È con questa domanda che il visitatore è invitato ad attraversare la mostra collettiva Aria Notturna, in corso alla Galleria Zero…, realizzata in collaborazione con Neue Alte Brücke e Matt Williams, che indaga le risposte dell’ambiente ai mutamenti di stato derivanti dall’oscurità, dai sistemi di illuminazione e di sorveglianza. Strumenti che colpiscono non solo lo spazio della rappresentazione, ma soprattutto quello della percezione, dando vita a una rete immateriale di stimoli e di informazioni.

Racheal Crowther, “Close Call Only (20139 Milano)”, 2026, antenna Diamond D-777 (installata sul tetto), radio scanner Whistler TRX2, frequenze radio, cavo coassiale a specifica militare, gabbia di sicurezza, photo by Roberto Marossi, courtesy ZERO
Il legame tra tecnologia, custodia e memoria, esplicitato nelle opere Close Call Only (20139) (2026) di Racheal Crowther e 4,7kg (Zero…) (2026) di Anna Howard, ha influenzato la rappresentazione della geografia urbana e dei suoi confini materiali e immateriali. La concezione dello spazio come elemento attivo, tuttavia, era già diffusa in antichità, con radici che affondano nel complesso rapporto tra filosofia, scienza e superstizione. La teoria del miasma, che è il filo conduttore narrativo della mostra, era stata elaborata dai medici dell’età medievale e moderna per spiegare la diffusione di epidemie e pestilenze, fornendo una prima rappresentazione della trasmissione “virale” di sostanze attraverso l’etere. Gli studi sul movimento atmosferico e su princìpi come quello dell’inerzia termica hanno permesso di osservare come l’ambiente sia in grado di assorbire e restituire energia al variare delle condizioni climatiche e strutturali, secondo uno schema replicabile nel campo della teoria dell’informazione. La geografia urbana è, infatti, caratterizzata da una nuvola di segnali che coinvolgono gli strumenti di comunicazione e di informazione, dai radiogiornali alle frequenze utilizzate dalla polizia, dai taxi e dai mezzi di trasporto. Racheal Crowther restituisce con la sua opera un ritratto frammentario della città. Una sua rappresentazione in forma di ronzio di sottofondo, di surplus informativo che regge il movimento urbano e lo sfruttamento del lavoro.

AA.VV., “Aria Notturna”, exhibition view, photo by Roberto Marossi, courtesy ZERO
Il percorso della mostra si apre e si chiude con 20%, (2026) / 40% (2026) di Rechonski. L’opera si compone di due fogli di carta inchiostrata posizionati al piano terreno e al piano interrato della galleria. Ispirati alla scala di Ringelmann, nata per misurare il tasso di inquinamento atmosferico, segnalano la presenza di uno spazio sensibile e carico, dove la percezione vince sulla rappresentazione. Insieme a Close Call Only (20139) (2026) di Racheal Crowther e Obstruction Lights (2026) di Lino Angermann, il lavoro di Rechonski dà vita a un ambiente pieno di energia, dove il riferimento mistico alla nube del miasma dialoga con ragioni puramente concettuali, secondo un linguaggio che rimanda ad opere come Air Conditioning show (1967) di Art & Language.

AA.VV., “Aria Notturna”, exhibition view, photo by Roberto Marossi, courtesy ZERO
Obstruction Lights (2026) condivide con Untitled (2026) di Arash Nassiri l’idea di una minaccia latente. Lino Angermann utilizza due lampade segnaletiche per ostacoli aerei per tracciare uno spazio dal confine immateriale, infondendo nello spettatore un costante senso di pericolo e di spaesamento. La macchina insetticida di Nassiri, invece, rappresenta una soglia stanca che abita il confine tra l’invito e la minaccia. Crudele ma dall’apparenza innocua, lavora sulla contrapposizione tra pulizia dell’ambiente e poetica dell’usura, assecondando un sentimento del materiale presente anche nel lavoro di Giuseppe Gabellone. Il suo bassorilievo in stagno trasmette un senso di trascuratezza e spiazzamento, che rispecchia un doppio valore mimetico: temporale ed emotivo.

The Fall / Eleni Poulou, “Gunther’s Poems”, c. 2000s, pagine di appunti, 15 x 10 cm cad., photo by Roberto Marossi, courtesy ZERO
Aria Notturna invita gli artisti a confrontarsi tanto con la dematerializzazione fisica dell’opera, quanto con la rappresentazione degli spazi interstiziali della sorveglianza e della memoria, dove analogico e digitale collaborano per dare vita a una mappa fisica e mentale dello spazio. Il risultato è un dialogo tra tecnologia, archeologia dei media e fascino per la notte, intesa non solo come tempo secondo della vita dello spazio urbano, ma anche come vertigine romantica, mortifera ed esistenziale. In Longer Day (1997) Paul Ramírez Jonas guida verso il tramonto nel tentativo di allungare la giornata. Un gesto riconducibile a quello di un moderno, e a tratti cinico, Icaro che, lanciatosi verso il sole, si trova poi imbottigliato nel traffico. Il progressivo avvicinarsi dell’orizzonte si scontra, tuttavia, con l’inevitabilità dell’imbrunire. Una considerazione che, in fondo, lascia un po’ l’amaro in bocca.

AA.VV., “Aria Notturna”, exhibition view, photo by Roberto Marossi, courtesy ZERO
Al piano inferiore della galleria uno spazio buio e rumoroso accoglie il visitatore, è notte. La grande parete di fondo è occupata Forest (2026), la video-installazione di Mariia Andreeva in cui i continui disallineamenti dell’immagine contribuiscono a creare un ambiente sospeso e fragile, accompagnato dal tentativo di eliminare le ombre notturne attraverso il flash. Gli alberi, inoltre, si confondono con i pilastri della sala e contribuiscono, insieme a Untitled 3 (2026) di Mobbs e Snow White and the Seven Dwarfs (2023) di Xavier Robles de Medina, a creare una suggestiva scenografia in cui lo spaesamento assume una tensione cupa, romantica e sublime. Lo spettatore cammina dentro lo spazio con l’impressione che alle sue spalle, incombente, il Re degli elfi cantato da Goethe lo sottragga alla vita, consegnandolo alla notte.
Info:
A.A.VV. Aria Notturna
Artisti: Mariia Andreeva | Lino Angermann | Racheal Crowther | The Fall | Giuseppe Gabellone | Solomon Garçon | Francesco Gennari | Amelia Gill | Anna Howard | Arash Nassiri | Paul Ramirez Jonas | Rechonski | Xavier Robles de Medina | MOBBS
13/02 – 28/03/2026
Galleria Zero…
Via Carlo Boncompagni 44 – Milano
galleriazero.it

A seguito della laurea in Economia e Gestione dei Beni Culturali, consegue la magistrale in Storia dell’Arte. La scrittura è un modo per entrare a diretto contatto con la ricerca degli artisti, conoscerli nel profondo e far emergere le stratificazioni del loro linguaggio. L’opera risponde a un codice intimo, condiviso e complesso, che richiede costante approfondimento e dialogo.



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