READING

Milano: “Due Babele” di Fulvio Di Piazza alla Gall...

Milano: “Due Babele” di Fulvio Di Piazza alla Galleria Giovanni Bonelli

La galleria Giovanni Bonelli propone una serie di bellissime opere dell’artista palermitano Fulvio Di Piazza con una personale dal titolo “Due Babele”, inaugurata da poco nella sua sede milanese e aperta fino al 30 novembre 2025. Artista siciliano, (classe 1969), è stato uno dei fondatori della cosiddetta “Nuova Scuola di Palermo” e ha all’attivo diverse esposizioni all’estero come quella alla Jonathan Levine di New York, nel 2017, e all’Istituto di Cultura di Los Angeles, nel 2014. Nella sua pittura è facile riscontrare una trasposizione di visioni che si intrecciano, creando l’effetto visivo e illusorio di un mondo parallelo al nostro, dove, con colori vivaci e cibernetici, l’artista sigla le sue personali denunce politiche. Si direbbe che i suoi paesaggi siano privi della forza di gravità. Sono sospesi, aleggiano con colori fluorescenti, luminosi, capaci di sorprendere lo sguardo del suo pubblico.

Fulvio Di Piazza, vista d’insieme della mostra “Due Babele” alla Galleria Giovanni Bonelli. Foto di CasonatoMR, courtesy Galleria Giovanni Bonelli

Fulvio Di Piazza, vista d’insieme della mostra “Due Babele” alla Galleria Giovanni Bonelli. Foto di CasonatoMR, courtesy Galleria Giovanni Bonelli

Con queste tredici opere pittoriche esposte, oltre ad alcuni bozzetti, Di Piazza crea varchi luminosi, dallo stile fantasy, con una percezione del mondo duale, anzi molteplice, per usare una categoria calviniana. Se da una parte alcune sue opere sono lente e sospese, altre sono silenziose e gravitazionali. In particolare, in “Madre” (del 2025) l’idea della materia primigenia è rappresentata da una insolita iena, che non è rassicurante e protettiva, ma forte, vigorosa e radicata nella materia terrestre. Oppure un’altra opera, chiamata “Madre” (sempre del 2025) si riferisce a un cammello dai connotati mostruosi e con occhi dal colore rosso magmatico e si vede una vetta fumante sulla parte posteriore dell’animale, al posto delle dune. Un cammello singolare che è di per sé già un continente roccioso nonostante il senso di evanescenza dall’uso che fa del colore.

Fulvio Di Piazza, “Green Babel”, olio su tela, 2025. Courtesy Galleria Giovanni Bonelli

Fulvio Di Piazza, “Green Babel”, olio su tela, 2025. Courtesy Galleria Giovanni Bonelli

Dalla materia terrestre il suo salto pittorico va verso una versione altra e distopica del mondo. Non è certamente un caso il titolo “Due Babele” ovvero l’uso antonomastico dell’antica città di Babele. A tal proposito, l’artista dichiara che la «mostra si sviluppa attorno a due grandi opere di pari formato che rappresentano due diverse torri di Babele. La prima, “Francis Babel”, è caratterizzata da elementi architettonici di vari stili. Le forme sono precarie, decadenti e la presenza delle bandiere di varie nazionalità ridotte a brandelli è un evidente metafora della negazione delle utopie. La seconda Babele è verde, caratterizzata da forme naturali primordiali che diventano architetture, e suggerisce un ritorno a una dimensione primordiale e selvaggia che non contempla la presenza umana».

Fulvio Di Piazza, “Madre”, olio su tela, 2025. Courtesy Galleria Giovanni Bonelli

Fulvio Di Piazza, “Madre”, olio su tela, 2025. Courtesy Galleria Giovanni Bonelli

Difatti, a Fulvio Di Piazza interessa ragionare sul senso di questa città antica per creare una connessione sintattica e semantica nel rapporto con il presente storico. Ma è pregnante il suo omaggio agli animali ai quali dedica l’incantesimo della sua pittura, dipingendoli in primo piano sulle tonalità del blu e del viola, con tinte fredde e potenti. Enorme la sua capacità di evocare paesaggi che sembrano appartenere al futuro o a qualche costellazione galattica come l’opera “Green Babel”. Spiccano, inoltre, le torri di Babele che ricordano il dinamismo delle colonne tortile del barocco e sono abbondantemente cariche. Una, “Francis Babel”: piena di colore e di vari particolari come le cadute e stropicciate bandiere dell’Italia, della Francia, della Germania e dell’Europa con l’idea di una umanità sgretolata, in un implacabile moto che non è più in comunicazione con il cielo, con il divino. È una torsione della storia che si piega su sé stessa sotto un moto che è inesorabile.

Fulvio Di Piazza, “Franci Babel”, olio su tela, 2025. Courtesy Galleria Giovanni Bonelli

Fulvio Di Piazza, “Franci Babel”, olio su tela, 2025. Courtesy Galleria Giovanni Bonelli

Però, questa rappresentazione non ha tonalità scure: è affidata a cromie forti, dai rimandi apocalittici e dal significato più vicino al misticismo e al dionisiaco. Forse, una seconda Babele potrà essere in grado di esimersi dalla storia dei popoli ed è, infatti, il caso della sua “Green Babel”, con un cielo raggiungibile e una visione dominata dalla Natura. Ma nessun divino è più presente, nella sua pittura, dove è brulicante e forte l’impeto della natura, mossa da una maternità terrestre che crea, trasforma e fa girare le cose del mondo anche senza toccare il cielo. Anche con la caduta dell’umanità, sostituita dal divenire del mondo naturalistico e botanico. Di una botanica che si è fatta poesia vivente.

Info:

Fulvio Di Piazza, Due Babele
23.10 – 30.11. 2025
Galleria Giovanni Bonelli
via Luigi Porro Lambertenghi 6, Milano
orari: 11.00/19.00
www.galleriagiovannibonelli.com


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.