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Persistence: il suono in mostra con le opere di Jacopo Mazzonelli

In che modo è possibile rappresentare concretamente il suono? La sua inafferrabilità è così profonda e invalicabile come sembra? Le opere di Jacopo Mazzonelli (Trento, 1983) sono sicuramente molto pertinenti a questo ambito di indagine. Il suono, in mostra presso il Museo Lercaro a Bologna, è rappresentato con Persistence sotto una luce concreta e concettuale allo stesso tempo, creando una sintesi evocativa che interagisce attivamente con lo spettatore.

1.Jacopo Mazzonelli, “Persistence”, 2026, installation view, ph Marco Parollo, courtesy Galleria G7

Jacopo Mazzonelli, “Persistence”, 2026, installation view, ph Marco Parollo, courtesy Galleria G7

Entrando nello spazio espositivo è possibile notare diverse canne di organo ribaltate e appese dalla più piccola alla più grande all’interno della stanza. Osservando queste presenze fluttuanti lo spettatore è accompagnato da un suono, un suono duraturo ed evocativo che riprende non la vibrazione che lo strumento musicale creerebbe ma, invece, quello di un flusso d’aria incanalato, una corrente costante e prolungata che attraversa gli spazi. Il suono può dare l’impressione di provenire dagli oggetti appesi creando una sensazione di spaesamento. Questi sono invece silenziosi e decontestualizzati. Il loro ribaltamento induce l’osservatore a creare una distanza dal loro ambito di provenienza, la chiesa.

1.Jacopo Mazzonelli, “Persistence”, 2026, installation view, ph Marco Parollo, courtesy Galleria G7

Jacopo Mazzonelli, “Persistence”, 2026, installation view, ph Marco Parollo, courtesy Galleria G7

Con la bocca dell’aria verso il basso vi è una laicizzazione dello strumento che mostra invece la sua essenza più strutturale. Quest’ultima è alla base di diverse altre ricerche dell’artista. Avendo studiato musica per svariati anni, Mazzonelli rappresenta, infatti, le caratteristiche fisiche degli strumenti musicali decostruendoli pezzo per pezzo, interpretandoli e rappresentandoli nel modo più chiaro e intimo possibile. Quella che viene a crearsi è una vera e propria semiotica dell’oggetto musicale che, pur sradicando lo strumento dal suo utilizzo, ne conserva l’essenza. Le canne appese in mostra, benché silenziose, parlano di un suono che non vibra ma è dato dalla forma stessa dell’oggetto. Un suono che si sente con lo sguardo, un suono che è concreto e concettuale allo stesso tempo, un suono che si osserva.

1.Jacopo Mazzonelli, “Persistence”, 2026, installation view, ph Marco Parollo, courtesy Galleria G7

Jacopo Mazzonelli, “Persistence”, 2026, installation view, ph Marco Parollo, courtesy Galleria G7

Altro tratto essenziale dell’installazione è il suo legame diretto e spontaneo con lo spettatore che, avvicinandosi e camminando in mezzo agli oggetti appesi, si pone di fronte alla rievocazione del suono. La struttura degli elementi, infatti, come le conchiglie o altri oggetti chiusi o semichiusi, non sono in effetti del tutto silenziosi, ma creano un sottile riverbero. Questo è a sua volta influenzato dal suono installativo, restituendo una sensazione straniante che amplifica l’impressione di percezione del suono che fuoriesce dall’estetica dell’oggetto stesso.

1. Jacopo Mazzonelli, “Persistence”, 2026, installation view, ph Marco Parollo, courtesy Galleria G7

Con Persistence si può osservare in mostra il prolungamento di quello che è il prodotto sonoro dello strumento analizzato e decostruito dall’artista. Il suono è reso concreto dall’oggetto stesso che lo produce. Questo ne restituisce un’immagine che non fa solo riflettere sulla sua forma e sul suo utilizzo (tramite una studiata laicizzazione), ma che crea la rappresentazione più sintetica ed essenziale del suono che produrrebbe, prolungando la sua esistenza anche dopo la fine della sua messa in pratica. Alla lettura dell’opera contribuiscono in mostra i due critici Charles Moore e Saverio Verini, che con i loro testi restituiscono una visione analitica e profonda della poetica dell’artista e dell’installazione.

Info:

Jacopo Mazzonelli, Persistence
Testi di Charles Moore e Saverio Verini
21/01/26 – 08/03/26
Museo Lercaro
Via Riva di Reno 57, Bologna
www.raccoltalercaro.it


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