta dal corpo e dalla gestualità dell’artista. Il concetto di vita passata viene indagato, sotto una luce gelida e grottesca, anche dalla svedese Hanna Antonsson con Autowing XX: uno pneumatico nero si staglia contro le pareti immacolate e il delicato pavimento a tasselli dell’ingresso. Osservandolo con attenzione, dal tallone emerge una taccola impagliata che, azionando un interruttore, muove lentamente le ali: il gesto, al tempo stesso funebre e rituale, simula il dinamismo naturale del volo. Antonsson mette in scena, attraverso due elementi comuni ma fortemente simbolici – animale e macchina – la dicotomia vittima-carnefice, incastrati insieme in una performance al contempo parodistica e perturbante.

Ant Łakomsk, “Zuzanna”, 2026, courtesy of the artist and The Address, ph. Alberto Favara

Ant Łakomsk, “Zuzanna”, 2026, courtesy of the artist and The Address, ph. Alberto Favara

Il perturbante è sottile ma presente anche in Girl 9 e Zuzanna della polacca Ant Łakomsk: immagini ambientate in scenari urbani e distanti – vediamo graffiti, ringhiere, architetture anonime – che diventano al tempo stesso luoghi di protezione e di costrizione, dove si muovono figure dai lunghi capelli scuri, spesso ritratte di spalle e con il volto nascosto da velature: silenziosi autoritratti dell’artista stessa. L’indefinitezza delle figure e l’insolita spazialità richiamano alla mente lunghe passeggiate o pomeriggi passati nel parchetto sotto casa: momenti comuni che possiamo ricordare con malinconia. Le immagini oscillano tra autorappresentazione e anonimato, suggerendo un’identità fragile, continuamente ridefinita dal rapporto con lo spazio che abitano. In Zuzanna, a un primo sguardo sfugge il décadrage della ragazza accovacciata nell’angolo della tela: completamente decentrata e posizionata in basso, la postura suggerisce una condizione di isolamento e solitudine. La solitudine si trasforma in Untitled V di Polina Sokova in alienazione e paranoia: assieme a Untitled IV l’artista sradica dal contesto oggetti quotidiani, trasformandoli in icone di gnoliana memoria, immettendo nel suo linguaggio, forse inconsapevolmente, una certa paranoia domestica di matrice post-sovietica.

AA.VV.,”Tales from Fractured Minds”, 2026, installation view, works by Bartosz Kowal, Linda Lach, Tatjana Danneberg, courtesy of the artists and The Address, ph. Alberto Favara

AA.VV., “Tales from Fractured Minds”, 2026, installation view, works by Bartosz Kowal, Linda Lach, Tatjana Danneberg, courtesy of the artists and The Address, ph. Alberto Favara

Bartosz Kowal impone, invece, la sua presenza nel caveau della galleria con Glass. Il verde acido e cinematografico alla Fallen Angels di Wong Kar-Wai si scontra qui con la dolcezza di una palpebra delicatamente schiusa. La tela è incorniciata da due opere di Linda Lach, Mutex thread /1/ e Parallel decomposition. Lach utilizza materiali inusuali per le sue sculture-oggetto mescolando organico e plastico: la resina è accostata a latex, silicone, acciaio, la pelle a strumenti medici: il risultato affascina ma al contempo ci pizzica allo stomaco. È impossibile non percepire il ricordo di un’identità spezzata e mutata dall’esterno, una corporeità svuotata che riprende dalla storia personale dell’artista stessa, stuzzicandoci come un ago che s’infila minuziosamente nella carne.

Linda Lach, “Mutex thread /1/”, 2025, courtesy of the artist and The Address, ph. Alberto Favara

Linda Lach, “Mutex thread /1/”, 2025, courtesy of the artist and The Address, ph. Alberto Favara

Tales from Fractured Minds è intima ma disorientante: il filo tra un’opera e l’altra è la memoria frammentata, eppure ogni artista affronta la tematica in maniera disconnessa ed estremamente personale, spingendo a domandarci quale sia il vero significato del concetto di ricordo e fino a che punto possa venir manipolato per parlare di chi siamo. La mostra è un percorso accidentato nei meandri della mente degli artisti che, inconsapevolmente o meno, si espongono in tutta la loro fragilità.

Info:

AA.VV. Tales from Fractured Minds
A cura di Matteo Giovanelli
21/02/2026 – 29/03/2026
The Address
Via Felice Cavallotti, 5, Brescia
theaddressgallery.com


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