Giunto alla terz’ultima edizione, il programma di residenze d’artista A dimora nasce all’interno del più ampio piano di rigenerazione territoriale e urbana a base culturale Montagna fiorentina, promosso nei Comuni di Londa e San Godenzo insieme a LAMA Impresa Sociale, realtà fiorentina attiva da oltre diciotto anni nell’innovazione sociale e nell’accompagnamento di organizzazioni e luoghi in processi di trasformazione sostenibile. Cuore del progetto è il borgo medievale di Londa, immerso nell’Appennino tosco-romagnolo. Con poco più di 1.800 abitanti, il paese è oggi impegnato a riaffermare la montagna come luogo di benessere e innovazione economico-sociale.

Chiara Gambirasio, “Spaesaggio”, 2025, cemento, sabbia, ferro, pigmenti. Ph @Eleonora Saviozzi. Courtesy A dimora
In questo contesto, A dimora intende le pratiche artistiche come strumenti capaci di rafforzare o attivare relazioni tra la comunità e l’identità condivisa del territorio, stimolando dinamiche partecipative, utilizzando in modo creativo spazi marginali e valorizzando il patrimonio socio-culturale e naturale della Valdisieve. I tempi lenti del rurale e la durata estiva delle residenze hanno incoraggiato i processi di ricerca, favorendo soprattutto lo scambio di saperi e riflessioni. Secondo la curatrice del programma Martina Aiazzi Mancini, la figura dell’artista diventa catalizzatore di cambiamento a partire dalla capacità di intercettare con il proprio sguardo le istanze del presente. Solo gli interventi nati dalla condivisione – e non imposti unidirezionalmente dall’alto – possono prosperare insieme alla comunità locale, lasciando un’impronta sensibile: «Le residenze non risolvono i problemi, ma li affrontano da un’altra prospettiva, per ripensare, gioire e ricominciare».

Martina Cioffi, “Un guscio rotto da un dolore antico, bianco germoglio”, 2025, legno scolpito, combusto e trattato con olio di lino, ceramica smaltata e lustri. Ph @Eleonora Saviozzi. Courtesy A dimora
Mettere a dimora significa collocare una pianta nel terreno in modo permanente, lasciare che un organismo deponga le radici per poi congiungersi ai flussi imprevedibili della vita naturale. Così, il titolo del programma di Montagna Fiorentina, evoca sia il legame con l’ecosistema, con lo spirito del luogo, sia il carattere d’impermanenza degli interventi dei cinque partecipanti del 2025: Martina Cioffi, Gaia Coals, Chiara Gambirasio, Andrea Grasselli e Samuel Rosi (Muz). Novità dell’edizione è stata l’adozione della formula open call, che ha permesso di espandere le potenzialità del dialogo. La giornata d’inaugurazione si è aperta con una breve escursione al Bivacco di Poggio Ratoio, uno dei punti più alti di Londa, nonché porta d’accesso al Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Nei suoi pressi, l’installazione Spaesaggio di Chiara Gambirasio si salda senza invadenza alla superficie del terreno scosceso, scoprendosi gradualmente allo sguardo del passante. Si tratta di una struttura che sollecita giocose interazioni: triangoli il cui color pastello si ispira ai fiori locali invitano al primo passo della propria personale esplorazione. Attraverso il percorso dei suoi sentieri o spazi vuoti, attraverso il movimento o la stasi, si affrontano cambiamenti sinestetici di condizione. Spaesaggio equivale, perciò, a un felice smarrimento provvisorio per abbracciare attivamente nuovi panorami d’esperienza e orizzonti di visione della realtà.

Samuele Rosi, “Tempi d’oro”, 2025, ferro, foglia oro, proiettori led 2700K. Ph @Eleonora Saviozzi. Courtesy A dimora
Sulle rive del ruscello Rincine s’incontra l’opera di Martina Cioffi, Un guscio rotto da un dolore antico, bianco germoglio. L’anima nostalgica e assieme catartica del titolo, in forma di haiku, riflette la poetica e forma stessa dell’installazione: una composizione che fluttua sulla superficie cangiante di uno stagno. L’immagine rimanda al Lago degli Idoli, alla sua storia di sacralità e di abuso: un tempo luogo rituale etrusco e bacino d’acqua ritenuto medicamentoso per le sostanze benefiche del faggio, fu in seguito svuotato senza criterio per far posto a scavi archeologici infruttuosi. Mentre i petali di legno bruciato fungono da monito, i semi in fiore – archetipi di rinascita – in candida ceramica omaggiano la resilienza della natura. Nel cuore del paese, invece, Samuel Rosi ridesta la presenza della storica fontana in Piazza Umberto I, ornandola dal suo interno di una luce preziosa e di una grata dalle tipiche forme sinuose di Muz. Perfetto scenario di vita quotidiana, di un ordinario intorpidito dal tempo, la piazza accoglie un immaginario del passato: i Tempi d’oro sono il nostalgico ricordo del colore dei campi di grano, di cui la fontana si fa portale nel presente. Il bagliore, in questo senso, diventa sorgente di meraviglia. Esso riavvicina la percezione a ciò che è calato nell’oblio e, al contempo, si fa caloroso auspicio per il futuro.

Gaia Coals, “LOMBRA”, 2025, proiezione a LED temporizzata. Ph @Eleonora Saviozzi. Courtesy A dimora
Gaia Coals erige la diga di Londa a monumento vivo. Non il lago, ma l’infrastruttura che ne ha plasmato la nascita e l’ha reso luogo identificativo; punto di riferimento storico e comunitario, oggi centro della progettazione dell’avvenire e di una nuova socialità. Alla sua base muraria, installa LOMBRA, una proiezione a LED che si manifesta dopo il tramonto. Essa genera un’ombra reale e insieme impossibile che amplifica il ruolo della diga come soglia tra paesaggio naturale e costruito. Orientata lungo l’asse est-ovest, al calare del Sole la diga proietta la propria ombra naturale come un antico gnomone. Così, con la propria opera, Coals enfatizza le qualità solide e la consistenza simbolica del già esistente, manifestandone i segni materiali e immateriali di relazione. Infine, l’opera audiovisiva di Andrea Grasselli è stata proiettata sulla parete esterna del cinema del paese, trasformandola in una superficie liminale che evoca la lunga attesa e il desiderio irrisolto dei cittadini di riappropriarsi di quello spazio, chiuso dal 2020. Cinema sospeso si estende nel passato remoto, recuperando immagini e filmati d’archivio di famiglia e di associazioni locali, al fine di farne emergere l’eredità culturale. Racconta il sentire di tradizioni perdute, il rapporto sinergico con la foresta, i rituali rabdomantici e i canti popolari, intrecciando il documentario etnografico con la poeticità di artifici visivo-narrativi. Frutto della disposizione collaborativa della comunità, l’opera restituisce il fragile, quanto inestimabile, valore identitario della memoria, rammentando l’importanza della cura delle sue testimonianze.

Andrea Grasselli, “Cinema sospeso”, 2025, videoinstallazione audiovisiva, 18 minuti. Ph @Eleonora Saviozzi. Courtesy A dimora
Ogni intervento ha messo in luce tracce significative implicite nel territorio o taciute nel corso delle generazioni, rivelando le potenzialità immaginifiche e affettive delle connessioni tra gli elementi fisici e i significati simbolici che fanno di uno spazio un luogo. Anziché riempire vuoti relativi o riabilitarne superficialmente il senso, sono stati coltivati processi di riavvicinamento capaci di trascendere la temporaneità o la permanenza della singola operazione artistica. Gli autori e le autrici, attraverso il loro personale linguaggio, hanno valorizzato il dialogo con la storia, l’ascolto di memorie e il rispetto per l’ambiente, mantenendo le opere in una relazione organica con il contesto collettivo circostante. La coesistenza di temporalità e dimensioni differenti ha vestito le opere di un’aura dolcemente magica che parla di eredità. A dimora è finanziato dal PNRR Cultura con i fondi del Next Generation EU e co-finanziato dal progetto europeo Future DiverCities (Programma Europa Creativa) che coinvolge otto città europee (tra cui Firenze) nella sperimentazione di nuovi usi culturali di spazi abbandonati, con una forte attenzione all’ecologia e alle forme di gestione condivisa.
Elisa Perissinotti
Info:
www.stareinresidenza.it/a-dimora

is a contemporary art magazine since 1980



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