La pratica di Francesco Jodice (Napoli, 1967) si muove in profonda connessione con il contesto circostante e lungo i confini di arti visive e indagini socio-antropologiche. Partecipa e osserva le trasformazioni dell’ambiente contemporaneo; l’artista scruta e analizza con attenzione il nostro tempo al fine di concretizzare opere che sono ritratti delle dinamiche globali. L’arte di Francesco Jodice è uno strumento per concretizzare domande, lasciando al pubblico la possibilità di valutare (ed eventualmente rispondere). Fondazione Zegna presenta la mostra “RACCONTI di boschi, di fabbriche e di persone” in quanto commissione del progetto di ricerca tra arte e natura e inserita nel palinsesto per il 25simo anniversario della fondazione.

Francesco Jodice, “RACCONTI di boschi, di fabbriche e di persone”, installation view, Fondazione Zegna, Valdilana, 2025, ph. credit Studio Francesco Jodice, courtesy Fondazione Zegna e l’artista
Francesco Jodice articola un racconto tramite ventiquattro immagini sul luogo e sull’identità dell’oasi; tre corpi di opere fotografiche si intrecciano nel rappresentare questa realtà unica e molteplice. Come suggerito dal titolo dell’esposizione, l’artista si è focalizzato su tre aspetti caratterizzanti e rilevanti dell’Oasi Zegna: il bosco, la fabbrica e l’elemento umano che si integra al loro interno. La mostra mette al centro l’indagine della cultura di una comunità, evitando – se non per alcuni scatti – la presenza umana con l’obiettivo di permettere una narrazione universale evocata attraverso una spazialità naturale e artificiale deserta.

Francesco Jodice, “RACCONTI di boschi, di fabbriche e di persone”, Oasi Zegna, Poggio Cossato (2024) (particolare), installation view, Fondazione Zegna, Valdilana, 2025, ph. credit Studio Francesco Jodice, courtesy Fondazione Zegna e l’artista
Fin dalla prima immagine che apre il percorso espositivo è chiaro l’intento: un ciglio, forse un burrone o un bordo di un sentiero, circondato da una fittissima nebbia. Il vuoto visivo è totale e cancella ogni riferimento spaziale, ogni orizzonte. Questo bianco denso costituisce un volume visivo che inghiotte il contesto, rendendo il ciglio l’unico appiglio alla realtà. Il paesaggio è cancellato, in questo modo l’immagine si fa metafora sia di un limite incerto sia di una possibilità oltre i quali spingere lo sguardo. Allestita sul muro davanti all’ingresso, questa immagine, pur creando un ostacolo fisico, fa scaturire una riflessione più ampia: da ostruzione il muro si trasforma in soglia, sviluppando un’articolata dialettica sulle possibilità. Richiamando gli insegnamenti di Luigi Ghirri, l’artista vuole comunicare come la fotografia sia un’arte partecipata: è il pubblico a connettere e completare. In questa tensione tra presenza e assenza si attiva un profondo scambio con l’osservatore, chiamato a completare ciò che resta invisibile.

Francesco Jodice, “RACCONTI di boschi, di fabbriche e di persone”, Oasi Zegna, Poggio Cossato (2024) (particolare), installation view, Fondazione Zegna, Valdilana, 2025, ph. credit Studio Francesco Jodice, courtesy Fondazione Zegna e l’artista
In tutta l’esposizione la geometria dell’allestimento lega e unisce le diverse tematiche creando un sistema visivo coerente e stratificato. Ogni elemento si fonde e si mescola con l’altro in maniera ordinata in una trama di connessioni che restituisce un complesso e perfetto equilibrio di paesaggi immortali. L’idea di fondo è mantenere la libertà e l’espressività soggettiva dei boschi, della fabbrica e della comunità e al contempo avvicinarle, così da rispettare l’identità del luogo composto dall’insieme di questi elementi. L’ordine e lo studio dietro al racconto fotografico identificano la pratica dell’artista e, insieme all’assenza di figure umane, rafforzano quel senso concettuale e sospeso. L’artista ha raccontato che durante la lavorazione del progetto – a differenza del suo tipico modus operandi – il processo creativo dapprima caotico ha trovato ordine con l’evoluzione del racconto. Francesco Jodice espone e produce nuove immagini in maniera consapevole; l’opera è il risultato di attenti sopralluoghi e ricerche, in cui l’artista plasma già la soluzione finale e complessiva.

Francesco Jodice, “RACCONTI di boschi, di fabbriche e di persone”, Oasi Zegna, Poggio Cossato (2024) (particolare), installation view, Fondazione Zegna, Valdilana, 2025, ph. credit Studio Francesco Jodice, courtesy Fondazione Zegna e l’artista
L’unica presenza umana all’interno delle rappresentazioni si trova nella serie di foto di classe. Le opere si collegano al suo progetto del 2006 presentato alla GAM di Torino e, non solo si distaccano dai convenzionali ritratti di soggetti legati al mondo della fabbrica, ma si collocano in quanto ritratti generazionali; immortalandoli l’artista volge lo sguardo verso il futuro e indaga coloro che erediteranno la memoria e lo spazio. “RACCONTI di boschi, di fabbriche e di persone” narra non solo l’identità e il territorio della Fondazione Zegna, ma produce anche riflessioni sul ruolo della fotografia e sull’operato dell’artista stesso. Nel visitare la mostra cresce la consapevolezza della dialettica tra contesto socio-culturale e libertà artistica; il racconto – e in generale la pratica – di Francesco Jodice esonda oltre i limiti delle immagini stesse e rompe le divisioni tradizionali tra fotografia e arte.
Info:
Francesco Jodice. RACCONTI di boschi, di fabbriche e di persone
a cura di Ilaria Bonacossa
17/05/2025 – 16/11/2025
Fondazione Zegna
Casa Zegna, Via Marconi, 23, 13835, Trivero Valdilana (Biella)
www.fondazionezegna.org

Irene Follador (Venezia, 1997) è una critica e curatrice emergente. Laureata prima in Storia dell’Arte all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha conseguito la laurea specialistica alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Collabora con Juliet Art Magazine da tempo e, parallelamente, porta avanti la propria pratica curatoriale indipendente; la sua ricerca e il suo interesse tende principalmente alle opere di immagini in movimento e nuovi Media all’interno del sistema artistico contemporaneo.



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