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“Paesaggi” di Damioli e Pulze al CRAC Puglia di Ta...

“Paesaggi” di Damioli e Pulze al CRAC Puglia di Taranto

Il CRAC Puglia di Taranto ospita la mostra “Paesaggi”, con le opere di Aldo Damioli e Giovanni Pulze, a cura di Roberto Vidali, e accoglie in contemporanea la donazione di trenta opere che l’Associazione Juliet consegna agli archivi del CRAC, in occasione delle celebrazioni per “JULIET 45 YEARS”. La mostra mette a confronto due pittori italiani di impianto figurativo e concettuale che rimandano a un pensiero che va oltre la superficie della tela dipinta.

Aldo Damioli, “Venezia New York”, 2013, acrilico su tela, cm 80 x 100, courtesy l’Artista

Aldo Damioli, “Venezia New York”, 2013, acrilico su tela, cm 80 x 100, courtesy l’Artista

La traccia di fondo che unisce questi due autori si incentrata sul ruolo che il loro lavoro ha avuto nella pittura del nuovo millennio e sui rapporti che il loro processo pittorico ha con la storia dell’arte, quasi a voler infine confermare che l’onda della Transavanguardia non solo non sia passata invano, ma anche che la pittura nel corso del Novecento non è mai stata una pratica abbandonata. Negletta da alcuni critici, forse sì, dimenticata in tante mostre forse sì, eppure mai abbandonata da moltissimi autori che hanno prodotto opere squisite e in controtendenza. Si pensi a Freud e Bacon, Immendorff e Baselitz, a Stefano Di Stasio e Neo Rauch, giusto per buttare lì qualche nome altisonante. A ben vedere le connessioni più evidenti per Damioli sono con la pittura sobria di Canaletto e con le modalità ironiche di John Currin, mentre per Pulze il riferimento immediato va alla macchia impressionista di Monet, quello tardo delle “Ninfee”, e alla pittura mediale teorizzata da Gabriele Perretta.

Aldo Damioli, “Venezia New York (notturno)”, 2021, acrilico su tela, cm 50 x 40, courtesy l’Artista

Aldo Damioli, “Venezia New York (notturno)”, 2021, acrilico su tela, cm 50 x 40, courtesy l’Artista

Per ambedue siamo in presenza di un lavoro di meticolosa esecuzione, giocata sul dettaglio e sulla forma, sulla prospettiva e sul capriccio, da intendersi come spunti capaci di fornire il pretesto all’invenzione e all’evasione, oltre che a una narrazione convincente e avvincente, a una narrazione comprensibile e che parla al cuore e all’occhio. Ciò vale a dire che queste opere non parlano solo la lingua del realismo fotografico, ma si appigliano ai ganci della fantasia e dell’invenzione, si rivolgono a pretesti semplici per dimostrare come la pittura possa essere falsificazione e spunto intuitivo, e risultano dal montaggio di parti incongrue e che per essere moderne debbono essere anche intrinsecamente concettuali.

Giovanni Pulze, “San Francisco Angel”, 2017, acrilico su tela, cm 80 x 80, courtesy l’Artista

Giovanni Pulze, “San Francisco Angel”, 2017, acrilico su tela, cm 80 x 80, courtesy l’Artista

E la pittura di Damioli deve ritenersi concettuale proprio perché da decenni il titolo dei sui cicli paesaggistici evoca (o indica) qualcosa che non c’è o che non viene rappresentato: per esempio nelle sue tele la città di Venezia (pur indicata nel titolo) è solo evocata per confronto con la città di New York o con altra città (sia questa Parigi o Pechino o Trieste) giusto per dare l’impressione che se di tanto si può parlare, tutto non può (o non deve) essere mostrato. I corollari o il completamento di questi quadri poi si definiscono con presenze umane marginali o con una vitalità di imbarcazioni del tutto inverosimili nei contesti nei quali vengono proiettati. E questo per parlare allo stesso tempo di verosimiglianza (cioè di capacità di convincere) e di scompenso ovvero di qualcosa che non corrisponde alla verità, ma solo dell’ombra della verità: caverna pittorica di Platone.

Antonio Sofianopulo, “Ritornai per un’altra strada”, 2000, matita su carta, cm 26,5 x 41,5, Project for Juliet, opera pubblicata in Juliet n 101, feb 2002, courtesy Juliet. Opera donata al CRAC Puglia di Taranto

Antonio Sofianopulo, “Ritornai per un’altra strada”, 2000, matita su carta, cm 26,5 x 41,5, Project for Juliet, opera pubblicata in Juliet n 101, feb 2002, courtesy Juliet. Opera donata al CRAC Puglia di Taranto

Il tema conduttore di tutti i quadri di Pulze è, invece, quello dell’Angelo metropolitano, da intendersi come ponte di raccordo tra il mondo del silenzio e quello della parola, cioè di un dialogo a volte impossibile tra l’affermazione egoista del sé e le esigenze di una comunità o di una natura prostrata dall’onnivora attività predatoria operata dall’uomo. A far da fondale a questo Angelo è una città frenetica dove le persone passano di fretta, le automobili sfrecciano, le insegne luminose e i cartelloni pubblicitari abbacinano. In definitiva un messaggio sull’incomunicabilità, sulla mancanza di dialogo e sulla propensione alla solitudine.

Gabriele Turola, “King Kong e Superman nella città delle parole”, 2004, tempera su carta, cm 23,5 x 33, courtesy Juliet. Opera donata al CRAC Puglia di Taranto

Gabriele Turola, “King Kong e Superman nella città delle parole”, 2004, tempera su carta, cm 23,5 x 33, courtesy Juliet. Opera donata al CRAC Puglia di Taranto

I fondali scenici di questo non-dialogo sono parte di una città moderna, sia questa genericamente indicata da cartelloni, automobili che sfrecciano, da insegne al neon o da grattacieli, o sia riconoscibile nei profili di alcuni edifici, da intendersi come omaggio alla città che ospita le sue opere. E la città può essere Salzburg come San Francisco, New York come Bruxelles. E ciò vale a dire che l’Angelo incorpora ogni luogo o appare in ogni luogo; il tutto per aprire un dialogo al quale rispondono solo i bambini e i cani, gli unici che si accorgono della sua presenza e gli rivolgono lo sguardo.

Enrico T. De Paris, nove disegni preparatori per “Zone d’ombra”, 2024, courtesy Juliet. Opera donata al CRAC Puglia di Taranto

Enrico T. De Paris, nove disegni preparatori per “Zone d’ombra”, 2024, courtesy Juliet. Opera donata al CRAC Puglia di Taranto

In definitiva la poetica di questi due autori va contro la durezza ideologica e materica propugnata in prima istanza da Marcel Duchamp e successivamente da Joseph Beuys, in avversione a quei postulati delle neoavanguardie che hanno condotto alla disseminazione del linguaggio oltre che alla sottrazione della centralità dell’esperienza estetica. Questo non vuol dire disconoscere la forza dirompente delle avanguardie storiche o di quant’altro si sia manifestato, nell’orizzonte dell’Occidente, nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, più semplicemente indica la possibilità di un’altra via che trova nella diversità di Balthus, Francis Bacon e Sean Landers la ragion d’essere di una modernità frastagliata e diversificata.

Bruno Sain

Info:

AA.VV., Paesaggi e donazione Juliet
29/04/2026 – 29/05/2026
CRAC Puglia
c.so V. Emanuele II n 17, Taranto
www.cracpuglia.it


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