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Moira Ricci: la verità dell’immagine

Moira Ricci: la verità dell’immagine

La fotografia sembra aver perso il suo dominio sul tempo. La memoria dell’immagine è il suo fantasma. Abbiamo incontrato Moira Ricci che a Como – Fondazione Ratti in villa Olmo – espone il suo ultimo lavoro – la bandiera “Monda Flago” – che ribadisce come la rappresentazione di un paesaggio ne sia solo la sua ennesima percezione. Nemmeno la cura dell’archivio può preservare l’immagine dalla manipolazione, la memoria interpreta ed è interpretata dall’immaginario.

Simone Azzoni: Lavorare con gli archivi presuppone l’atto di liberare il documento dal supporto, restituendolo a una nuova narrazione, a un flusso di coscienza presente… cos’è per te un archivio e cosa cerchi nel “luogo custodito dagli arconti”?
Moira Ricci: Ad eccezione del lavoro su mia madre, nel quale il rapporto emotivo delle immagini è stato più intenso, negli altri lavori le immagini d’archivio per me sono uno strumento che mi permette, attraverso anche la manipolazione, di ottenere le immagini utili al mio progetto.

Le memorie hanno il potere di interpretare… Da buio a buio è anche un’occasione di coesistenza nel mito del rimosso e del marginale… Cosa rimane oggi eterno pur cambiando i modi della raffigurazione e rappresentazione?
Penso che tutto quello che è materiale non possa essere eterno in quanto tutto è soggetto alla trasformazione. Anche se le immagini possono essere non materiali hanno comunque bisogno di un supporto per rimanere nella memoria e quindi non possono essere eterne.

Cosa ne è di un’immagine quando sopravvive senza il suo autore (perduto nel tempo o nell’oblio)? Un fantasma passibile di manipolazioni?
Credo di sì! E penso anche che quando diventa “vittima” di una manipolazione possa avere l’occasione di vivere ancora una volta, nonostante ne possa essere stravolta l’origine. L’alternativa sarebbe l’oblio.

La fotografia è nata con un credito di verità, in passato le si riconosceva l’oggettività della documentazione, un credito che oggi sembra essere esaurito. Qual è allora la forza delle immagini? La fotografia ha perso la battaglia rispetto alla verità, all’attendibilità…
Forse è la verità stessa che ha perso la battaglia. La forza delle immagini è sempre la stessa, è il modo in cui noi le consumiamo che ci fa perdere l’attenzione.

Da buio a buio sembra anche suggerirci un’inversione nel processo di creazione dell’immaginario. Mi sembra che tu proponga una creazione che dall’immaginario si fa immagine…
Spesso è il mio modo di lavorare. In Da buio a buio in particolar modo perché ho ricreato dei documenti fedeli alle storie che avevo sentito raccontare da piccola e che avevo elaborato dopo quasi 30 anni.

Fontcuberta provocatoriamente spesso afferma che “la realtà non è il contrario della finzione. Anzi. La finzione è il ponte per comprendere la realtà”. Che ne pensi?
Corcordo con Joan Fontcuberta.

Nella riformulazione del concetto di autore che proponi con alcuni tuoi progetti (20.12.53 – 10.08.04) qual è il ruolo dello spettatore?
Non mi aspetto niente dallo spettatore, voglio che ognuno sia libero d’interpretare il lavoro con la propria conoscenza. In ogni mio progetto tengo anche conto dello spettatore, ovviamente, ma cerco sempre di pormi in una posizione di rispetto pur manipolando le immagini.

Qual è l’anima di una fotografia? La sua parte immortale?
Posso solo riflettere sul fatto che oggi mi sembra di vedere due anime diverse nella fotografia, una più statica e una più fluida che appartiene al presente. Forse è per questo che non riesco a risponderti sull’aspetto immortale della fotografia.

Ci racconti la genesi di Da buio a buio?
Durante l’infanzia mi sono state raccontate da mia madre delle storie veramente accadute in alcune zone della Maremma da cui provengo. Ma è stato solo nel 2005, mesi dopo la perdita di mia madre, che mi tornarono in mente questi racconti. Le storie parlavano di una bambina-cinghiale, di un lupo mannaro, di un uomo nudo che trascinava un sasso per i campi del mio podere e di un bambino che aveva in grembo il suo gemello. In seguito sono andata alla ricerca delle loro origini parlando con parenti e vicini che fossero a conoscenza di queste storie. Di versione in versione sono arrivata alla verità, purtroppo deludente rispetto a come conoscevo i racconti. Quindi ho voluto creare una documentazione visiva alle storie rielaborandole in parte con le nuove testimonianze di cui ero venuta a conoscenza.

Su quali progetti ti stai concentrando ora?
Sto lavorando a un progetto nuovo ma sono ancora in fase di ricerca e preferisco non parlare. Ho invece da poco terminato un lavoro che mi ha impegnato per diverso tempo dove ho composto un paesaggio fatto con tutti i singoli pezzi geometrici e simboli delle bandiere di tutti gli stati del mondo. La bandiera “Monda Flago” che in esperanto significa bandiera del mondo è stampata sulla stoffa Ratti nel formato 6 x 1,45 metri. Adesso la bandiera è esposta alla mostra collettiva “Antonio’s Dream: A Journey Through Art and Textile”, della Fondazione Ratti in villa Olmo a Como.

Info:

www.

Cover image: Moira Ricci, Da buio a buio, film amatoriale girato in super8, 1981, realizzato dal signor Franco Bruni, Montiano, nel corso di una battuta di caccia notturna con il padre, still da video, 2009, courtesy l’artista

Moira Ricci, (I gemellini) Giannino sul seggiolino, data incerta, cornice originale, foto proveniente dall’archivio del signor Quinto Perugini, 2015, courtesy l’artista

Moira Ricci, Bambina cinghiale con il cane,1944; cornice originale; foto proveniente dalla bottega del fotografo di Magliano in Toscana, courtesy l’artista

Moira Ricci, Da buio a buio, video girato in VHS, estate 1982, realizzato da mio cugino Francesco Ricci, loc. Collecchio, Magliano in Toscana, riversato su digitale, still da video, 2009, courtesy l’artista

Moira Ricci, Ritratto di Vasco Lumediluna adolescente; data incerta; cornice originale; foto proveniente dalla famiglia Leandri che ha conservato le foto  trovate nella casa a Montiano acquistata dalla famiglia Lumediluna, courtesy l’artista


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