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Pushing the limits: alla Galleria de’ Foscherari le geografie dell’opposizione di DebatikCenter of Contemporary Art

In un’epoca segnata dalla crisi delle grandi narrazioni e dal progressivo sfaldamento delle certezze politiche ereditate dal Novecento, la pratica artistica che si confronta con la dimensione storica e geopolitica assume una valenza epistemologica. Non si tratta più di rappresentare gli eventi o di commemorarli, ma di operare su di essi una complessa opera di riattivazione semantica, atta a far emergere dalle pieghe del passato le tensioni irrisolte che continuano a strutturare il presente. La mostra Pushing the limits, in corso a Bologna alla Galleria de’ Foscherari, si inscrive precisamente in questo territorio interstiziale, dove l’arte diventa strumento di contro-memoria e dispositivo critico capace di mettere in discussione le narrazioni ufficiali del potere. Il DebatikCenter of Contemporary Art, piattaforma indipendente nata a Bologna nel 2003 e oggi con sede a Tirana, si configura da oltre vent’anni come un osservatorio privilegiato sulle dinamiche storico-politiche albanesi e sui rapporti di forza con le potenze occidentali, in particolare Stati Uniti, Italia e Unione Europea. Questo nome, che riprende quello dell’organizzazione clandestina giovanile antifascista nota come Debatik, formatasi durante la Seconda Guerra Mondiale a Tirana, evoca fin da subito una genealogia di opposizione e disobbedienza trans-generazionale e trans-politica. La prassi artistica di DebatikCenter, infatti, radicata in una precisa matrice politica, si nutre di strategie di attivismo culturale e di forme di resistenza simbolica che traducono in linguaggio visivo le contraddizioni di un paese sospeso tra eredità totalitaria, transizione democratica incompiuta e nuove forme di colonialismo economico.

AA.VV., “Pushing the limits”, exhibition conceived by Armando Lulaj and curated by Fabiola Naldi, ph. Francesco Ribuffo, installation view at Galleria de' Foscherari, courtesy Galleria de' Foscherari, Bologna

AA.VV., “Pushing the limits”, exhibition conceived by Armando Lulaj and curated by Fabiola Naldi, ph. Francesco Ribuffo, installation view at Galleria de’ Foscherari, courtesy Galleria de’ Foscherari, Bologna

Il percorso espositivo si apre con un gesto emblematico di occupazione consensuale: all’esterno dello spazio espositivo, sul muro affacciato sulla strada, troviamo la targa marmorea del DebatikCenter of Contemporary Art (Milestone, 2003-2025, di Underground Movement), mentre l’insegna storica della galleria viene sostituita sul vetro della porta d’ingresso con il nome “debatikcenter” (Replacement, 2025, di La Société Spectrale). Questo doppio intervento non rappresenta una semplice operazione di branding, ma sancisce un’appropriazione simbolica che, attraverso le opere di Pleurad Xhafa, Armando Lulaj e degli autori collettivi Underground Movement, La Société Spectrale e Manifesto Collective, trasforma la galleria in un territorio temporaneamente autonomo dove storia, memoria e critica politica entrano in cortocircuito produttivo. Sulla soglia l’installazione sonora Radio Desertion di Manifesto Collective (2025) diffonde le voci di pensatori, filosofi e attivisti internazionali invitati a riflettere sul concetto di diserzione come strategia di opposizione ai sistemi di potere e sapere costituiti. I sedici contributi vocali, destinati a crescere nel tempo, creano una trama polifonica che anticipa la complessità semantica delle opere esposte all’interno. La scelta della diserzione come categoria interpretativa rimanda a una lunga tradizione di pensiero critico che va dalle analisi foucaultiane sul potere alle riflessioni di Deleuze e Guattari sulla linea di fuga, fino alle più recenti teorizzazioni del rifiuto come forma di resistenza politica. In questo contesto, disertare significa sottrarsi alle logiche imposte, rifiutare il proprio ruolo all’interno dei dispositivi di controllo, aprire spazi di autonomia esterni alle istituzioni.

3-Pleurad Xhafa, “Reassemble”, 2017. Video installation. MAS-38 submachine gun magazine, cal. 7.65×20 mm Longue, steel, 18.4×3.3×1.7cm. Video, color, sound, 7’16’’. Courtesy of DebatikCenter of Contemporary Art and Galleria de'Foscherari

Pleurad Xhafa, “Reassemble”, 2017. Video installation. MAS-38 submachine gun magazine, cal. 7.65×20 mm Longue, steel, 18.4×3.3×1.7cm. Video, color, sound, 7’16’’. Courtesy of DebatikCenter of Contemporary Art and Galleria de’ Foscherari

Nella vetrina della galleria, Untitled (campo di meloni) (2025) di Underground Movement, installazione composta da una porta di cella carceraria in ferro cromato e due meloni di cemento armato, mette in scena un’ironica poetica dell’appropriazione e della risemantizzazione politica fondata su una catena di cortocircuiti linguistici e slittamenti semantici. Il riferimento alla fotografia della premier italiana Giorgia Meloni con in mano i due frutti allusivi al suo cognome suggerisce un ponte concettuale tra il “campo di meloni” e il campo di prigionia di Gjadër, in Albania, dove l’Italia ha costruito un centro di detenzione per migranti. La materialità pesante, quasi tombale, dei meloni in cemento armato contrasta con la leggerezza agreste evocata dalla frutta, mentre la porta carceraria introduce nel campo visivo la dimensione della reclusione e del controllo sui corpi. L’opera funziona come uno specchio deformante che rimanda all’osservatore italiano la propria posizione all’interno delle dinamiche neocoloniali contemporanee, costringendolo a confrontarsi con la materializzazione delle politiche migratorie europee sul territorio albanese. Il video Reassemble (2017) di Pleurad Xhafa introduce il tema della riattivazione performativa di oggetti storici carichi di valenza simbolica, una pratica comune a tutti i membri del gruppo. Le riprese documentano il Museo di Storia Nazionale di Tirana, custode di una reliquia peculiare: la pistola automatica che mise fine alla vita di Mussolini, donata da Walter Audisio all’Albania socialista nel 1957 proprio perché l’Italia rifiutava di esporla. Il filmato procede con ritmo contemplativo, alternando inquadrature esterne del museo, con il flusso dei passanti, e dettagli degli interni immersi in un silenzio quasi sacrale. La sequenza culmina nell’apertura della teca da parte dell’artista, e nell’inserimento del caricatore mancante dell’arma, conservato in sede separata nello stesso museo. La carica simbolica di questo gesto è dirompente: riassemblare l’arma significa renderla nuovamente funzionante in quanto oggetto capace di agire nella storia. A completare l’installazione, in dialogo con il video, troviamo esposta una copia fedele del caricatore originale, dello stesso modello e anno.

4-Armando Lulaj, “Breaking Stones”, 2017. Video, color, sound, 10'. Courtesy of the artist and DebatikCenter of Contemporary Art and Galleria de'Foscherari. Copyright: Armando Lulaj. Photo by: Armando Lulaj

Armando Lulaj, “Breaking Stones”, 2017. Video, color, sound, 10′. Courtesy of the artist and DebatikCenter of Contemporary Art and Galleria de’ Foscherari. Copyright: Armando Lulaj. Photo by: Armando Lulaj

Breaking Stones (2017) mostra invece Armando Lulaj impegnato a percorrere le strade di Tirana sollevando e scagliando ripetutamente a terra una grossa pietra, fino a farla sgretolare completamente. La dimensione onirica e oscura della sequenza notturna, il carattere ossessivo della ripetizione del gesto e la progressiva frantumazione della materia rocciosa sembrano voler tradurre in azione fisica la necessità di scardinare le strutture dure e in apparenza immutabili del potere. L’opera prende spunto da una dedica di Pasolini a Maria Callas, in cui il poeta descrive la soprana come «una pietra preziosa che viene violentemente frantumata in mille schegge per poter essere ricostruita di un materiale più duraturo di quello della vita, il materiale della poesia». In questo contesto, la frantumazione della pietra diventa metafora di una violenza costruttiva che mira a ricomporre i frammenti della storia secondo nuove costellazioni di senso. La scelta di ambientare l’azione nelle strade della capitale albanese conferisce al gesto una precisa valenza territoriale, come se l’artista stesse letteralmente decostruendo il suolo stesso della città, la sua stratificazione storica e ideologica.

AA.VV., “Pushing the limits”, exhibition conceived by Armando Lulaj and curated by Fabiola Naldi, ph. Francesco Ribuffo, installation view at Galleria de' Foscherari, courtesy Galleria de' Foscherari, Bologna

AA.VV., “Pushing the limits”, exhibition conceived by Armando Lulaj and curated by Fabiola Naldi, ph. Francesco Ribuffo, installation view at Galleria de’ Foscherari, courtesy Galleria de’ Foscherari, Bologna

L’appropriazione e risemantizzazione di oggetti storici ritorna come esito di pratiche di assemblage nell’installazione Untitled (amerika) (2025) di La Société Spectrale. Quando la sede della rappresentanza diplomatica americana a Tirana, chiusa alla fine della Seconda Guerra Mondiale, riaprì dopo il crollo del regime comunista nel 1990-1991, gli arredi rimasti in deposito presso l’ambasciata italiana furono messi all’asta e vennero acquistati in blocco dal collettivo. Il tavolo esposto è dunque quello utilizzato dall’ambasciatore americano prima del conflitto, testimone silenzioso di una stagione storica che precede la lunga interruzione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi durante il regime isolazionista di Enver Hoxha. Sul piano del tavolo troviamo disseminati oggetti disposti come prove forensi, elementi di un archivio materiale di relazioni geopolitiche. Una sequenza di martinetti rimanda a un’installazione precedente del gruppo in cui l’intera ambasciata appariva sollevata da questi dispositivi meccanici. Una testa in argilla semi-sgretolata dal tempo, realizzata durante un viaggio da Bologna a Tirana, ricalca le fattezze dell’economista statunitense Milton Friedman, principale esponente della scuola di Chicago e teorico del neoliberalismo, la cui influenza ha plasmato le politiche economiche globali degli ultimi decenni. La fragilità della scultura in argilla e il suo progressivo disfacimento contrasta con la durezza ideologica del pensiero friedmaniano, suggerendo l’erosione temporale anche delle teorie apparentemente più solide. The Lady Vanishes, una vecchia cartolina che mostra la Statua della Libertà Umana di Arthur Mole, formata da 18.000 soldati americani disposti a formare l’iconico monumento, introduce una riflessione sulla manipolazione delle masse e sulla costruzione delle immagini di propaganda. Nel foglio di sala, il collettivo annuncia che nel 2029 ricreerà l’opera utilizzando altrettanti sfollati di guerra, probabilmente palestinesi, ribaltando il significato celebrativo originario in una denuncia delle conseguenze delle politiche imperialiste americane. Il bozzetto per un anti-monumento, una statuetta di cavallo a zampe all’aria con ai lati stivali con la punta rivolta verso le terga dell’animale, sostenuto da un uomo, sovverte l’iconografia tradizionale del monumento equestre. L’opera richiama la tradizione militare americana di condurre in parata un cavallo privo di cavaliere con gli stivali girati alla morte del presidente. La disposizione degli oggetti nello spazio crea linee di sguardo significative: posizionandosi a capotavola e guardando tra le zampe del cavallo, lo spettatore scorge inquadrato sulla parete opposta della galleria il caricatore dell’arma che ha ucciso Mussolini, in una prospettiva di connessione simbolica tra diversi momenti e geografie della storia del potere in relazione all’Albania.

5-La Société Spectrale, “Beheaded Boy (a Palestinian)”, 2020. Wooden sculpture. 43 x 12 x 10 cm. Courtesy of DebatikCenter of Contemporary Art and Galleria de'Foscherari. Copyright: La Société Spectrale. Photo by: La Société Spectrale

La Société Spectrale, “Beheaded Boy (a Palestinian)”, 2020. Wooden sculpture. 43 x 12 x 10 cm. Courtesy of DebatikCenter of Contemporary Art and Galleria de’ Foscherari. Copyright: La Société Spectrale. Photo by: La Société Spectrale

In Untitled (on the rise facing the Wailing Wall) (2024) La Société Spectrale presenta un mobile in stile coloniale americano a sei specchi, sempre proveniente dall’Ambasciata americana di Tirana, smontato e assemblato a parete con la parte anteriore di ciascuna anta rivolta al muro. Il riferimento è alla Biennale di Venezia del 1968, quando diverse opere furono girate al contrario dagli artisti per denunciare l’uso della cultura come strumento del potere borghese. In modo analogo l’installazione, trasformando arredi un tempo simbolo di prestigio diplomatico in reliquie di un’egemonia culturale messa in discussione, materializza l’idea dello smantellamento e della critica istituzionale. Beheaded Boy (a palestinian probably) (2020) riprende, invece, un oggetto di scena del Teatro Nazionale d’Albania recuperato dalla discarica di Sharra a Tirana dopo la controversa demolizione da parte del governo albanese nel 2020. Il teatro, costruito tra il 1938 e il 1939, rappresentava una scomoda memoria dell’occupazione fascista italiana, ma anche un luogo vivo di produzione culturale e uno spazio pubblico essenziale per la città. Il corpicino in legno mutilato di un putto privo della testa e delle braccia si riveste di un nuovo significato tragicamente attuale: isolato al centro di una parete, questo frammento ligneo fa scaturire un’immediata associazione al genocidio di Gaza e ai corpi dei bambini palestinesi vittime della violenza bellica, innescando una vertigine storica in cui diverse geografie e temporalità dell’oppressione collassano in un’unica tragedia.

AA.VV., “Pushing the limits”, exhibition conceived by Armando Lulaj and curated by Fabiola Naldi, ph. Francesco Ribuffo, installation view at Galleria de' Foscherari, courtesy Galleria de' Foscherari, Bologna

AA.VV., “Pushing the limits”, exhibition conceived by Armando Lulaj and curated by Fabiola Naldi, ph. Francesco Ribuffo, installation view at Galleria de’ Foscherari, courtesy Galleria de’ Foscherari, Bologna

In Ménage à trois (which color is your flag?) (2021-25) Armando Lulaj sintetizza le relazioni geopolitiche al centro della ricerca del DebatikCenter: tre bandiere arrotolate attorno all’asta, dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e dell’Italia, compaiono allineate in verticale e ai piedi di ciascuna troviamo tre bustine di preservativi. L’accostamento materializza la separazione tra le tre entità politiche, mentre l’irriconoscibilità delle bandiere non spiegate sottolinea l’intercambiabilità dei ruoli e la sostanziale equivalenza delle logiche di potere che le animano. Il Newspaper (2024) di Manifesto Collective è una scultura partecipativa che materializza la pratica editoriale del collettivo: si tratta di una colonna di giornali disponibili in vendita al prezzo di un quotidiano, destinata ad abbassarsi con l’intervento dei visitatori interessati. La pubblicazione contiene testi storici tratti dalle attività del DebatikCenter of Contemporary Art, qui riattivati dalla nuova proposta di fruizione. Il percorso si conclude idealmente con Vertical Elevation Plan (2025) di Pleurad Xhafa, utopico progetto per il sollevamento del centro per migranti costruito dall’Italia in Albania. Non si tratta di uno smantellamento, ma di un sollevamento verticale, come se la struttura detentiva dovesse diventare aerea, sospesa. Questo gesto sintetizza una strategia ricorrente nell’intera mostra: il sovvertimento spaziale dei livelli, il mettere in basso ciò che è in alto e viceversa. L’ambasciata è stata sollevata dai martinetti, la pistola di Walter Audisio è esposta in un video proiettato in basso e in orizzontale come a evocare una fossa funebre, i mobili sono rovesciati verso le pareti, il cavallo anti-monumentale è capovolto. Questa geografia instabile e ribaltata diventa metafora di una necessaria riconfigurazione delle relazioni di potere, di un mondo che deve essere letteralmente capovolto per poter essere ripensato.

AA.VV., “Pushing the limits”, exhibition conceived by Armando Lulaj and curated by Fabiola Naldi, ph. Francesco Ribuffo, installation view at Galleria de' Foscherari, courtesy Galleria de' Foscherari, Bologna

AA.VV., “Pushing the limits”, exhibition conceived by Armando Lulaj and curated by Fabiola Naldi, ph. Francesco Ribuffo, installation view at Galleria de’ Foscherari, courtesy Galleria de’ Foscherari, Bologna

In conclusione, Pushing the limits utilizza con intelligenza i materiali più scottanti della storia albanese per costruire un’ambientazione critica rivolta tanto al passato quanto al presente. La densità di riferimenti storici, la complessità delle stratificazioni temporali, la ricchezza delle connessioni tra diverse geografie dell’oppressione creano un campo semantico estremamente articolato, che richiede allo spettatore la piena disponibilità a lasciarsi destabilizzare. L’arte del DebatikCenter si propone come strumento di disvelamento delle contraddizioni, come pratica di contro-memoria che sottrae gli oggetti e gli eventi storici alla loro fissità monumentale per riattivarli come questioni aperte e brucianti, ancora capaci di interrogarci sulla nostra posizione nel mondo contemporaneo.

Info:

AA.VV., Pushing the limits
Mostra ideata da Armando Lulaj e curata da Fabiola Naldi
17/10/2025 – 18/01/2026
Galleria de’ Foscherari
via Castiglione, 2/b – Bologna
www.defoscherari.com


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