Negli ultimi anni molti musei si stanno ponendo sempre più come luogo attivo, di restituzione e scambio. Non si focalizzano soltanto sul loro ruolo tradizionale di acquisire, conservare e valorizzare il patrimonio, quanto sull’essere in grado di comunicare le collezioni con visite guidate, esperienze interattive e mostre temporanee, in dialogo con il posseduto. Il Museo Archeologico di Bologna ha deciso di investire anch’esso su una proposta temporanea, accogliendo la mostra fotografica Ritratto di donna. Fotografie di Maria Paola Landini, inaugurata lo scorso mese e ideata da Serendippo APS. L’associazione, laboratorio di sperimentazione artistica e culturale con sede presso 5C Lab in Vicolo de’ Facchini a Bologna (ex laboratorio storico di forte suggestione, appartenuto al tornitore Orlando Martello fino alla sua morte, quando ha disposto di darlo in comodato d’uso a Serendippo), dal 2008 porta avanti progetti di ibridazione che connettono arte contemporanea e spazio pubblico al fine di ripensare le relazioni tra linguaggi artistici e tessuto urbano con un’attenzione particolare rivolta alle trasformazioni sociali, memorie condivise e nuove geografie urbane. Ha ideato mostre, festival e interventi diffusi, tra cui ricordiamo M.oL.D deLocalizzareMateriali (2011, 2012), Bologna al muro (2011), R.U.S.C.O (2013) e pubbliCITTÀ (2017 a oggi).

Maria Paola Landini, Bhutan, 2024, courtesy of the artist
L’esposizione Ritratto di donna, curata dalla sua presidente Etta Polico insieme a parte dello staff scientifico del museo, interamente composto da donne a partire dalla direttrice Paola Giovetti (come documentano tra l’altro alcuni ritratti delle stesse protagoniste in mostra), è stata pensata per essere ospitata all’Archeologico, scenario ottimale per portare avanti un dialogo tra fotografia contemporanea e le tracce del femminile nella storia antica. Come osserva il saggista e filosofo Siegfried Kracauer infatti «non possiamo comprendere la fotografia senza comprendere il tempo. Ogni scatto è un’ipoteca sulla memoria, un ponte tra il passato e il futuro». La scelta è ricaduta sull’archivio di Maria Paola Landini con cui l’associazione si è già misurata in precedenza, in quanto si tratta di una raccolta che attraversa cinquant’anni di contemporaneo (dagli anni ʽ70 ai giorni nostri), che raggruppa più di 100.000 fotografie scattate in giro per il mondo durante viaggi di lavoro e svago, con un taglio non estetizzante, immediato, senza filtri, né stereotipi.

Maria Paola Landini, Rajasthan, 2006, courtesy of the artist
Maria Paola Landini è una scienziata artista, laureata in Biologia e in Medicina e Chirurgia, specializzata in Microbiologia e Virologia e diventata, tra i numerosi prestigiosi incarichi ricoperti, la prima Preside donna di una Facoltà medica italiana. Il suo background scientifico, unito alla pratica nell’ambito della microbiologia, l’ha portata a sviluppare uno sguardo attento ai dettagli, rigoroso e analitico, ma anche intuitivo e curioso, attitudine che si rispecchia anche nel suo approccio fotografico. Nel percorso espositivo, il femminile viene mostrato in modo autentico, genuino, senza sovrastrutture o pose in una sua mappatura eterogenea, volta al contempo a restituire l’immagine della donna nei secoli come il risultato di stratificazioni storiche, culturali e sociali. E questo in linea con il fil-rouge che sottende il progetto e che cerca di dare risposte all’interrogativo: in che modo la figura femminile si è rappresentata e continua a rappresentarsi nel tempo e nello spazio?

Maria Paola Landini, Egitto, 1978, courtesy of the artist
Le fotografie estrapolate dall’archivio sono 137 e si diramano nelle sale della collezione permanente attraversandola e articolandosi in sei nuclei tematici: dal Lapidario, posto nello splendido cortile a piano terra del museo (Donna così come’ è. Il presente come testimonianza), alla sezione preistorica ed etrusca (Archetipi femminili. L’origine come presenza), per proseguire in quella greca (Sguardi, comunità, riti, resistenze) scendendo nelle sale della collezione egiziana (Identità, corpi, ruoli) e terminare nella piccola mostra tematica collocata nell’atrio, intitolata Il medagliere si rivela. L’ingegno delle donne. In queste teche venticinque medaglie rinascimentali e moderne dedicate a donne illustri del passato, quali Lucia Bertani, Lavinia Fontana e Laura Bassi vengono accostate a figure di scienziate, umaniste, artiste e donne di teatro: il linguaggio numismatico e fotografico si fa strumento di riconoscimento aprendo al contempo la possibilità di saggiare una delle collezioni meno note del museo. Il percorso è stato pensato già a partire dalla selezione dei materiali sino alla modalità di costruzione della mostra, settandosi con la collezione preesistente dei reperti archeologici, così come testimoniano le imponenti foto di donne colte nel loro quotidiano stampate su tessuto, installate nel Lapidario con riferimento ai sudari, che si impongono come vere e proprie “epigrafi viventi”.

Maria Paola Landini, Sri Lanka, 1989, courtesy of the artist
Le gigantografie di donne comuni (una cantante italiana a Dubai, una lavoratrice in una risaia in Buthan o di una giovane madre in Sri Lanka con il figlio in braccio, per citarne solo alcune), collocate accanto alle lapidi dell’antica Bononia (dove anche alle donne d’alto rango era negato il praenomen) o alle lastre in calcare di liberte, immortalate in una normalità stra-ordinaria, si ergono nel loro grande formato, come bandiere di fierezza e dignità, complice una fotografia non giudicante che si pone come atto di riconoscimento e testimonianza. Nella sezione della Preistoria è stata scelta un’unica grande foto scattata durante un Viaggio a Katmandu che richiama all’autrice antiche veneri paleolitiche, simbolo di fertilità e potere generativo: incontrata da Landini mentre era intenta nei suoi gesti di lavoro quotidiano accanto ai templi esageratamente sfarzosi, condensa una centratura che supera il lusso smodato che l’attornia; questa figura sintetizza la forza del femminile che si esplica nell’andare oltre alla capacità biologica di riproduzione, quanto di dare la vita in senso più ampio, naturalmente predisposta a sostenere, nutrire, accogliere, procedere.

Dettaglio di Phormiskos attico a figure nere con piangenti, da Atene, ceramica, 550-530 a.C., ph. MCABo, courtesy Museo Archeologico di Bologna; Maria Paola Landini, Giava, 1982, courtesy of the artist
Il corpus di fotografie più cospicuo è concentrato nella sezione etrusca ed è a sua volta diviso in sei sottosezioni: un’area del museo ricca di reperti variegati che testimoniano l’interesse degli artisti del tempo di creare opere dai colori solitamente vivaci, espressive piuttosto che attente alla perfezione e ai dettagli, in risonanza con le foto di Maria Paola Landini. La selezione fotografica gioca con i collegamenti che i reperti richiamano mettendo in luce continuità e discontinuità rispetto anche alle iconografie del passato: gli scatti si focalizzano su figure femminili riprese nella loro autentica quotidianità, inquadrano corpi che sono veri e propri “archivi viventi”, insieme all’abbigliamento da sempre linguaggio fortemente connotante, estetico e culturale, ritratti in uno spazio sociale che si distingue come elemento centrale, sia esso mercato, strada, piazza. Le foto evidenziano gesti, posture e sguardi (colti in un’orizzontalità partecipativa, in un’abolizione gerarchica di chi fotografa e di chi è ritratto), restituendoci immagini di donne calate nei loro ruoli variegati, autonome, vero e proprio soggetto attivo (“la resistenza è antica e continua a scriversi su corpi, negli sguardi, nei silenzi”), analogamente alle antiche etrusche che nella società erano libere e indipendenti a dispetto delle contemporanee greche e romane.

Particolare di coppa (kylix) attica a figure rosse con suonatrici, da Vulci, ceramica, metà del V secolo a.C. ph. MCABo, courtesy Museo Archeologico di Bologna; Maria Paola Landini, New York City, 2011, courtesy of the artist
Partecipavano infatti ai banchetti accanto al coniuge, come testimonia la riproduzione dell’affresco parietale della tomba dei Vasi dipinti di Tarquinia presente nel percorso museale, dove un uomo e una donna banchettano sul klime. Erano altresì molto curate ed eleganti, come ci raccontano tra l’altro, alcuni monili rinvenuti nella tomba degli Ori quali il tintinnabulo, un pendaglio rituale tipico del bolognese visibile in mostra, fortemente connotante. Nella sezione greca alcune fotografie di Landini vengono accostate a oggetti antichi in cui si palesano attinenze: l’episodio di celebrazione di un rito funebre a Giava nel cuore della foresta trova eco tematico in un dettaglio di un phormiskos attico con piangenti (la scena ripresa in Oriente è caratterizzata da una certa serenità determinata dal credo buddista a dispetto della rappresentazione greca che è pervasa da una certa drammaticità) una suonatrice d’arpa al Central Park di New York si riallaccia alla decorazione di un kylix (una coppa attica che raffigura una donna seduta accanto a un’ancella con lira e doppia tibia), lo scatto rubato di una giovane greca in un autobus ricorda alla fotografa il volto di Athena Lemnia (il cui ritratto è esposto accanto alla copia in marmo romana della dea, eseguita da Fidia).

Athena Lemnia, copia in marmo dell’originale greco in bronzo opera di Fidia fine del I sec. a.C.-inizi del I sec. d.C., ph. MCABo, courtesy Museo Archeologico di Bologna; Maria Paola Landini, Grecia, 2019, courtesy of the artist
All’interno dell’intero percorso espositivo in realtà, al fine d’instaurare uno scambio attivo tra fotografia e archeologia, è stata fatta una selezione mirata tra ventuno reperti di varia tipologia (statue, rilievi, oggetti votivi, iscrizioni), collegata agli scatti ospitati. Inoltre, tramite un QR code posto accanto a questi oggetti, il visitatore può accedere a un racconto di viaggio estrapolato dai diari dell’autrice. Il progetto che unisce fotografia, archeologia, riflessione antropologica (corredato da un catalogo bilingue edito da Serendippoprint, realizzato con il sostegno della regione Emilia Romagna), non si esaurisce con l’esposizione temporanea ma comprende un ricco public program che l’affianca e lo completa e che prevede visite guidate, performance, concerti, conferenze e incontri di approfondimento con studiose e ricercatrici (https://www.museibologna.it/archeologico/rassegne/ritratto-di-donna-110/).
Info:
Ritratto di donna. Fotografie di Maria Paola Landini
13/05/25-13/10/25
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio, 2
Si accede in mostra con il biglietto del Museo
La mostra osserva gli stessi orari di apertura del Museo
www.museibologna.it/archeologico

Dopo studi classici, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna, laureandosi in Storia del Cinema presso il DAMS Spettacolo e successivamente in Storia dell’Arte. Ha conseguito un Master in Comunicazione per le imprese culturali. Giornalista e critica, collabora con varie riviste cartacee e online specializzate nel settore artistico e culturale, tra cui Finestre sull’Arte, Segno, Exibart, Zeta-Rivista internazionale di poesie e ricerche, Punto e Linea Magazine, Gagarin Orbite Culturali. Ama l’arte in tutte le sue forme, prediligendo quella moderna, contemporanea e di ricerca.



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