Al Museo Novecento la prima retrospettiva italiana dedicata a Helen Chadwick (Croydon, 1953 – Londra, 1996), Life Pleasures propone una visione complessa e stratificata del corpo e del femminile. Curata da Sergio Risaliti, Stefania Rispoli e Laura Smith, la mostra percorre la produzione dell’artista, evidenziandone l’equilibrio tra sperimentazione e concetto. Già all’ingresso, le volte decorate da composizioni floreali rivelano l’anima avanguardista di una donna del XX secolo, capace di ritrarre le identità come eventi. Il contributo di Kunsthaus Graz, Victoria and Albert Museum e della galleria The Hepworth Wakefield rende la materia corporea e culturale esposta un’esperienza intensa. Lampadine, fiori e colonne corinzie intrecciano trame narrative con sostanze elusive; come in un rebus, la soluzione emerge solo se osservata da una prospettiva decentrata. Lo sguardo attraversa la superficie dell’immagine e si apre a un territorio sotterraneo, abitato da simboli ed elementi coesistenti in un sottofondo privo di gerarchie.

Helen Chadwick, “Life Pleasures”, 2025, installation view, ph. Elisa Norcini, courtesy Museo Novecento, Firenze
La serie In the Kitchen è un esempio emblematico: Chadwick inserisce il proprio corpo all’interno di oggetti appartenenti alla sfera domestica – la lavatrice, il piano cottura, la dispensa – trasformando la nudità da esibizione erotica a riflessione sull’immaginario tradizionale e lo converte in una struttura che contiene, restringe e definisce. Il contrasto cromatico chiaro-scuro insieme all’uso del mezzo fotografico e agli oggetti scelti crea opere essenziali. La presenza fisica dell’artista, naturale e priva di teatralità, rimane distinta dagli oggetti inanimati che la circondano, mentre l’immagine contraddice la prospettiva esterna. Inaspettatamente, Life Pleasures offre una lettura delle opere che resiste a un’ideologia univoca, sottraendole alle interpretazioni del perturbante, del provocatorio o dell’estremo. L’originalità di Chadwick emerge nella sua capacità di rendere manifesto l’astratto attraverso la sinergia tra concetto, medium, soggetto e rappresentazione. Dispositivi, strumenti, meccanismi e organi si affiancano, si sovrappongono o si abbracciano, ciascuno conservando la propria identità e originando un’unità dissonante.

Helen Chadwick, “Life Pleasures”, 2025, installation view, ph. Elisa Norcini, courtesy Museo Novecento, Firenze
Dall’area trasformativa della cucina, una traiettoria scava in profondità. Il senso, sottinteso nelle sale vermiglie, si dischiude da molteplici cavità retroilluminate, fari e soglie di attraversamento. Questa esposizione luminosa dell’invisibile trova una delle sue formulazioni più vibranti in Nostalgie de la Boue. Le diapositive Cibachrome, montate su strutture in legno multistrato e attraversate da un apparato elettrico visibile, creano un effetto raffinato, ipnotico. Vita e morte, componente organica e involucro umano, sono organizzate secondo una simmetria che contemporaneamente sgomenta e accoglie. Nello sbilanciamento, la coesistenza è arcana e rivelatrice, poiché ciò che brulica e ciò che è inerte dimorano nel medesimo intervallo di luce. Quest’opera, come tutta l’arte di Helen Chadwick, invita lo spettatore a sostare senza difese, lasciando emergere il senso attraverso un flusso inatteso.

Helen Chadwick, “Life Pleasures”, 2025, installation view, ph. Elisa Norcini, courtesy Museo Novecento, Firenze
Nei suoi lavori statico-performativi, quelle stesse rientranze ritornano rovesciate in sculture verticali e contenitori di eco corporei, simili a grotte capovolte. In altre opere si assiste a un’archeologia del passato per sottrazione, una tradizione che lascia affiorare i miti per mappare un cosmo declinato al femminile, in cui fluttuano storia ed essenza. L’ambiente cambia e una volta celeste viene simbolicamente ribaltata sulla superficie terrestre, colmando la distanza di una galassia fluida abitata da forme femminili sospese tra costume e immagine. In questa prospettiva le opere controverse One Flesh e Allegory of Misrule esprimono una tensione sottile tra ordine e disordine, sacro e profano. L’allegoria si discosta dall’affermazione di un significato e mette in scena uno slittamento. Chadwick disloca ancora una volta il punto di vista, costringe la mente a rinegoziare ciò che crede di riconoscere.

Helen Chadwick, “Life Pleasures”, 2025, installation view, ph. Elisa Norcini, courtesy Museo Novecento, Firenze
La dimensione rituale delle diapositive trova un’eco potente nell’autoritratto di Chadwick in posa da modella nello studio d’artista, collocato in un’edicola interna del Museo Novecento. La scelta allestitiva si confronta con l’architettura storica e la memoria dell’edificio, ponendo il ritratto come oggetto di devozione laica, sospeso tra memento, ironia e cerimonia artistica. In Life Pleasures il lavoro di Helen Chadwick si muove dalla superficie verso un territorio interno, in cui le opere rappresentano stati di discontinuità. Esse sono disposte secondo una logica formale: una calma strutturale costringe lo sguardo a restare nel terreno preparato dall’artista entro coordinate concettuali rigorose. In questo equilibrio sottile, è la densità percettiva delle immagini a rendere il pensiero nitido e tangibile.
Info:
Helen Chadwick. Life Pleasures
25/11/2025 – 01/03/2026
Museo Novecento
Piazza Santa Maria Novella 10, Firenze
www.museonovecento.it

Chantal Gisi è autrice e traduttrice, laureata in Lingue e Letterature Moderne Europee e Americane a Firenze. Per Juliet esplora i legami tra arte, letteratura e storia, con uno sguardo vivo sul presente.



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