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Pratiche critiche in galleria: NOVO come spazio di...

Pratiche critiche in galleria: NOVO come spazio di necessità

All’interno della Galleria SECCI, a Milano, NOVO si configura come una piattaforma di ricerca dedicata a pratiche artistiche che lavorano sulle fratture storiche, politiche e simboliche del presente. Il progetto, nato a Firenze e attualmente curato da Marco Scotini, si distingue per una programmazione costruita per affinità concettuali e tensioni condivise, piuttosto che per criteri formali o geografici. In questa intervista, Sara Cirillo, che segue direttamente NOVO, ripercorre la genesi del progetto, approfondisce il lavoro sviluppato con artisti come Doruntina Kastrati e Omar Mismar e anticipa le prossime tappe del programma, che includono José Carlos Martinat, Seba Calfuqueo e Prabhakar Pachute, riflettendo sul ruolo di NOVO all’interno dell’identità della Galleria SECCI.

Sara Cirillo, Director of the gallery, 2025. Courtesy Galleria SECCI

Sara Cirillo, Director of the gallery, 2025. Courtesy Galleria SECCI

Silvia Cornelli: NOVO è un progetto che segui direttamente insieme a Eduardo Secci. Come nasce e quale significato ha per te all’interno della galleria?
Sara Cirillo: NOVO è nato a Firenze diversi anni, all’interno della Galleria SECCI che all’epoca era situata nello storico Palazzo Ricasoli. È sempre stato concepito come uno spazio di ricerca necessario, pensato per accogliere pratiche che difficilmente trovano una collocazione in contesti orientati alla leggibilità immediata. Ci interessava creare un luogo in cui l’arte potesse operare come strumento critico, capace di lavorare sulle zone opache del presente. Il nome non indica una novità dichiarativa, ma un processo continuo di riformulazione dei linguaggi e delle responsabilità dell’arte. Pur essendo una sezione autonoma, NOVO è pienamente coerente con la storia della galleria e con la sua attenzione per ricerche sperimentali e politicamente consapevoli.

In che modo la curatela di Marco Scotini ha influenzato l’identità del progetto e la programmazione?
Il confronto con Marco Scotini ha permesso di dare a NOVO una struttura rigorosa. Il suo lavoro, da sempre attento alle genealogie del potere, ai processi postcoloniali e alle forme di resistenza culturale, ha orientato la programmazione verso pratiche che non si limitano a rappresentare il politico, ma ne analizzano i dispositivi concreti. NOVO è pensato come un percorso, in cui ogni mostra dialoga con le altre, costruendo una narrazione stratificata e non lineare.

2.Doruntina Kastrati, "Clouds of White Dust", installation view, curated by Marco Scotini, 2025, Milano. Ph Stefano Maniero. Courtesy The Artist and SECCI

Doruntina Kastrati, “Clouds of White Dust”, installation view, curated by Marco Scotini, 2025, Milano. Ph Stefano Maniero. Courtesy The Artist and SECCI

La mostra di Doruntina Kastrati ha segnato uno dei primi momenti del progetto milanese. Quali aspetti della sua ricerca ritieni centrali?
Kastrati lavora sulle condizioni materiali del lavoro e sulle strutture produttive della modernità industriale, con particolare attenzione alle implicazioni di genere. Attraverso installazioni che coinvolgono materiali industriali e moduli ripetitivi, l’artista rende visibile ciò che resta ai margini: il lavoro femminile, la fatica, la dimensione corporea della produzione. La sua mostra ha chiarito fin da subito una direzione fondamentale di NOVO, in cui ricerca formale e presa di posizione critica sono inseparabili.

Anche Omar Mismar propone una ricerca densa e complessa. Come si è articolato il suo progetto?
Il lavoro di Omar Mismar si muove tra media differenti, neon, mosaici e installazioni video, intrecciando riferimenti politici, personali e culturali. La sua pratica interroga la costruzione dell’identità e le modalità attraverso cui il corpo viene normato e simbolicamente caricato. In mostra, le opere costruivano uno spazio introspettivo, in cui l’intimità entrava in collisione con strutture ideologiche più ampie, senza mai cercare una sintesi pacificata.

4.Omar Mismar, "Exercises in Ruins", installation view, curated by Marco Scotini, 2025, Milano. Ph. Stefano Maniero. Courtesy the Artist and SECCI

Omar Mismar, “Exercises in Ruins”, installation view, curated by Marco Scotini, 2025, Milano. Ph. Stefano Maniero. Courtesy the Artist and SECCI

Il prossimo appuntamento sarà a febbraio con una mostra di José Carlos Martinat. Come si inserisce questo progetto nel percorso di NOVO?
Jose Carlos Martinat è un artista che seguiamo e rappresentiamo da tempo e il suo lavoro rappresenta un passaggio cruciale per NOVO. La sua ricerca analizza i sistemi di sorveglianza, la raccolta e la manipolazione dei dati, rendendo visibili le infrastrutture tecnologiche che regolano il comportamento individuale e collettivo. Il progetto che presenteremo mette in relazione archivi digitali, immagini e dispositivi di controllo, aprendo una fase della programmazione ancora più esplicitamente concentrata sulle architetture del potere contemporaneo.

Dopo Martinat, il programma proseguirà con Seba Calfuqueo e Prabhakar Pachute. Puoi anticiparne i contenuti?
Il lavoro di Seba Calfuqueo affronta le questioni di identità indigena, corpo e territorio a partire dal contesto mapuche. Attraverso performance, video e installazioni, l’artista mette in crisi le narrazioni coloniali e i dispositivi di rappresentazione che hanno storicamente marginalizzato corpi e saperi indigeni. Prabhakar Pachute lavora invece su una dimensione più silenziosa ma altrettanto politica: i suoi disegni e installazioni riflettono sulle trasformazioni urbane, sulle architetture informali e sulle economie estrattive in India, restituendo il paesaggio come luogo di conflitto e stratificazione storica.

5.AA.VV., "Le contraddizioni della fragilità", installation view, curated by Angel Moya Garcia, 2021, Firenze. Photo Stefano Maniero, Courtesy José Carlos Martinat and SECCI Firenze

AA.VV., “Le contraddizioni della fragilità”, installation view, curated by Angel Moya Garcia, 2021, Firenze. Photo Stefano Maniero, Courtesy José Carlos Martinat and SECCI Firenze

Che ruolo ha oggi NOVO nella definizione dell’identità della Galleria?
NOVO è una presa di posizione chiara. È lo spazio in cui la Galleria rende esplicita la volontà di sostenere pratiche che accettano la complessità e il rischio come condizioni necessarie, riaffermando il suo ruolo di luogo attivo di produzione di pensiero critico.

Silvia Cornelli

Info:

NOVO, a project by SECCI
A cura di Marco Scotini
Ongoing: Exercises in Ruins, Omar Mismar
September 19, 2025 – December 20, 2025
Upcoming: Ruinophilia, José Carlos Martinat
February 10, 2026 – April 1, 2026
Via Olmetto 1, 20123 Milano
www.seccigallery.com


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