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Per amore dell’arte: “Sculpting Reality” a Valenci...

Per amore dell’arte: “Sculpting Reality” a Valencia

Situazioni reali, gesti spontanei, aspetti della società e della vita di tutti i giorni sono i caratteri salienti della street photography. E indubbiamente la street photography è parte del cosiddetto “stile documentario” ovvero dell’immagine (il documento) da intendersi non solo come soggetto ma anche come estetica e modalità di approccio. Indubbiamente i primi esempi del grande stile documentario ci vengono dalle testimonianze (da ogni punto vista davvero molto “sociali”) di Walker Evans (chi non ricorda gli scatti eseguiti per la FSA come documentazione commovente della  miseria e della povertà prodotta dalla Great Depression negli USA, negli anni Trenta, e che lui stesso ha definito “colti, autorevoli, trascendenti”), mentre maestri indiscussi della fotografia spontanea e non di posa e che hanno incarnato attimi fuggenti e indimenticabili sono senz’altro autori come Henri Cartier-Bresson e Robert Doisneau (per esempio Le Baiser de l’Hôtel de Ville, pubblicata su “Life” nel 1950). Che questi particolari tipi di reportage siano poi stati ascritti a una scuola di tipo umanista e che oggi magari qualcuno di mentalità ipercorretta possa considerarli intrusione della privacy è argomento che non ci tocca più di tanto, vista la deriva (quella sì intrusiva) in seguito praticata dai cosiddetti paparazzi della “Bella vita” e ancor di più dall’uso del teleobiettivo per intrufolarsi perfino negli aspetti più intimi di vita domestica.

Questa breve premessa per dire che tre curatori (Julia Castelló, Sandra Guimarães, Vicent Todolí), lavorando sugli archivi di Per Amor a l’Art Collection, per conto del Bombas Gens Centre d’Art, hanno messo insieme una mostra, molto articolata e accattivante, con più di trecento foto dal titolo “Sculpting Reality. The documentary style in the per Amor a l’Art Collection”, ovvero la rivisitazione del concetto di “stile documentario” nelle opere di diciannove grandi fotografi della nostra storia recente. Gli autori proposti vanno da Walker Evans a Robert Frank, da David Goldblatt ad Anthony Hernández, da Helen Levitt a Susan Meiselas, da Tod Papageorge a Ian Wallace, fino a Garry Winogrand e tanti altri, il che vuol dire un percorso che a partire dagli anni Trenta prosegue fino al giorno d’oggi, passando anche dal bianco e nero più rigoroso al colore non ancora smaccato, sempre senza alcuna recita o camuffamento o travestimento, senza palcoscenico o mise-en scène, senza orpelli e finzioni.

Ovviamente, all’interno di questo progetto espositivo, sono prese in considerazione anche le serie tassonomiche ovvero quella particolare tipologia documentaria che sulla fine degli anni Sessanta è stata avviata da autori come i coniugi Becher, David Goldblatt, Edward Ruscha e Lewis Baltz, serie e sequenze che si sono basate soprattutto sulla ricerca tipologica del soggetto e sulla messa a confronto dello stesso nei contesti più vari. Siccome queste immagine prima di essere riconosciute dai critici fotografici sono state inglobate dal mercato dell’arte hanno fatto un ulteriore passo per essere catalogate anche come fotografie concettuali, più per il metodo che per una autentica filosofia o ideologia a fungere da supporto.

Susana Lloret, vicepresidente della Fundació Per Amor a l’Art, così esprime l’idea chiave della mostra: “We continue to build our history with each new exhibition, we talk about the passage of time. This show also speaks of rhythm, as we have gone from the explosive color of the last two exhibitions in the collection (Hyperspaces and Botánica) to black and white, from painting to photography, from abstraction to documentary style. The rhythm is not only between the works that make up the exhibition, but also between the exhibitions that make up our history as an art centre. This exhibition represents what could be called art within art. There are works that have already been exhibited before, but it doesn’t seem like it, because in this new exhibition they take on new life. That sensitivity is what makes an exhibition look like a work of art in itself, created not with the brush or the camera, but with other works of art, hence the expression art within art. And it becomes clear how the curator is actually just another artist. Well, in this case, three more artists”.

La mostra “Sculpting Reality” è accompagnata da un ricco catalogo che riproduce una selezione dei lavori esposti, una testimonianza scritta dall’artista Ian Wallace e un saggio firmato da Víctor del Río. La pubblicazione è una co-produzione realizzata con La Fábrica Editorial.

Roberto Grisancich

Info:

Sculpting Reality
21/05/2021 – 15/05/2022
Bombas Gens
av. de Burjassot 54-56
46009 Valencia
Spagna
info@bombasgens.com
(+34) 963 463 856

Helen Levitt, New York, ca. 1938-40. Colección Per Amor a l’Art. © Film Documents LLC, courtesy Galerie Thomas Zander, Cologne. Ph courtesy FPAA

Tod Papageorge, New York, 1967. De la serie Dr. Blankman’s New York, 1966-67. Colección Per Amor a l’Art © Tod Papageorge, courtesy Galerie Thomas Zander, Cologne. Ph courtesy FPAA

Vista della mostra “Sculpting Reality” al Bombas Gens Centre d’Art, foto di Baja de Miguel Lorenzo. Ph courtesy FPAAVista della mostra “Sculpting Reality” al Bombas Gens Centre d’Art, foto di Baja de Miguel Lorenzo. Ph courtesy FPAA


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