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Nove artisti (e un gallerista) che ci hanno convin...

Nove artisti (e un gallerista) che ci hanno convinti ad Arte Fiera 2026

C’è stata anche la dolorosa questione iraniana nell’appena conclusa 49esima edizione di Arte Fiera a Bologna, anno domini 2026 (la prima firmata dal nuovo direttore Davide Ferri). Il rinnovato padiglione esterno Esprit Nouveau, esatta riproduzione di quello parigino firmato da Le Corbusier, ha ospitato infatti una (molto) concettuale e potente installazione/performance dell’artista franco-iraniana Chalisée Naamani.

Foto 1 Chalisée Naamani,"Wardrobe", Padiglione de l'Esprit Nouveau, Bologna, 2026. Un progetto di Arte Fiera in collaborazione con Fondazione Furla,  ph credits Team99, courtesy l'artista e Ciaccia Levi (Parigi-Milano)

Chalisée Naamani,”Wardrobe”, Padiglione de l’Esprit Nouveau, Bologna, 2026. Un progetto di Arte Fiera in collaborazione con Fondazione Furla,  ph credits Team99, courtesy l’artista e Ciaccia Levi (Parigi-Milano)

Proposta dalla Fondazione Furla, “Wardrobe” è un’installazione composta da una moltitudine di custodie di abiti tutte bianche e uguali, intervallate da alcuni dei capi di abbigliamento colorati che fanno parte da tempo della poetica artistica di Naamani. MaWardrobe” non vuol dire solo indumento e guardaroba: allargando l’etimo, la parola accoglie anche il senso di custodire, di proteggere i corpi, quegli stessi corpi che, eroicamente e tragicamente, il popolo iraniano (soprattutto femminile) sta mettendo davanti alla violenza di regime. La performance collegata a “Wardrobe” ha visto l’artista impegnata a stirare e anche qui si possono individuare molteplici livelli di lettura: l’abitare prevede azioni quotidiane, alcune delle quali sono associate dalle convenzioni sociali alla cura femminile.

Gabrielle Goliath, “Beloved (Pauline II)”, 2024, oil pastel on paper, 152 × 112 cm; 168 × 128 × 7 cm framed; Marcello Maloberti, “KOLOSSAL”, 2026, Traffic signal, galvanized steel tubes, steel chains, photo credit: t-space, courtesy Galleria Raffaella Cortese

Gabrielle Goliath, “Beloved (Pauline II)”, 2024, oil pastel on paper, 152 × 112 cm; 168 × 128 × 7 cm framed; Marcello Maloberti, “KOLOSSAL”, 2026, Traffic signal, galvanized steel tubes, steel chains, photo credit: t-space, courtesy Galleria Raffaella Cortese

Gabrielle Goliath è un’artista sudafricana di recente vittima di un clamoroso caso di censura. Il suo progetto di realizzazione del padiglione sudafricano all’imminente Biennale di Venezia è stato annullato per decisione governativa e si sospetta che tale retromarcia sia stata determinata dalla presenza di riferimenti al genocidio operato da Israele a Gaza. L’artista è rappresentata in Italia, e dunque in fiera, da Galleria Raffaella Cortese, seconda tappa di questa personale ricognizione, galleria che tra l’altro conta in scuderia anche l’installazione site-specific di benvenuto posta all’ingresso della Fiera. Intitolata “Kolossal” e realizzata da Marcello Maloberti, inaugura la novità introdotta dalla nuova direzione fieristica di Davide Ferri del Preludio, ovvero di opere d’arte commissionate a importanti artisti italiani contemporanei (in questo caso, molto significativamente, Maloberti ha installato un vero segnale stradale indicante Bologna, con ancora le zolle di terreno alle radici, sollevato verso il cielo alto da una gru). Sempre legate a una rappresentazione politica dell’arte, le opere di Gabrielle Goliath che abbiamo visto esposte nello stand della galleria milanese rappresentano un dittico, minimale nello stile, che omaggia la forza motrice della lotta quotidiana femminile per un mondo migliore. “Beloved” è la serie progettuale di appartenenza dei due grandi disegni in olio e pigmento che, effettivamente, colpiscono per il contrasto tra stile minimale del tratto su carta e forza del messaggio.

Rabih Mrouè, “No surprises after that evening”, 2025, tecnica mista su carta, 20 x 20 cm ciascuno, courtesy l'artista e Laveronica Arte Contemporanea

Rabih Mrouè, “No surprises after that evening”, 2025, tecnica mista su carta, 20 x 20 cm ciascuno, courtesy l’artista e Laveronica Arte Contemporanea

Sempre il tema di Gaza è al centro di una doppia proposta molto interessante esibita dalla Galleria Laveronica di Modica. Malak Mattar e Rabih Mrouè sono entrambi artisti radicalmente legati alla causa palestinese, vista con due espressività affini e differenti. L’affinità che lega i due, oltre alla decisiva comunanza di origini, è lo stile molto minimale di rappresentazione della tragedia palestinese (con sguardo ampliato da Mattar anche al Medio Oriente): Malak Mattar infatti si esprime su cartoline, mentre Rabih Mroué su carta poco più grande di una cartolina. Il cuore della loro arte sta in ciò che rappresentano: Mattar, artista donna di Gaza che vive a Londra dal 6 ottobre del 2023 (cioè dalla vigilia dell’attacco di Hamas), traccia in queste opere la tragedia con uno stile che potremmo definire più naïf, mostrandoci piccole scene colorate che magnetizzano lo sguardo di chi osserva grazie al portato gigantesco racchiuso dentro piccole dimensioni. Mroué, nato in Libano e residente a Berlino, ha uno stile espressivo più maturo con cui ci mette davanti agli occhi figure umane in stato evidente di sofferenza, con una forza che è luminosa nonostante anche in questo caso la minorità spaziale.

Tullio Brunone, "Arsenale", tecnica mista e collage su cartoncino 50 x 70 cm, ph. credits, Archivio Tullio Brunone, courtesy Galleria Clivio

Tullio Brunone, “Arsenale”, tecnica mista e collage su cartoncino 50 x 70 cm, ph. credits, Archivio Tullio Brunone, courtesy Galleria Clivio

Ancora arte politica è quella che abbiamo visto nello stand della galleria parmigiana (e milanese) Clivio. Di notevole impatto è la presentazione di alcune opere a tecnica mista e fotografiche di Tullio Brunone, italiano originario di Alessandria d’Egitto, artista tra i fondatori dell’LCM, Laboratorio di Comunicazione Militante. Ciò che interessa a Brunone è il tema della comunicazione, declinato con notevole capacità tecnica e robusto corpus concettuale. La capacità di manomissione e manipolazione del messaggio, l’incapacità di discernimento dell’osservatore sono i cardini della riflessione e della proposta artistica di Brunone, che ha in “Arsenale” un vivido esempio della sua teoria e conseguente prassi artistica. Un carabiniere, in tipica posa da sequestro di armi, in realtà maneggia e ha di fronte a sé sul tavolo innocui strumenti musicali e oggetti d’uso quotidiano, creando un effetto di spaesamento perdurante e capace di penetrare nella percezione del fruitore.

Aleksandar Petkov, “15_04_2026”, 2025, cemento, pigmenti, farina, plastica, base in ferro zincato, 107,5 x 19 x 14 cm, courtesy l'artista e Galleria Studio G7, Bologna

Aleksandar Petkov, “15_04_2026”, 2025, cemento, pigmenti, farina, plastica, base in ferro zincato, 107,5 x 19 x 14 cm, courtesy l’artista e Galleria Studio G7, Bologna

Arte più estetica è quella del giovanissimo Aleksandar Petkov, artista bulgaro di origine e residente da tempo a Bologna. Proposto dalla bolognese Galleria Studio G7 e tra i vincitori della residenza VIR Viafarini-in-residence, di Petkov abbiamo visto in esposizione alcuni monoliti e un progetto di ghiaia site specific. Di particolare interesse è l’unione di elementi molto duri (e concreti, come da etimologia), quali il cemento, con elementi organici collocati nelle fenditure della durezza. L’effetto sul visitatore è vibrante, il rigore costruttivo delle sculture/installazioni di Petkov si ammorbidisce allo sguardo, emanandoci un linguaggio primordiale e ancestrale caratterizzato da una essenzialità di elevato impatto.

Cristian Chironi, “Offside #4”, 2007, analogue silver salt printing, 73 × 98,5 cm, courtesy l'artista e Ncontemporary

Cristian Chironi, “Offside #4”, 2007, analogue silver salt printing, 73 × 98,5 cm, courtesy l’artista e Ncontemporary

Arte compositiva e profondamente illuminata dallo sguardo umano è quella di Christian Chironi, nuorese classe 1974. Presentato da Ncontemporary di Milano, nella sezione Fotografia di Arte Fiera 2026, Chironi è autore di un interessantissimo progetto sul calcio, dall’emblematico titolo di “Offside”, ovvero fuorigioco, che ha per protagonista il dilettantismo calcistico. Centrale nella sua tematica è il rapporto con le squadre minori sarde e con chi, come Pier Paolo Pasolini, praticava il calcio nei campetti di borgata. Il fotografo stampa una gigantografia della fotografia prescelta e poi completa l’opera d’arte raffigurandosi come elemento aggiunto a grandezza naturale. L’impatto sul fruitore è davvero spiazzante: la scala di grandezza 1:1 rende molto verosimile l’allargamento della scena a un giocatore vivente e la dimensione del tempo diventa oscillante tra il vintage e la contemporaneità.

Yuchu Gao, “Bearing Capacity”, 2024, exhibition view at Akademie der Bildenden Künste München, Munich, DE, courtesy l'artista ed ERMES

Yuchu Gao, “Bearing Capacity”, 2024, exhibition view at Akademie der Bildenden Künste München, Munich, DE, courtesy l’artista ed ERMES

Nella sezione Prospettiva, che esalta meglio il titolo generale di Arte Fiera 2026, quel “Cosa sarà” che richiama a un futuro prossimo dell’arte, tra le proposte più interessanti c’è stata quella della galleria romana ERMES. L’artista cinese donna Yuchu Gao, classe 1993, è infatti protagonista di un ampio progetto dal titolo di “Bearing Capacity” (in ingegneria, capacità portante), affascinante serie artistica che richiama le Cariatidi greche. Il carboncino su carta la fa da padrone ed è molto interessante il confronto tra una tecnica minimale con un tema così ampio, tra figure femminili raffigurate in chiave multietnica e la complessità di un mondo attuale così etnicamente composito. Se le Cariatidi greche dovevano sopportare l’architrave dell’edificio, moltissime donne contemporanee sono la forza motrice della società dell’oggi e Yuchu Gao, forte di una notevole preparazione culturale, ce le mostra con una forza che va oltre la bidimensionalità della raffigurazione.

Emilio Mazzoli ad Arte Fiera 2018, ph. Rolando Paolo Guerzoni, courtesy Galleria Mazzoli, Modena

Emilio Mazzoli ad Arte Fiera 2018, ph. Rolando Paolo Guerzoni, courtesy Galleria Mazzoli, Modena

Affiancati dalla scena agreste dell’omonimo quadro di Sandro Chia, ho incontrato Emilio Mazzoli, editore e gallerista classe 1942 e fondatore della Galleria Mazzoli di Modena sin dal 1977. Mazzoli, uomo schivo e dai toni molto garbati, ha ricevuto il Premio alla carriera dall’Angamc, l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, rispetto alla quale il gallerista ha espresso gratitudine perché è un premio per lui inatteso e, ancor di più, per la rivendicazione dell’abbassamento dell’iva che, grazie allo straordinario impegno di Angamc, è oggi in Italia al 5%. Emilio Mazzoli, non solo per ragioni anagrafiche, appartiene a quella generazione che ha costruito il canone artistico italiano degli ultimi cinquant’anni, intuendo e sostenendo la capacità espressiva e la possibile affermazione di alcuni dei nomi più importanti di questi decenni. Una sorta di quotidiana prassi del “Cosa sarà” sin dal 1977.

Info:

www.artefiera.it


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