A pochi giorni dall’inizio di una primavera ancora latente nell’aria, Studio G7 ha inaugurato la mostra In superficie. Appunti sulla natura, prima personale nella galleria bolognese della fotografa emiliana che ha fatto della resa dettagliata delle impressioni visive prodotte dalla labilità del paesaggio il fulcro della sua poetica. Il pubblico della galleria aveva già avuto modo di conoscere Paola De Pietri (Reggio Emilia 1960) nel 2020 assieme a Giulia Dall’Olio, in occasione della bipersonale Per ogni estatico istante, in cui alcuni scatti in bianco e nero afferenti al progetto Questa Pianura (2004, 2014-17) evocavano un sensibile ritratto della pianura padana.

Paola De Pietri, “In superficie. Appunti sulla natura”, installation vie wat Galleria Studio G7, courtesy Galleria Studio G7, Bologna
La sua campagna natale, dove tutt’ora continua a vivere (ma anche altre ambientazioni rurali dell’Emilia Romagna, del Veneto e della Lombardia), in quella serie venivano auscultate nelle loro trasformazioni, cogliendo nelle caratteristiche visibili dell’ambiente le tracce del passaggio da un’economia di tipo agreste, in cui uomini, piante e animali erano in sintonia con le stagioni, all’industrializzazione e al successivo abbandono delle case coloniche ormai inutilizzate. In quegli scatti realizzati in analogico con il banco ottico, immagini di alberi o casolari in rovina isolati e avvolti dalla nebbia si presentavano come reperti archeologici di un ecosistema (naturale, sociale, economico e produttivo) estinto, enigmatici e afoni come le parole di un linguaggio desueto diventato indecifrabile. Quel lavoro implicava tempi lunghi, quelli dell’esposizione prolungata per rifinire il dettaglio anche da lontano, quelli della crescita degli alberi e del degradarsi delle architetture, ma anche quelli necessari all’osservatore per rilevare le infinitesimali gradazioni di grigio che non arrivano mai al bianco o al nero assoluti. Come preannunciato dal titolo, invece, gli scatti ora in mostra affrontano la natura con un approccio complementare, proponendo una sequenza di impressioni naturali istantanee non riconducibili con immediatezza a un’immagine organizzata, ciascuna delle quali individua in maniera inaspettata una fugace ma inequivocabile sovrastruttura alternativa.

Paola De Pietri, “Senza titolo,” 2024, inkjet print on cotton paper, diptych, cm 69,3 x 86,4, courtesy Galleria Studio G7, Bologna
Non c’è più, dunque, l’orizzonte, baricentro dell’immagine a cui si imputa la sua decodificazione in “paesaggio”, ma uno sguardo ravvicinato e immerso nell’oggetto della visione, che risulta frammentario ma al tempo stesso totalizzante. Che si tratti dell’ombra di alcune foglie a terra, di rami spogli stagliati sulla neve, di un pulviscolare prato fiorito o di un ciuffo di erba e margherite, queste immagini propongono un sottile spostamento nel modo di percepire le cose, acuendo alcune intuizioni visive che normalmente rimangono sottotraccia. Il paesaggio, colto a differenti gradienti di prossimità, viene infatti interpretato non come spazio abitato da solitarie presenze emblematiche, ma come mutevole texture di cui si fissa di volta in volta una provvisoria modificazione. Questo ciclo, da trent’anni trasversale ai progetti più strutturati, si fonda su un’osservazione approfondita della superficie delle cose che diventa una modalità di conoscenza del reale: non dunque la contemplazione distanziata, ma la ricerca di un’esperienza che aspira a coinvolgere quasi per irraggiamento anche gli altri sensi.

Paola De Pietri, “Senza titolo”, 2024, inkjet print on cotton paper, diptych, cm 52,5, x 35 each, courtesy Galleria Studio G7, Bologna
Nessuno dei lavori dell’artista è la ricaduta visibile di una progettualità a priori, ma tutti scaturiscono da un dialogo continuo con la realtà teso a dimostrare come il paesaggio sia tutt’altro che statico, anzi sia una dimensione in continuo movimento in cui la visione e il suo oggetto si modificano e si plasmano a vicenda. Se le foto più dichiaratamente “di paesaggio” di De Pietri comprendono quasi sempre un orizzonte inclusivo delle impronte dell’uomo in quanto agente di trasformazione di ciò che lo circonda, qui il campo visivo si fa più ristretto e la natura viene approcciata con sguardo intimo, esentato dalle implicazioni sociali e storiche del paesaggio, ma allo stesso modo concentrato sulla percezione del cambiamento. Qui le immagini registrano piccoli accadimenti intercettati dallo sguardo dell’artista durante le sue camminate, come la luce che rimodella i volumi di un cumulo di neve facendolo assomigliare a una nuvola, valorizzati come micro-folgorazioni in cui la tattilità evocata dalla sensibile trama atmosferica dell’immagine determina la superficie e, di conseguenza, i caratteri distintivi delle cose. Alcuni scatti di questo ciclo, intitolato Appunti per sottolinearne la natura inclusiva e aperta, erano già stati esposti nel 2001 a Bologna a Villa delle Rose in una mostra collettiva, dove ciascuna delle cinque stanze riservate al suo lavoro era dedicata a un evento naturale specifico, come un’alluvione o lo svanire dell’orizzonte nella nebbia.

Paola De Pietri, “Senza titolo”, 2024, inkjet print on cotton paper, cm 40, 5x 27, courtesy Galleria Studio G7, Bologna
A quasi venticinque anni di distanza, la personale a Studio G7 presenta gli esiti più recenti di questa meditazione sull’immagine fotografica, per l’artista mai davvero sovrapponibile al reale ma sempre veicolo di una prospettiva in cui s’inscrivono un’interpretazione e un punto di vista soggettivo. Le stampe di piccolo formato (una novità nella sua produzione) scandiscono lo spazio della galleria punteggiandone le pareti bianche da posizioni e altezze diverse, restituendo nella loro convergenza l’intuizione sulla vibratile mutevolezza degli elementi naturali all’origine del processo mentale che ha condotto l’artista alla realizzazione del progetto. Si alternano scatti in bianco e nero, la maggior parte, e localizzate epifanie di colore che interrompono il continuum della percezione con uno scarto visivo che diventa concettuale, se pensiamo all’allestimento come un ambiente unitario evocato da frammenti incoerenti rispetto alla logica del paesaggio. Lo spettatore è dunque invitato dall’artista in una passeggiata sensoriale tra le emozionanti apparizioni generate dall’incontro tra il suo sguardo minimale sulla realtà e la sua padronanza del mezzo fotografico, che le permette ogni volta di trovare la tecnica più adatta per rendere evidenti emergenze visive poco più che latenti.

Paola De Pietri, “Senza titolo”, 2024, inkjet print on cotton paper, cm 40,5 x 27; “Senza titolo”, 2024, inkjet print on cotton paper, cm 40,5 x 27, courtesy Galleria Studio G7, Bologna
Come ad esempio la messa a fuoco selettiva utilizzata nel dittico Senza titolo (2024) raffigurante una veduta aerea inclinata di un prato in cui l’obiettivo focalizza una linea di confine ondulata tra un affollato schieramento di fiorellini gialli di colza e uno bianco di margherite, che scorre da un’immagine all’altra come fosse un serpente. Oppure l’altro dittico in bianco e nero con due scorci verticali del profilo di una casa colonica immersa nell’erba selvatica, dove l’inquadratura opera un taglio quasi astratto all’immagine separandone gli elementi. E ancora un frammento di prato in cui la profondità mobile dei fili d’erba sfocati e un po’ ricurvi suggerisce l’illusione di averli appena accarezzati con la mano, mentre i papaveri lasciati fuori fuoco pulsano come lampadine che escono dal terreno. Oppure, per finire, l’ombra di un filo d’erba che si vede nel dittico esposto fuori mostra nello studiolo della galleria, dove la grana di cemento che la accoglie nello scatto, a fuoco in ogni rugosità, sembra assorbirla come una carta porosa fa con l’acquerello. Spostando lo sguardo da un’immagine all’altra si ha l’impressione di sfogliare le pagine di un diario stagionale scandito dalle cicliche mutazioni della natura, sempre uguali a sé stesse ma all’infinito varie nelle loro manifestazioni particolari, se l’attenzione è indirizzata a rilevare come la luce modella le cose estraniandosi dalla sintassi del paesaggio.
Info:
Paola De Pietri. In superficie. Appunti sulla natura
03/04 – 21/06/2025
Galleria Studio G7
Via Val d’Aposa 4a – Bologna
www.galleriastudiog7.it
Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.



NO COMMENT