Nataša Kos. The soft and the indistinct

Venerdì 8 novembre 2019, h 18.00, al Museo d’Arte Moderna Ugo Carà di Muggia s’inaugura la mostra “Araldi della storia” con le opere di Nataša Kos e Giovanni Pulze. La mostra è realizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune all’interno del progetto del PRACC che l’Amministrazione comunale ha varato già nel 2007.  Di questa mostra e del suo lavoro ne parliamo con la fotografa Nataša Kos.

Iniziamo con una breve biografia…
Sono nata nel 1971 e il linguaggio della fotografia ho iniziato a praticarlo per caso, qualche anno fa, quando ho avuto la mia prima vera fotocamera. La mia prima mostra personale dal titolo “On My Way” è stata nel 2014 presso la Galerija Murska Sobota. A questa è seguita, l’anno successivo, la partecipazione alla Biennale Nazionale dei Fotografi sloveni presso il Kosovo Jesenice Manor. Poi le mostre si sono susseguite; ne ricordo alcune: al Castello di Negova, presso la Galleria AQ, la Galleria Niko Ignjatič e AXX di Celje, presso la Städtische Galerie im Theater, Ingolstadt, in Germania. Quest’anno ho avuto una personale presso la TIR Mostovna Gallery di Nova Gorica.

E riguardo al tuo abitare a Murska Sobota?
In effetti, sono “immigrata” a Murska Sobota perché vengo da un piccolo villaggio chiamato Krog. The Circle e Murska Sobota si trovano nel Prekmurje, che è la “provincia” più orientale della Slovenia, dove la pianura si dilata, ma si possono vedere piccole colline alla fine dell’orizzonte…  potrei parlare del Prekmurje per ore. Ecco le persone più amichevoli, le persone migliori, qui “respirano” alla vecchia maniera, ma con un tocco nuovo, moderno… Quindi sì… il Prekmurje è la mia nostalgia e la mia ispirazione. Forse tutta questa nostalgia si riflette in alcune mie foto, in particolare in quelle in bianco e nero. Se mi chiedi della vita artistica a Murska Sobota e in Slovenia bisogna dire che la Slovenia ha una storia artistica meravigliosa e vanta artisti di fama mondiale. Tuttavia, a volte, ho la sensazione che la Slovenia sia un po’ matrigna, ma queste sono disquisizioni politiche. Il Prekmurje ha “inviato” al mondo tanti bei nomi: Štefan Kološa, un eccellente virtuoso della fotografia in bianco e nero, e pittori come Ludvik Vrečič, Ladislav Danč, Franc Mesarič, Sandi Červek, fino a quelli più giovani come Matjaž Geder e Gregor Purgaj. E devo ammettere che tutti noi parliamo il ​​linguaggio artistico dell’anima solitaria e malinconica del Prekmurje.

Pensi di avere sufficienti sostenitori?
Per natura sono un’anima umile e mi ci è voluto un po’ di tempo per abituarmi a tutta questa attenzione nei confronti del mio lavoro. Inoltre il lavoro svolto dallo staff della Galerija Murska Sobota è davvero lodevole e molto apprezzabile. Certo, all’inizio ci vuole molto coraggio e ho la sensazione che in genere gallerie e spazi artistici, non abbiano orecchio per l’artista all’inizio del suo viaggio, quindi non c’è molto da sperare in reali supporti economici.

Puoi darci dei punti di riferimento del tuo mondo fotografico?
Le mie fotografie sono in definitiva degli autoritratti e parlano della mia vita come espressione artistica, come dialogo con il sé interiore, esplorando sentimenti e pulsioni intime.
Particolarmente personale è la serie “Quale è la tua ragazza?” Con la serie “Malinconia in rosso” ho poi voluto mostrare uno stato di malinconia, depressione, persino intorpidimento. Questa serie è qualcosa di speciale, anche a causa dei letti che ricordano un ex ospedale o addirittura un cinguettio. Importante per me è raccontare la storia attraverso lo scatto  fotografico, permettendo allo spettatore di capire e sentire la storia. Invece i miei paesaggi in bianco e nero sono più sommessi, estetici e minimalisti, appoggiati su sé stessi, occhi, pensieri e anima. Ho poi usato la tecnica della sfocatura e l’argomento di questa serie è lo schermo televisivo, da intendersi come una finestra del mondo sul proprio appartamento, quindi una finestra all’inverso. Attraverso questa finestra entrano diversi luoghi e diverse ombre inquietanti. Non si tratta di immagini vere, ma piuttosto di riflessi smaterializzati di incubi immaginari e universali. Tutte queste immagini sono sfocate come se fossero viste attraverso un vetro spesso. In questa serie, i “mostri” sono informi e parlano dell’inutilità di relazioni e comunicazioni umane autentiche, e sono sostituiti dalla dipendenza e dalla dipendenza di una persona che si annoia e muore sul divano, intrappolata nella tragica cornice della casa e del tempo libero. Il mondo claustrofobico, attraverso il quale vagano i contorni nebbiosi, crea immagini proprie, in cui attira anche lo spettatore e si riflette come paura umana.

Ci sono autori con i quali avverti delle affinità?
Certo, ci sono molti autori con cui posso identificarmi. Per esempio mi piace ricordare il fotografo americano Roger Ballen. Studiando le sue fotografie, ho scoperto che noi due, senza conoscersi, stavamo esplorando il “lato oscuro” dell’uomo.

Che cosa stai preparando per la mostra al Museo Ugo Carà di Muggia?
Preparerò una sintesi delle mie ultime serie fotografiche e le presenterò in sequenza non regolare. Il filo rosso sarà la malinconia e l’oscurità.

Nataša Kos, Photo from the series “Dolgočasje s kavča” 2018, color print on paper, cm 30 x 40, courtesy Galerija Murska Sobota

Nataša Kos, Photo from the series “Mimobežnost” 2018, b/w print on paper, cm 40 x 60, private collection

Nataša Kos, Photo from the series “Dolgočasje s kavča” 2018, color print on paper, cm 30 x 40, courtesy Galerija Mesta Ptuj

Nataša Kos, Photo from the series “Melanholija v rdečem” 2017, color print on paper, cm 40 x 60, courtesy Minimu