Addentrarsi nell’opera di Alessandro Scarabello (Roma, 1979), attualmente protagonista della mostra Heretical Exercises alla CAR Gallery di Bologna, significa attraversare una soglia dove la pittura smette di rassicurare e comincia a interrogare la complessità del reale, mettendo in scena la condizione esistenziale sospesa tra ordine e caos del nostro tempo. Le tre grandi tele di recente realizzazione presentate in questa personale, accompagnate da due opere di formato più contenuto che fungono da ponte con la produzione precedente, fanno corpo unico nell’affrontare con approccio radicale la questione della rappresentazione nel nostro tempo. Qui la pittura non cerca di piacere, non offre consolazioni e non propone soluzioni, ma si configura come un campo di tensioni dove figurazione e astrazione collidono, sovrapponendosi e negandosi a vicenda in una strana concomitanza di costruzione e disfacimento. L’artista, formatosi tra l’Accademia di Belle Arti di Roma e alla Royal Academy of Fine Arts di Gand, negli ultimi tempi ha scelto di abbandonare ogni concessione ai canoni per spingersi verso una zona ancora più impervia e necessaria del fare pittura.

Alessandro Scarabello, “Heretical Exercises”, installation view at CAR Gallery, Bologna, courtesy CAR Gallery
La prima impressione, osservando questi lavori, è quella di trovarsi davanti a paesaggi urbani trasfigurati, luoghi dell’abitare umano sul punto di dissolversi o che forse sono già solo ricordi, fantasmi di una presenza. Le superfici delle tele sono attraversate da una gestualità nervosa, da pennellate veloci che non cercano la definizione ma sembrano catturarla per un attimo prima di lasciarla sfuggire di nuovo. C’è un ritmo frenetico in questi dipinti, un senso di urgenza che si traduce in sgocciolature, macchie, accumuli di materia che poi vengono scalfiti, quasi scavati, come se l’artista volesse penetrare oltre la superficie per trovare qualcosa che si nasconde al di sotto. La palette cromatica è acida, dominata da rosa shocking, gialli violenti, grigi plumbei, toni terrosi che si mescolano senza mai fondersi completamente, mantenendo una qualità di trasparenza stratificata che rende visibili in simultanea i diversi livelli temporali del dipinto. Non si tratta di velature in senso tradizionale, ma di una sorta di trasparenza solida, contraddizione in termini con cui proviamo a descrivere l’effetto visivo di queste opere.

Alessandro Scarabello, “Prometheus escapade”, 2025, oil on canvas, 170.1 x 242,5 cm, courtesy CAR Gallery
Le figure umane, quando appaiono (o meglio, traspaiono), sono presenze incerte, corpi che emergono dalla pittura come se fossero intrappolati in un processo di materializzazione incompiuto o, viceversa, come se fossero gli ultimi lacerti intellegibili di uno stadio avanzato di smaterializzazione dell’immagine. In alcune tele si intravedono sagome che corrono, in altre si percepiscono anatomie disarticolate, arti che si perdono nel flusso cromatico, volti appena accennati che subito si dissolvono. C’è qualcosa di vulnerabile in questi accenni di sagome, qualcosa che parla della condizione umana contemporanea, della nostra difficoltà a mantenere una forma stabile in un mondo che cambia a una velocità vertiginosa. Le figure di Scarabello per resistere alla forza dirompente della pittura provano a trovare un modo per adattarsi o resistere, accettando di perdere la loro coerenza anatomica per riconfigurarsi secondo la logica altra del quadro. Interessante è la presenza ricorrente di una fascia pittorica centrale orizzontale nei tre lavori più grandi, un elemento che divide lo spazio ma che al tempo stesso lo tiene insieme, ma anche una specie di barriera che protegge l’osservatore dalla pittura, impedendogli di essere risucchiato nel quadro dove con ogni probabilità farebbe la stessa fine dei corpi fantasmatici dipinti.

Alessandro Scarabello, “Heretical Exercises”, installation view at CAR Gallery, Bologna, courtesy CAR Gallery
Guardando Prometheus escapade (2025), l’opera più luminosa, dominata da aranci e gialli intensi, si ha la sensazione di assistere al movimento frenetico di indistinte figure all’interno di uno spazio che potrebbe essere una palestra, un luogo pubblico, un interno qualsiasi trasfigurato dalla forza del gesto pittorico. La materia si addensa sul lato sinistro in un agglomerato cromatico che ricorda vagamente una presenza umana, mentre il resto della composizione si apre in campiture più ampie dove il colore cola, si stratifica, lascia trasparire ciò che sta sotto. Nelle due tele più scure, Fuga (2025) e Resting Faun (2025), dove dominano i grigi, i viola profondi e i rosa più cupi, l’atmosfera si fa densa e drammatica. Le sgocciolature sono più evidenti, quasi ossessive, e conferiscono al dipinto un senso di ineluttabilità, come se tutto stesse scivolando verso il basso, verso una dissoluzione inevitabile. Eppure, c’è una resistenza in queste opere, una volontà di tenere insieme i frammenti, di dare forma al deforme, di trovare un senso anche nell’apparente fallimento della struttura. Perché questo è un aspetto fondamentale del lavoro di Scarabello: l’accettazione del fallimento come parte costitutiva del processo creativo, l’idea che ogni segno porta con sé anche la traccia della propria insufficienza.

Alessandro Scarabello, “Heretical exercise (Malanno)”, 2023, oil on canvas, 44,3 x 38,1 cm, courtesy CAR Gallery
I riferimenti alla mitologia classica presenti in alcuni titoli – Resting Faun, Prometheus escapade, Icarus – aggiungono un ulteriore livello di lettura a questi lavori. Non si tratta di una mitologia di maniera, ma di una riattivazione di quegli archetipi in chiave contemporanea, come se quei personaggi mitici fossero oggi intrappolati nella nostra realtà caotica, costretti ad adattarsi a un mondo che non riconosce più il loro statuto eroico. Il fauno riposa, ma il suo riposo sembra più simile a una resa, come la quiescenza sul ciglio della strada della vittima di un grave incidente stradale appena estratta dalle lamiere; Prometeo fugge dall’incendio cromatico che infiamma dall’interno il piano pittorico; Icaro cade, come sempre, ma oltre alle ali perde anche l’integrità del suo corpo e lo sfondo della sua caduta non è più il cielo azzurro del mito, ma un ambiente torbido e incerto. Tali suggestioni di titoli sottolineano come Scarabello sia un artista colto, intellettualmente consapevole, che costruisce i suoi dipinti non solo attraverso il gesto ma anche attraverso stratificazioni di senso che affondano nella storia dell’arte e della cultura. Guardando le due opere più piccole, Heretical Exercise (Malanno), 2023 e Icarus (2022), si comprende meglio il percorso evolutivo dell’artista. Questi lavori di poco precedenti mostrano già la tensione tra figura e astrazione, ma con una maggiore definizione, una volontà ancora presente di suggerire la riconoscibilità delle cose. Nei lavori più recenti, invece, questa volontà sembra essere stata abbandonata, sostituita da un approccio più radicale dove la figura può essere solo una memoria che si manifesta come accidente pittorico più che attraverso l’intenzione rappresentativa.

Alessandro Scarabello, “Heretical Exercises”, installation view at CAR Gallery, Bologna, courtesy CAR Gallery
Ciò che colpisce in questa mostra è l’onestà brutale con cui Scarabello si confronta con il medium pittorico. In un momento in cui molta pittura contemporanea sembra ossessionata dalla propria spettacolarità, dalla capacità di produrre immagini esteticamente seducenti, il lavoro di questo artista va controcorrente. Le sue tele sono ruvide, contaminate, non conformi allo standard. Sono dipinti che chiedono tempo, che non si danno tutti in una volta, ma rivelano strato dopo strato la complessità del loro farsi. Sono opere che parlano di un mondo precario, fatto di continui aggiustamenti, di compromessi tra ciò che vorremmo essere e ciò che le circostanze ci costringono a diventare. In questo senso, Heretical Exercises appare un titolo appropriato: ci parla dell’esercizio continuo di riposizionarsi in una realtà che cambia, della necessità a volte di essere eretici, di opporsi all’autorità del dato, della convenzione, dell’aspettativa.

Alessandro Scarabello, “Heretical Exercises”, installation view at CAR Gallery, Bologna, courtesy CAR Gallery
La qualità fisica di questi dipinti emerge soprattutto quando, avvicinandosi, si cominciano a scoprire tutti quei dettagli a distanza impercettibili: le parti dove il colore è stato raschiato via rivelando lo strato sottostante, le zone dove la tela è stata lasciata quasi a nudo, i piccoli accumuli di materia che creano rilievi inaspettati, le linee sottili che attraversano la superficie come incisioni. Questa attenzione al processo, al fare fisico della pittura, rimanda inevitabilmente a certi maestri del secolo scorso, da Piero Manai a Mattia Moreni fino a certa pittura espressionista americana, ma Scarabello non è un epigono, non ripete formule altrui. Il suo è un linguaggio personale, riconoscibile, che nasce da un’urgenza espressiva autentica e da una consapevolezza critica del proprio operare. Lasciando la galleria, dopo aver sostato a lungo davanti a questi lavori, rimane una sensazione strana, quasi di vertigine, perché il processo di indagine messo in atto dalla pittura coinvolge tanto l’artista quanto lo spettatore. Questi “esercizi eretici” ci costringono a confrontarci con la precarietà della nostra condizione, con la fragilità delle nostre certezze, con la necessità di trovare ogni volta di nuovo un equilibrio, sapendo che sarà sempre provvisorio.
Info:
Alessandro Scarabello. Heretical Exercises
27/09/2025 – 15/11/2025
CAR Gallery
Via Azzo Gardino, 14/a – Bologna
cardrde.com
Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.



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