Cosa accade quando i fenomeni ordinari si manifestano come una rete complessa di fatti, maniere, scoperte attuali o storiche? Cosa succede quando si dà spazio alla natura effimera della vita? Nulla Due Volte, una suggestione dell’omonima poesia di Wislawa Szymborska, si presenta come un’antologia dell’unicità dell’esistenza in tutte le sue forme: naturale, umana, creata dall’essere umano e in forma ibrida. Sei artiste e artisti si intrecciano in un elogio della straordinaria singolarità della vita, degli eventi irripetibili che svaniscono prima ancora di essere testimoniati e del tentativo di documentarli una volta già accaduti. Il percorso espositivo si sviluppa nella Galleria Astuni come un labirinto di incontri consapevoli e sensibili.

AA.VV.,”Nulla Due Volte”, installation view, ph. Manuel Montesano, courtesy Galleria Enrico Astuni Bologna
Le opere di Daniele Di Girolamo appaiono come creature viventi e strutture in movimento che chiedono di essere studiate ed esperite per essere comprese appieno. La serie Sleeping Baroque (2024) nasce da un tripudio di incontri tra ciò che sta dentro e fuori i loro ambienti. Ogni piega e torsione, interna o esterna, ogni tensione e distensione, racconta i gesti che hanno dato vita all’opera: evocano la sua creazione attraverso la reminiscenza formale e tattile di un evento irripetibile e della sua assenza palpabile. Di Girolamo stimola anche la percezione uditiva con Sending a Letter for Sanding Words (2022), un carillon naturale ed espansivo che sembra aprire un varco verso un’altra dimensione. Tale installazione risonante evoca uno spazio piuttosto specifico e ancestrale, uno spazio che solo l’artista sa come far emergere con l’alchimia dei materiali. Accanto a Sleeping Baroque, Anthropic Cloud di Martin Romeo – una scultura (2022) e un video interattivo (2023) – porta l’attenzione sull’impatto antropogenico sul pianeta e sui fenomeni naturali. Le sue opere producono un effetto inaspettato per cui prima confondono, poi rivelano un significato più profondo: come può non condensare l’umidità dentro una nuvola? Un video interattivo che si rifiuta di rispondere agli stimoli del visitatore? Insieme alla scultura e al video Atmosphere (2024), in questi lavori l’impatto umano risulta altresì la scintilla che innesca un processo suscettibile, che diffonde luce – o forma nubi digitali – come prova vivente dell’interazione immediata e in continua trasformazione tra i regni della natura, il digitale e l’umano.

AA.VV.,”Nulla Due Volte”, installation view, ph. Manuel Montesano, courtesy Galleria Enrico Astuni Bologna
Gli habitat di Thomas Berra emergono in Le luci delle stelle chiare come un rifugio capovolto (2025), In quel corridoio di cielo notturno (2025) e Figura umana nei campi con sigaretta (2024), e mostrano l’accoglienza di coloro che sono spesso rifiutati ed esclusi. Vi è un forte riferimento a Éloges des vagabondes di Gilles Clément: nei dipinti di Berra la figura umana diventa vivida quanto i paesaggi potenti e imprevedibili delle piante vagabonde. Queste specie indesiderate non errano in cerca di un ancoraggio, bensì per diffondere la propria essenza in un mondo onirico e surreale; qui l’umanità capita di essere preziosamente diversa come le piante infestanti: un’unicità tale che lo spettatore le cerca, umano ed erbaccia, non per estirparli, ma per ammirare tale giardino etereo. Un altro paesaggio sorge dagli strati della storia presente, dove lo sguardo riesuma ritrovamenti inattesi. Martina Biolo realizza un’archeologia contemporanea con cui esalta oggetti domestici del passato recente. DOVE RIPOSA (2025) e Parlo di noi (2023) sono sculture che preservano ciò che rischia di essere dimenticato dal loro stesso creatore. Materiali, tradizioni e gesti vengono salvati affinché possano sedimentare nella memoria, aggrappandosi a una storia che altrimenti abbandonerebbe l’irrilevante. Eppure, questi oggetti sono tutto fuorché irrilevanti: generano eventi, trame, rituali; sono tanto rivelatori da essere visti dall’artista e conservati come tesori dissotterrati.

AA.VV.,”Nulla Due Volte”, installation view, ph. Manuel Montesano, courtesy Galleria Enrico Astuni Bologna
Antonio Fiorentino risulta essere un catalizzatore dei processi organici, co-autore e assistente della natura. Le sue sculture Opusmaris (2013) e la serie di cianotipie Untitled (2024) testimoniano l’incontro trasformativo tra luce, acqua marina e l’artista stesso. Ogni opera è una fotografia materica, un evento singolare che cattura la presenza di Fiorentino ogni volta in modo nuovo e diverso: la sua ombra all’alba nelle cianotipie, la sua resa al tempo e alle forze della natura nelle sculture. Lose Voice Toolkit (2024) nasce come ricerca sulle possibilità del linguaggio, un tentativo di trovare un metodo liberatorio di comunicazione e relazione con l’altro, capace di afferrare l’esistenza senza imprigionarla in forme limitanti. Per questo Adele Dipasquale si rivolge al bacino di candidati più adatti: i bambini. E fu così che gli studenti della scuola elementare di Farfallopoli (classi IB e IC Scuola Gino Strada, Torino) rivelarono un’alternativa potente al convenzionale linguaggio umano. A cosa servono le parole quando esistono silenzi e suoni, movenze e sguardi colmi di meraviglia e sorprendente semplicità? Basta sedersi e assaporare l’esperienza, raccogliere l’incanto e sperare di perdere la propria voce..
Info:
Nulla Due Volte: Thomas Berra, Martina Biolo, Daniele Di Girolamo, Adele Dipasquale, Antonio Fiorentino, Martin Romeo
a cura di Annalisa Biggi, Isabella Falbo
26/6 – 27/9/2025
Galleria Enrico Astuni
via Iacopo Barozzi, 3 – Bologna
www.galleriaastuni.net

Ayleen Ivonne Liverani, operatrice culturale negli ambiti dell’edu-curatela e della mediazione. Attiva tra Italia e Messico, indaga l’ambiente dell’arte in quanto spazio di esplorazione e interrogazione e come opportunità di creazione e narrazione di immaginari alternativi.



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