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Pastiche. Le Ceramiche di Paolo Gonzato

Pastiche. Le Ceramiche di Paolo Gonzato

Intorno la metà del 1700 il noto disegnatore e incisore Giovanni Battista Piranesi (1720 – 1778) si fece notare come uno dei più grandi protagonisti dell’epoca grazie alla sua meticolosità antiquaria e documentaristica. Conosciuto per essere un artista a tutto tondo, non creò soltanto incisioni spettacolari di architetture ardite, ma improntò una pratica artistica conosciuta con il nome di “pastiche”. Il Boyd Vase, conservato al British Museum di Londra, ne è un chiaro esempio; Piranesi non si limitò a produrre un’autentica calcografia, ma diede vita anche all’opera marmorea tramite la ripresa di differenti stilemi e frammenti ricostruiti. Elementi contemporanei vennero uniti a dettagli greci o romani, ghirlande fiorite e maschere di dei, realizzando un manufatto ibrido, capace di stimolare la fantasia di quei collezionisti che ne entrarono in possesso.

La logica del frammento ricomposto, del “pastiche”, ha stimolato anche l’immaginazione dell’artista Paolo Gonzato (Busto Arsizio, 1975), che per la sua prima personale alla galleria Officine Saffi di Milano ha deciso di produrre una serie di ceramiche nate dall’intreccio di culture e tendenze anche molto diverse tra loro. Epoche lontane, copie di copie di antichi vasi, ma anche teorie novecentesche applicate ai nostri giorni. D’altronde, lo stesso Gonzato nel comunicato stampa della mostra afferma che la tecnica usata da Piranesi per le sue incisioni, non è altro che quel “nomadismo culturale” post-moderno, teorizzato dalla Transavanguardia negli anni ’80 e, oggi, denominato globalizzazione. In altre parole, la libertà odierna di potersi appropriare di segni di varia origine, stereotipi classici e contemporanei mixati tra loro.

Se alcune delle opere esposte vogliono volutamente rimandare ai fregi antichi, come se fossero delle fonti appena ritrovate da un archeologo a testimoniare l’evoluzione di un’antica civiltà, altre sono il risultato di riflessioni personali e tecniche del tutto contemporanee, come la stampa 3D.

Ecco allora che, appena entrati nella prima ampia sala rettangolare delle Officine Saffi, si è avvolti da un turbinio di rimandi; al centro, i grandi vasi interpretano il ruolo da protagonisti. Posti su piedistalli differenti non solo nella conformazione, ma anche nei colori, i Pastiche (2019/2020) sembrano quasi delle Muse silenziose che aspettano di essere osservate. Sullo sfondo, invece, la serie Out of stock (2020) dialoga con le figure geometriche e colorate delle pareti sulle quali sono appese. Le formelle, realizzate dagli scarti di materiali preesistenti, frammenti di altri lavori, riprendono il motivo romboidale proposto a fianco, mentre le tinte scelte sono campionature di quelle stesse geometrie. Qui il richiamo più evidente è l’ideologia di Bruno Munari, al quale piaceva ripetere che l’arte avrebbe dovuto essere un gioco di fantasia e creatività. Allo stesso tempo, osservando lo spazio in cui sono immesse queste opere, ci si ritrova immersi in una atemporalità disarmante, un tempo sospeso dove antico e moderno agiscono all’unisono.

All’angolo della sala si notano due diversi Pastiche; questa volta non è solo l’antico ad aver ispirato Gonzato. Infatti, PASTICHE (Monochrome) è una struttura composta da undici vasi cilindrici di varia grandezza e altezza, smaltati in viola. Questo colore, nelle sue diverse sfumature, è frequente nella palette dell’artista, soprattutto per evocare atmosfere intime e di introspezione sia psicologica, sia spirituale. Utilizzato come tinta monocroma, risultante di una campionatura cromatica, l’intera installazione è un chiaro omaggio alle opere del ‘900, da Malevič al minimalismo americano.

PASTICHE (Copy), invece, è una piccola anfora ricavata tramite la tecnica di stampa 3D. Nonostante il viola sia di nuovo monocromatico, il risultato è completamente differente. In questo caso, convivono due temporalità: da una parte la copia della copia di quel Piranesi tanto stimato da Gonzato, dall’altra una modalità del tutto contemporanea di creazione, capace di far perdere la maggior parte dei particolari, fino a dar vita a un manufatto completamente estemporaneo, nuovo, appartenente a uno e all’altro tempo.

Paolo Gonzato ha iniziato a produrre ceramiche dalla seconda metà degli anni 2000, sperimentando quella sua visione di stratificazione brutalista, già nota nelle opere di scultura. Formatosi all’Accademia delle Belle Arti di Brera, la sua pratica artistica ha saputo unire forme di produzione poliedriche. Per esempio, nell’ultimo ciclo di opere, PASTICHE (Chopstick), fa riferimento alla sua esperienza pittorica precedente. Dissimile è soltanto il materiale di lavorazione, ma non il concetto di base. Se Out of stock sono rimanenze di lavori distrutti, queste ceramiche sono ciò che rimane di un’azione distruttiva. Sulla superficie smaltata in bianco si notano dei minuscoli fori inferti con bacchette cinesi. Le associazioni mentali possono essere infinite: uno scheletro mangiato da alcuni microrganismi o spugne di mare e coralli, e ancora accumuli e strati immaginativi, in un percorso dove l’arte dialoga continuamente con il design.

Come si è detto, un ulteriore tratto distintivo di Gonzato, presente in moltissimi suoi lavori, è la forma geometrica romboidale, così come le tinte sgargianti e il colore viola. L’introspezione di un io intimo, avvolto da una ritualità di stili e credenze, è espresso proprio da questo continuum di rimandi e caratteristiche che si ripetono in maniera più o meno frequente. All’uscita della mostra, così arricchiti di stimoli, omaggi e richiami, non ci sentiamo, forse, anche noi stessi un po’ come uno di quei grandi vasi di ceramica, custodi di molteplici realtà?

Nel rispetto delle normative vigenti, Pastiche sarà prorogata a data da definirsi. Tuttavia, in queste settimane è possibile visionare la mostra sulla piattaforma Artsy, mentre sull’account Instagram della galleria verranno pubblicate alcune interviste e approfondimenti. Il viaggio immaginifico, alla scoperta dei rimandi nascosti, non è ancora concluso.

Erica Massaccesi

Info:

Paolo Gonzato. Pastiche
Officine Saffi
via Aurelio Saffi 7, 20123, Milano (MI)
Lunedì – Venerdì  10.00 – 13.00, 14.00 – 18.30

Paolo Gonzato, Pastiche, veduta della mostra, Officine Saffi, Milano. Courtesy l'artista e Officine Saffi. Foto di Alessandra VinciPaolo Gonzato, Pastiche, veduta della mostra, Officine Saffi, Milano. Courtesy l’artista e Officine Saffi. Foto di Alessandra Vinci

Paolo Gonzato, PASTICHE (Out of stock), 2020. Courtesy l’artista e Officine Saffi. Foto Alessandra Vinci

Paolo Gonzato, PASTICHE (Monochrome, Copy e Chopstick), 2020. Courtesy l’artista e Officine Saffi. Foto Alessandra Vinci


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