Piero Gilardi a Parigi

Piero Gilardi nasce a Torino, nel 1942. Nel 1965 realizza in poliuretano, per la prima volta, i suoi  famosi e così detti “Tappeti Natura”, opere che esporrà alla galleria Sperone (Torino) nel 1966, poi nel 1967 alla galleria Sonnabend (Parigi) e alla galleria Fischbach (New York).

Dal 1968, smette di produrre opere d’arte, impegnandosi nel percorso della critica d’arte e diventando corrispondente per la rivista Flash Art. Viaggiando in Europa e negli Stati Uniti, ebbe modo di far conoscere in Italia le opere di Richard Long, Eva Hesse, Jan Dibbets, Bruce Nauman e di collaborare alla realizzazione di due mostre internazionali: When Attitudes Become Form (Kunsthalle, Berna, 1969, firmata da Harald Szeemann) e Op Losse Schroeven (Stedelijk Museum, Amsterdam, 1969, firmata da Wim Beeren) che prendevano in esame e si soffermavano sulle punte avanzate dell’allora situazione artistica (Arte Povera, Land Art, Antiform Art).

Nel 1969, Piero Gilardi ha iniziato a prendere parte a una lunga esperienza di attivista  transculturale, mirando all’analisi teorica e alla congiunzione del binomio «Arte Vita». In questa direzione, come attivista politico e leader della cultura giovane, ha condotto varie esperienze di creatività collettiva nelle periferie urbane e «globali», come in Nicaragua e nelle riserve indiane negli Stati Uniti, nonché in Africa. È tornato alla sua attività artistica durante gli anni Ottanta eseguendo installazioni interattive che parlano del nostro rapporto con la natura e il mondo, offrendo al visitatore l’opportunità di far parte del lavoro e di interagire con lo stesso. Tali proposte mirano, tra l’altro, a sensibilizzare sulle questioni ecologiche accogliendo il contributo della tecnologia e della scienza all’interno del mondo dell’arte; nel 1988, ha co-fondato con Piotr Kowalski e Claude Faure l’associazione Ars Tecnica a Parigi.

Dal 2003 promuove il progetto PAV (Parco ArteVivente) della Città di Torino in cui sintetizza tutte le sue esperienze legate alla dialettica Natura-Cultura. Nel 2012, le sue opere sono esposte in una grande mostra itinerante (Castello di Rivoli, Torino; Van Abbe Museum, Eindhoven; Nottingham Contemporary Art, Nottingham).
Nel 2017, il MAXXI di Roma gli dedica una retrospettiva «Piero Gilardi. Nature Forever» che mostra i diversi aspetti del suo lavoro.

Ora, questo grande artista, dalla spiccata personalità e dalla grande statura morale, impegnato in una visione sociale dell’arte a 360 gradi, avrà una mostra personale a Parigi con apertura nel mese di settembre, a cura di Valérie Costa, nella Galerie Michel Rein, con un approccio antologico, presentando opere dagli anni Sessanta ai giorni nostri. E questo sarà un ulteriore passo, un’altra versione del contrasto tra natura come illusione artistica e sensazione umana. Come ha scritto Dan Cameron sul suo lavoro: “Dopo tutto, sembra per Gilardi rivolgersi al mondo in cui viviamo ed essere felici sono solo due modi per affrontare lo stesso problema, dopo che siamo stati banditi dal giardino dell’eden molti millenni fa”. Pertanto, l’artista riabilita la natura, il giardino perduto in effetti, per un uomo riabilitato, per un futuro migliore contro un passato cattivo. Ma non può risolvere i nostri problemi per noi: egli ci mostra semplicemente dove sono alcuni di questi problemi, fino a colpire con le armi dell’ironia il centro del potere che li costruisce.

Info:

Piero Gilardi. Solo exhibition
Michel Rein
42, rue de Turenne
75003 Paris
+33 (0)1 42 726813
51A Washington st
1050 Brussels
+32 (0)2 6402640

Piero Gilardi, Sorbo e pere nella neve, 2019, polyurethane foam, unique artwork, 40 x 40 x 15 cm

Piero Gilardi at work, Galleria Sperone, Torino, 1966Piero Gilardi at work, Galleria Sperone, Torino, 1966

Piero Gilardi, azione di strada, durante una dimostrazione contro l’impiego dell’energia nucleare, Caorso, Iatly, 1987Piero Gilardi, street action, during a demonstration against the use of nuclear energy, Caorso, Italy, 1987

Piero Gilardi, Inverosimile, 1990, view of the installation created in 2003 for Biennale de Lyon, environmental dimensions

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