«Noi facevamo la cultura; era l’autorità, a fare la controcultura». Tamás St. Auby, artista ungherese tra i più radicali delle neoavanguardie esteuropee, fissa con queste parole, contenute nel commentario del 2013 alla performance Il pasto – In memoriam Batu Khan del 1966, un orientamento che potrebbe essere esteso a molta della produzione artistica contenuta nell’esibizione Poetry and Performance. The Eastern European Perspective, a cura di Tomáš Glanc e Sabine Hänsgen, con la co–curatela di Diego Giannettoni e Valentina Parisi, in mostra a Fabbrica del Vapore dal 5 al 17 dicembre 2025.

Orbitā, “Fm slow show”, 2012, colore, suono, 04:57 min., still da video, courtesy: Orbitā
Nella vocazione spiccatamente antistorica di questa prassi artistica si intrecciano esperienze molto diverse che hanno animato il variegato panorama dell’Est Europa precedente e successivo alla caduta del muro, e di cui la mostra si pone come compendio, articolato intorno al perno del rapporto tra arte performativa ed espressione poetica. In mostra sono raccolte venticinque testimonianze video delle diverse esperienze che si alternano su sei schermi, con pause di qualche minuto tra l’una e l’altra; lo spettatore è così sospinto di approdo in approdo, incoraggiato a farsi parte attiva del percorso e a comporre il proprio mosaico speciale di suggestioni e sguardi. Si tratta di un processo che richiede un certo grado di attenzione, ma che riserva notevoli soddisfazioni una volta che si aderisce al clima da “rave underground” proprio dell’avventura neoavanguardista, che l’esposizione rispecchia in maniera fedele.

Katalin Ladik, “Poemim”, 1980, colore, sonoro, 10:41 min., still da video, courtesy: Katalin Ladik, abc Gallery, Budapest
Così, come dentro una geografia sotterranea e clandestina finalmente riportata alla luce, il visitatore è informato circa una serie di indagini sperimentali, che tutt’oggi gli si rivolgono con il piglio anarchico di una rivoluzione irrealizzabile, e dunque sempre viva: contro l’autorità, contro la Storia. Andrej Monastyrskij, fondamentale artista e poeta russo, è portato in scena in Conversazione con la lampada (1985), lettura poetica che riprende la pratica di letterati della tradizione russofona quali Puškin, Mandel’štam e Chlebnikov, di leggere le proprie opere di fronte a pubblici ristretti per aggirare la censura. Monastyrskij affianca a questi giganti, ormai riconosciuti anche dalle istituzioni, letture di amici della scena moscovita a lui coeva, livellando il piano letterario su quello di un nuovo canone sovversivo.

Dezider Tóth (Monogramista T.D.), “A book in its prenatal state”, 1982, fotografia, b&n, courtesy: Dezider Tóth
Il tributo alla poesia fatta in Russia da inizio Novecento, al suo smisurato rilievo popolare e al destino ingrato dei suoi autori, è fondativo anche della performance Ragioni per cui alcuni poeti ci hanno lasciato subito e per cui altri poeti non hanno alcuna intenzione di andarsene (2013), di Roman Osmikin, sorta di cinica lamentazione che s’interroga sui possibili approdi della poesia contemporanea. Declinazioni ulteriori del rapporto tra parola e impegno sono indagate all’interno di Live long, die young (2012), realizzato dal poeta e attivista Kirill Medvedev, russo anch’egli, avente come soggetto la “scomposizione” del poema omonimo di Medvedev in forma di graffiti. L’atto, in risposta al festival Artprospekt organizzato dalle autorità di San Pietroburgo, intendeva riaffermare la valenza politica della poesia, rendendo pubblicamente leggibile un poema dal tono ancora controverso, incentrato su una fallita intervista al regista Claude Lanzmann a proposito della “Holocaust Industry”, e del giustificazionismo da essa suscitato nei confronti di Israele. Medvedev si pone al seguito di istanze di sinistra radicale.

Ewa Partum, “Active poetry”, 1971-1973, b&n, muto, 05:53 min., still da video, courtesy: Ewa Partum
Un artista come Tomislav Gotovac, di Zagabria, riferisce di un approccio cinico e tristemente più in linea con i tempi correnti. In opere come Point blank. War art (1992), il pessimismo storico dell’artista giunge infine allo spasmo del rifiuto delle utopie socialiste: NE HO PIENI I COGLIONI di comunisti e serbi, scrive l’artista su un muro pubblico; per poi, pochi mesi dopo, riconoscersi definitivamente nella neonata nazione croata per mezzo di altri graffiti, realizzati nello spazio controllato di una galleria. Una menzione meritano, infine, la ricerca femminista e profondamente introspettiva di Katalin Ladik (Poemim, 1981), risemantizzazione deformante del corpo femminile che giunge al presente in tutta la propria potenza, e le improvvisazioni eclettiche del collettivo Orbitā (FM Slow Show, 2012), che ha impreziosito l’opening della mostra con una propria performance dal vivo.

Pavel Arsen’ev, “Poema sul feticismo delle merci”, 2009, colore, suono, 4:07 min., still da video, courtesy: Pavel Arsenev / Laboratory of Poetic Activism
L’invito, sentito, è dunque quello di approfondire di persona un’esibizione di rara profondità, che ha il merito ulteriore di rimettere al centro del discorso esperienze anticonformiste e disinteressate, che possono essere oggi esempio tempestivo.
Info:
AA.VV. Poetry & performance – The Eastern European Perspective
Archivio audiovisivo e fotografico di poesia e performance dell’area est europea
Mostra a cura di Sabine Hänsgen e Tomáš Glanc
con la co-curatela di Diego Giannettoni e Valentina Parisi
5 – 17/12/2025
DiDStudio – Fabbrica del Vapore
Via Procaccini, 4 – Milano
www.fabbricadelvapore.org

Nato nel 1998 a Venezia, dopo avere conseguito la maturità classica si trasferisce a Milano dove frequenta l’indirizzo di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2023 pubblica il suo primo testo saggistico per la collana Calibano di Prospero Editore: “Tradizione e Trasgressione. Note dall’India per un’arte indipendente”. Nel 2024 vince il premio Europa in Versi Giovani, al quale seguirà la pubblicazione nel 2025 della sua silloge “sillabario del terribile incanto” per Quaderni del Bardo Editore. Attualmente frequenta il biennio di Arti Visive e Studi Curatoriali alla Naba di Milano.



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