Da qualche tempo, a Venezia, si accende (letteralmente) un evento interessante: Murano illumina il mondo, che quest’anno ritorna per la sua terza edizione, e la città finge sorpresa, come fa sempre, ma in realtà sembra sapere da tempo che quando dodici artisti e designer internazionali decidono di unirsi alle fornaci più celebri dell’isola, qualcosa di irrimediabile succede. È il vetro, materia antica e capricciosa, che torna a parlare con voce nuova sotto le Procuratie Vecchie: non più lampadari, o non solo, ma creature sospese che trasformano l’aria stessa. Il Comitato Scientifico ha selezionato dodici artisti per prendere l’idea di lampadario, stringerla fino a farla scricchiolare e portarla a diventare qualcos’altro.

“TransFormation”, artista Deborah Czeresko, maestri Giorgio Valentini, Claudio Zama e Massimiliano Schiavon + Wili Bardella (moleria), fornace Massimiliano Schiavon Art Team. Ph. Giorgio Bombieri
Così Simone Crestani, con Berengo Studio, crea un ramo in fiore che attraversa la forma classica del lampadario destabilizzandola e poi ricomponendola, trasformando Primavera d’Oriente in un organismo che sembra cresciuto, più che costruito. Ru Xiao Fan immagina una gabbia in cui alcuni uccelli restano e altri scappano, e lo fa insieme a Effetre e Seguso Gianni, creando Intérieur/Extérieur, una riflessione sospesa sul coraggio e sulle gabbie invisibili che tutti abitiamo senza accorgercene. Joana Vasconcelos, con Berengo Studio, non prova neanche a essere discreta: Cuore Infinito pulsa, vibra, sembra un cuore vero che ha trovato rifugio sotto gli archi della piazza. Lucio Bubacco costruisce invece una sorta di orchestra celeste: trenta bracci, cinquanta angeli, Musica Angelica, un’opera che si sviluppa su tre livelli come una scala verso un altrove luminoso.

“Colpo di vento”, artista Kimiko Yoshida, maestro Gianni Seguso, fornace Seguso Gianni Murano. Ph. Giorgio Bombieri
Chahan Minassian con Nicola Moretti Murano sceglie il contrario: Acqua Rings è essenziale e fluido, dischi sovrapposti che ricordano i cerchi sull’acqua quando lanci un sasso e per un attimo il mondo si apre. Michela Cattai e Simone Cenedese guardano le maree e trasformano i loro ritmi in vetro con Trama di Luce. F. Taylor Colantonio, insieme a Signoretto e Salvadore, mescola archivio e immaginazione per Pool of Light, un raggio di sole intrappolato in un vortice lagunare. Massimo Micheluzzi dà vita a Calamaro, un lampadario che è anche un animale, un tentacolo di vetro che sembra muoversi anche se non può. Christian Pellizzari con Salviati mette insieme antiche tecniche Rezzonico e micro-LED modernissimi per Nature Rebirth, un’opera che parla di cicli e fragilità. Irene Cattaneo con Amadi costruisce lune in miniatura per The Observatory. E infine la Scuola Abate Zanetti con Eros Raffael firma Life’s Meaning, un lampadario corale fatto di foglie e filamenti blu che raccontano il tempo e la continuità della vita.

“Venetian Wavebreakers Chandelier”, artista Hans Weigand, maestro Nicola Causin, fornace Berengo Studio. Ph. Giorgio Bombieri
Tutte le opere sono state progettate con attenzione chirurgica: pesi, misure, strutture, perché qui di fragile non c’è solo il vetro, ma anche il luogo che le ospita. A sostenere tutto questo c’è un sistema complesso – Comune di Venezia, The Venice Glass Week, Camera di Commercio, Musei Civici, Fondazione Cini, Pentagram Stiftung, Istituto Veneto, Promovetro Murano, Bevilacqua La Masa – e persino Caffè Lavena, sponsor dell’inaugurazione, quasi a ricordare che in questa città anche un caffè può essere un atto culturale. In un mondo in cui l’illuminazione è diventata una questione di schermi e dispositivi, è confortante pensare che dodici lampadari nati da mani, fiato, fuoco e pazienza possano ancora trasformare una piazza intera. A volte, per cambiare una città o almeno il suo umore, basta accendere qualcosa che non si era mai visto prima.
Info:
AA.VV., Murano illumina il mondo 2025
21/11/2025 – 1/03/2026
Piazza San Marco, Venezia
www.comune.venezia.it

Artista e curatore indipendente. Fondatore di No Title Gallery nel 2011. Osservo, studio, faccio domande, mi informo e vivo nell’arte contemporanea, vero e proprio stimolo per le mie ricerche.



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