Entrare nella galleria di Alfonso Artiaco a Napoli per la personale di Achille Perilli significa immergersi in una sfida intellettuale che dura da oltre settant’anni. Non siamo di fronte a una geometria rassicurante, figlia di righello e compasso, ma a un’eversione sistematica della logica euclidea. L’artista romano, scomparso nel 2021, ha passato la vita a “smontare” lo spazio, e questa mostra ne ripercorre i momenti più densi, laddove il segno si fa struttura di un pensiero ribelle.

Achille Perilli solo show, installation view at Alfonso Artiaco, Napoli, ph. Grafiluce, courtesy Alfonso Artiaco
Perilli è stato, insieme a colleghi come Dorazio e Turcato, il motore di quella rivoluzione chiamata Forma 1. In un’Italia post-bellica divisa tra il realismo impegnato e un astrattismo lirico, lui scelse la via più difficile: la forma come politica, il segno come libertà pura. Se i suoi esordi risentivano della lezione di Lionello Venturi e dell’energia delle avanguardie europee, la selezione in mostra ci porta nel cuore della sua maturità, quel momento cruciale tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta in cui l’artista dichiara guerra alla prospettiva rinascimentale. Se nelle prime fasi della sua carriera il segno risentiva degli echi dei soggiorni parigini e dello studio di maestri come Kandinskij, è con il testo Indagine sulla prospettiva (1969) che l’artista formalizza il proprio distacco dai dispositivi coercitivi dello sguardo: non è solo un titolo, ma un atto di accusa contro l’illusione ottica. Perilli sostituisce la finestra sul mondo con il dispositivo del labirinto.

Achille Perilli solo show, installation view at Alfonso Artiaco, Napoli, ph. Grafiluce, courtesy Alfonso Artiaco
Sulle pareti di Artiaco osserviamo scatole spaziali che si aprono e si chiudono simultaneamente, figure che negano la gravità e costringono l’occhio a un esercizio di ginnastica mentale. È quella che lui stesso definiva la “folle immagine”: un’architettura che non può esistere nella realtà fisica, ma che vibra di una coerenza assoluta sulla superficie della tela. Proseguendo nel percorso, si avverte come dagli anni Ottanta e Novanta il rigore del segno venga investito da una nuova urgenza cromatica. Il colore non riempie più semplicemente gli spazi, ma diventa l’agente che scardina i volumi. Le tonalità si fanno accese, quasi acide, creando una profondità che non arretra, ma sembra venire incontro allo spettatore. È qui che la ricerca di Perilli tocca il concetto di “irrazionale geometrico”: una geometria che ha perso la pazienza, che non vuole più spiegare l’ordine del mondo ma celebrarne l’ambiguità e l’infinito.

Achille Perilli solo show, installation view at Alfonso Artiaco, Napoli, ph. Grafiluce, courtesy Alfonso Artiaco
Un contrappunto fondamentale è offerto dal focus sui lavori su carta, che copre un arco temporale dalla fine degli anni Quaranta alla fine dei Settanta. Questi fogli non sono meri studi preparatori, ma luoghi privilegiati di sedimentazione del pensiero. Dai primi esperimenti legati a Forma 1 fino alle strutture instabili degli anni successivi, la carta si rivela uno spazio autonomo di costruzione in cui l’ordine e il disordine coesistono in un equilibrio precario. In questi lavori, la vocazione visionaria di Perilli appare nitida: uno spazio immaginario privo di gerarchie in cui la percezione oscilla costantemente tra rigore logico e intuizione pura.

Achille Perilli solo show, installation view at Alfonso Artiaco, Napoli, ph. Grafiluce, courtesy Alfonso Artiaco
Nelle sale le opere si presentano come trame di passaggi minimi, sequenze che proliferano senza mai approdare a una sintesi conclusiva, mantenendo il volume in una condizione di precarietà controllata. Questa “geometria paradossale” si nutre anche delle sue esperienze nel teatro d’avanguardia e nella letteratura, discipline che hanno sempre spinto Perilli a cercare oltre la bidimensionalità del quadro. La mostra da Alfonso Artiaco restituisce così la statura di un artista che ha saputo trasformare lo smarrimento in una condizione necessaria del vedere. Quello di Perilli è un invito a perdersi in un campo visivo dove il segno non descrive più il mondo, ma si fa moto dell’anima e direzione mentale, confermando l’attualità di una ricerca che ha saputo rendere fluida la rigidità della geometria, rendendola un dispositivo capace di interrogare l’infinito.
Info:
Achille Perilli
19/01 – 28/02/2026
Alfonso Artiaco
Piazza dei Martiri 58, Napoli
www.alfonsoartiaco.com/en

Art Curator e Art Advisor, laureato in Arti Visive e Mediazione Culturale, con Master in Pratiche Curatoriali, classe ’95, vive a Napoli. Collabora con Gallerie e Spazi Indipendenti, la sua ricerca è incentrata principalmente sulla Pittura Emergente, con uno sguardo attento e propenso anche su altre forme di linguaggio estetico.



NO COMMENT