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Rivedere Schifano: immagine, superficie e temporal...

Rivedere Schifano: immagine, superficie e temporalità nella retrospettiva romana

La retrospettiva dedicata a Mario Schifano al Palazzo Esposizioni Roma si apre con un ambiente immersivo che orienta fin da subito la lettura curatoriale. Nella Rotonda centrale, la ricostruzione della sala da pranzo realizzata nel 1968 per l’appartamento romano degli Agnelli introduce un ambiente totalizzante, in cui cieli stellati e sequenze di palme costruiscono una dimensione sospesa tra memoria e artificio. L’elemento decorativo si trasforma qui in spazio mentale: il paesaggio, lungi dall’essere evocazione naturalistica, appare come immagine già filtrata, già mediata, in cui affiora – senza mai dichiararsi apertamente – una traccia biografica legata alle origini libiche dell’artista.

Mario Schifano, exhibition view at Palazzo Esposizioni Roma, 2026, photo Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo, courtesy Palazzo Esposizioni Roma

Mario Schifano, exhibition view at Palazzo Esposizioni Roma, 2026, photo Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo, courtesy Palazzo Esposizioni Roma

Da questa soglia, il percorso si sviluppa secondo un impianto cronologico che consente di leggere per stratificazioni la ricerca di Schifano. Le prime sale, dedicate agli esordi informali della fine degli anni Cinquanta, introducono una pittura ancora legata alla materia e al gesto, ma già attraversata da una tensione verso l’immagine. Il passaggio ai monocromi dei primi anni Sessanta, sostenuti anche dall’interesse della gallerista Ileana Sonnabend, segna una trasformazione decisiva: la superficie si fa campo di sospensione, luogo in cui l’immagine non è negata, ma trattenuta in uno stato di latenza. Già nel 1962, tuttavia, questa sospensione viene attraversata da nuove sollecitazioni. Opere come Elemento per grande paesaggio e Tempo moderno anticipano una riflessione cruciale: l’immagine non si dà mai in modo diretto, ma sempre attraverso una mediazione. È come se il paesaggio apparisse già inscritto in uno schermo, prefigurando quella che diventerà negli anni successivi una vera e propria ossessione per il flusso televisivo.

Mario Schifano, exhibition view at Palazzo Esposizioni Roma, 2026, photo Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo, courtesy Palazzo Esposizioni Roma

Mario Schifano, exhibition view at Palazzo Esposizioni Roma, 2026, photo Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo, courtesy Palazzo Esposizioni Roma

In questo senso, il dialogo con la Pop Art e con figure come Andy Warhol resta solo parzialmente pertinente. Se Warhol radicalizza la logica della riproduzione e della serialità, Schifano insiste su una frizione irrisolta tra immagine e pittura, tra segno industriale e gesto. Le insegne commerciali, così come i cicli dei paesaggi anemici, non sono mai pura appropriazione, ma piuttosto interferenze: immagini già consumate che la pittura riattiva senza restituire loro una funzione originaria. In questo, il confronto con Tano Festa appare forse più vicino, per quella comune tensione tra adesione e distanza rispetto all’immaginario mediatico. Le opere ispirate al Futurismo, schermate da pannelli in metacrilato colorato, accentuano ulteriormente questa dimensione di scarto. Il riferimento storico non si traduce in citazione, ma in una sorta di rifrazione: il movimento e la velocità, centrali nell’avanguardia storica, vengono qui filtrati da una sensibilità già segnata dalla riproducibilità tecnica.

Mario Schifano, exhibition view at Palazzo Esposizioni Roma, 2026, photo Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo, courtesy Palazzo Esposizioni Roma

Mario Schifano, exhibition view at Palazzo Esposizioni Roma, 2026, photo Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo, courtesy Palazzo Esposizioni Roma

Il cuore teorico della mostra emerge nelle sale dedicate agli anni Settanta, dove la pittura entra in relazione diretta con l’immagine elettronica. Le tele emulsionate e i Paesaggi TV segnano il passaggio da una pittura che rappresenta a una pittura che traduce: il televisore diventa un meccanismo operativo, capace di ridefinire il tempo della visione. Schifano interviene sul flusso isolando frammenti, rallentando sequenze, trasformando la continuità in interruzione. Questa logica si estende anche alla produzione cinematografica, documentata in mostra attraverso una selezione di film e materiali fotografici legati a progetti come “Human Lab – Laboratorio umano”. I sopralluoghi negli Stati Uniti, presso luoghi emblematici come la NASA o il Pentagono, non costituiscono semplici documentazioni, ma articolano una riflessione sul rapporto tra immagine, tecnologia e potere. L’artista si muove all’interno di un sistema mediale complesso, assumendo una posizione che anticipa pratiche di post-produzione e rielaborazione dell’immagine.

Mario Schifano, exhibition view at Palazzo Esposizioni Roma, 2026, photo Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo, courtesy Palazzo Esposizioni Roma

Mario Schifano, exhibition view at Palazzo Esposizioni Roma, 2026, photo Alberto Novelli © Azienda Speciale Palaexpo, courtesy Palazzo Esposizioni Roma

Le ultime sale, dedicate agli anni Ottanta e Novanta, mostrano una pittura più densa e materica, ma ancora attraversata dall’attualità. Gli eventi contemporanei filtrano nella superficie pittorica, confermando la continuità di una ricerca che non abbandona mai il confronto con il presente. La mostra, sostenuta da un solido apparato scientifico e da un catalogo pubblicato da Electa, si distingue per rigore e ampiezza, restituendo la dimensione internazionale di Schifano senza cedere a una lettura celebrativa. L’impianto cronologico, lungi dall’appiattire il percorso, funziona come struttura attraversabile, capace di far emergere ritorni e cortocircuiti. Ciò che ne risulta non è tanto la ricostruzione di un’evoluzione, quanto la messa in evidenza di una modalità operativa fondata sulla soglia: tra pittura e immagine tecnica, tra gesto e riproduzione, tra tempo lineare e simultaneità. In questo senso, la retrospettiva al Palazzo delle Esposizioni non chiude il discorso su Schifano, ma lo riattiva, restituendolo alla sua natura profondamente problematica e ancora attuale.

Info:

Mario Schifano
17.03 – 12.07.2026
A cura di Daniela Lancioni
Mostra promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia; Main Partner Eni con il supporto della Fondazione Silvano Toti
Palazzo Esposizioni Roma
Via Nazionale, 194 – Roma
www.palazzoesposizioniroma.it


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