READING

Nulla tace del tutto: Yuko Mohri a Pirelli Hangar ...

Nulla tace del tutto: Yuko Mohri a Pirelli Hangar Bicocca, Milano

Che rumore fa la polvere che si deposita? Quale ritmo nasce da un frutto che si deteriora? È possibile ascoltare l’umidità, il magnetismo, la gravità, l’attrito? E cosa accade se a orchestrare questi fenomeni non è un musicista, ma un insieme di elementi comuni come acqua, specchi, guanti, ombrelli, cavi elettrici, tubature improvvisate? L’universo di Yuko Mohri si apre da qui, da domande che, nonostante sembrino ingenue e assurde, rivelano la possibilità di trasformare l’impercettibile in soglia poetica. Entrare nelle sue installazioni significa abbandonare le definizioni di arte, musica e scienza per lasciarsi trasportare in un paesaggio instabile, dove ogni elemento vibra, risonanze e collisioni si moltiplicano, e lo Shed di Pirelli HangarBicocca diventa un organismo vivo che pulsa di energie apparentemente invisibili.

Yuko Mohri, “Moré Moré (Leaky): Variations (Flow #1, Flow #2, Flow #3), 2018 (detail); “Decomposition“, 2021- ongoing (detail), installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025. Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan, photo Agostino Osio

Yuko Mohri, “Moré Moré (Leaky): Variations (Flow #1, Flow #2, Flow #3), 2018 (detail); “Decomposition“, 2021- ongoing (detail), installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025. Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan, photo Agostino Osio

Entanglements, la più ampia personale europea dedicata all’artista giapponese, curata da Fiammetta Griccioli e Vicente Todolì, non è solo un titolo ma una dichiarazione d’intenti: tutto è intreccio, nulla è definitivo. Mohri si muove lungo una soglia in cui rigore e imprevedibilità si incontrano: attinge a fenomeni effimeri – umidità, calore, magnetismo – e li intreccia con errori, improvvisazioni e abbandoni, generando organismi che non aspirano a una forma compiuta, ma trovano il loro equilibrio nella precarietà. Le radici del suo lavoro affondano tanto nelle arti visive e nell’Intermedia Art quanto nella scena punk sperimentale, e da questa doppia appartenenza nascono installazioni cinetiche e site-specific che si comportano come partiture invisibili. Oggetti domestici, come guanti, ombrelli, frutta, utensili, diventano attori di un teatro ironico e instabile, eredi lontani di Duchamp, Tinguely, Calder e del mondo Fluxus, dove ogni processo resta aperto, disponibile all’imprevisto.

Yuko Mohri, “Flutter”, 2018/2025, installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025. Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan, photo Agostino Osio

Yuko Mohri, “Flutter”, 2018/2025, installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025. Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan, photo Agostino Osio

Non si tratta di opere da contemplare, ma di ecosistemi percettivi, nei quali il corpo si muove guidato ora dall’ascolto, ora dalla vista. È un’esperienza che richiama la musique dameublement di Erik Satie, diffusa e non invasiva, e che trova risonanza nelle filosofie della percezione: qui, come suggerirebbe Merleau-Ponty, lo spettatore non si pone di fronte a un oggetto ma partecipa a un campo sensibile, incidendo sugli equilibri e sulle reazioni dell’opera a ogni gesto, in un processo che ricorda quello descritto da Gilbert Simondon nella teoria dell’individuazione. In questo orizzonte il rumore smette di essere scarto e si fa linguaggio: il fruscio della carta, il cigolio di un ingranaggio, il ronzio di un motore, il battito metallico di un piatto o di un rullante, il gorgoglio dell’acqua si rivelano presenze vive.

Yuko Mohri, “Entanglements”, exhibition view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025. Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan, photo Agostino Osio

Yuko Mohri, “Entanglements”, exhibition view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025. Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan, photo Agostino Osio

È per questo che a mio avviso Entanglements entra in risonanza con la bioacustica. Se Karen Bakker, ne I suoni segreti della natura (Feltrinelli, 2023), ha mostrato come funghi, coralli, piante e insetti producano un vasto repertorio sonoro che sfugge all’orecchio umano, Mohri non si limita a documentare tali fenomeni: li rielabora in dispositivi ibridi, dove elementi naturali, come i pesci in un acquario, convivono con sistemi artificiali complessi. Le sue installazioni non sono organismi unitari, ma costellazioni di meccanismi eterogenei che generano eventi sonori e visivi imprevedibili, trasformando l’eco della natura in materia estetica e invitando a un “ascolto profondo” dell’ordinario. Le opere in mostra proseguono questa ricerca: in I/O la polvere raccolta su rotoli di carta diventa sequenza sonora; in Decomposition il decadimento dei frutti si traduce in energia luminosa; in You Locked Me Up in a Grave… una scala a chiocciola sospesa apre a cosmologie inattese; in Magnetic Organ campi elettromagnetici vibrano in un frinire instabile; in Moré Moré (Leaky) l’acqua, guidata da condutture precarie, svela la propria imprevedibilità creativa. Non sono installazioni nel senso tradizionale, ma laboratori vitali dove le cose parlano, ricordandoci che la realtà è fatta di micro-comunicazioni incessanti.

Yuko Mohri, “You Locked Me Up in a Grave, You Owe Me at Least the Peace of a Grave”, 2018, installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025. Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan, photo Agostino Osio

Yuko Mohri, “You Locked Me Up in a Grave, You Owe Me at Least the Peace of a Grave”, 2018, installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025. Courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan, photo Agostino Osio

Come scriveva Charles Ives nel suo saggio visionario del 1933 “Music and its future” l’ascoltatore, davanti a un paesaggio, può scegliere se guardare il cielo, le nuvole o l’orizzonte: allo stesso modo nelle opere di Mohri ciascuno compone la propria esperienza, tessendo connessioni personali tra suoni, forme e ritmi. Entanglements è un invito a percepire l’energia nascosta delle cose e a riconoscere l’intreccio fragile che ci lega al vivente. Seguendo Plutarco, per cui la virtù nasce dall’orecchio puro, Mohri ci spinge ad affinare i sensi e a non trascurare alcun dettaglio, insegnandoci che la bellezza, e di conseguenza la propensione ad amare la vita, non è mai compiuta ma si manifesta nella vibrazione instabile delle cose in perenne mutamento. In questo intreccio di forme, luce, movimento, energia, suono, la mostra ci ricorda che il nostro mondo non vive di certezze, ma di legami invisibili, pronti a rivelarsi a chi sappia davvero ascoltare.

Nicola Bigliardi

Info:

Yuko Mohri. Entanglements
18.9.2025 – 11.01.2026
Pirelli Hangar Bicocca,
Via Chiese, 2 Milano
www.pirellihangarbicocca.org


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.