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Roberto Amoroso alla 10 & zero uno, Venezia

Roberto Amoroso alla 10 & zero uno, Venezia

Ci sono mostre che provano a spiegarti il mondo, e poi ci sono mostre che ti costringono a dubitare del fatto che quel mondo sia mai stato stabile. “Manipolazione di origine controllato” di Roberto Amoroso appartiene con decisione alla seconda categoria. Non offre LE risposte, non consola, non semplifica fa qualcosa di più scomodo: prende il flusso continuo di immagini in cui siamo immersi e lo torce fino a farlo diventare irriconoscibile o forse, finalmente, leggibile.

Roberto Amoroso, “Manipolazione di origine controllata”, exhibition view at 10 & zero uno, Venezia, ph. Filippo Molena, courtesy 10 & zero uno

Roberto Amoroso, “Manipolazione di origine controllato”, exhibition view at 10 & zero uno, Venezia, ph. Filippo Molena, courtesy 10 & zero uno

Alla galleria 10 & zero uno, a pochi passi dai Giardini della Biennale, Amoroso mette in scena una sorta di laboratorio percettivo, un ambiente in cui pittura, scultura, tessile e video non convivono in modo pacifico ma si interrogano a vicenda, come se ciascun medium sospettasse dell’altro. È la prima volta che l’artista presenta un nucleo così consistente di lavori su tela, e si percepisce subito che non si tratta di un semplice passaggio tecnico, ma di una presa di posizione: la pittura, qui, non è nostalgia né ritorno, ma uno strumento lento in un mondo accelerato, un atto quasi ostinato di resistenza. Viviamo immersi in una corrente di informazioni che decide per noi cosa è vero, cosa è plausibile, cosa è degno di essere creduto, e Amoroso parte esattamente da questo punto di saturazione: la comunicazione ha assunto una dimensione quasi magica, una forma di narrazione che non ha più bisogno di verificarsi perché funziona già come racconto, e quando entra in gioco l’intelligenza artificiale la realtà smette di essere rappresentabile e diventa qualcosa da regolare, indirizzare, manipolare.

Roberto Amoroso, “Manipolazione di origine controllata”, exhibition view at 10 & zero uno, Venezia, ph. Filippo Molena, courtesy 10 & zero uno

Roberto Amoroso, “Manipolazione di origine controllato”, exhibition view at 10 & zero uno, Venezia, ph. Filippo Molena, courtesy 10 & zero uno

Il titolo della mostra è un ossimoro che suona come una certificazione impossibile (“manipolazione” e “origine controllato”) e appare come un avvertimento non tanto sulle immagini in sé, ma sui processi che le generano, le alterano, le distribuiscono: in un ecosistema dominato da monopoli tecnologici che trasformano i dati in merce e l’esperienza in prodotto, l’immagine perde ogni innocenza e rivela la sua natura politica, economica, perfino bellica. Le tele di Amoroso nascono da una moltitudine di immagini digitali (frammenti senza gerarchia, scarti visivi, residui di navigazione) che nel passaggio alla pittura vengono svuotati della loro funzione originaria: non illustrano, non spiegano, non raccontano in modo lineare, ma costringono a una visione rallentata, quasi faticosa, che va contro la velocità con cui normalmente consumiamo contenuti, come se l’artista ci chiedesse di disimparare a guardare per poter ricominciare da capo.

Roberto Amoroso, “Manipolazione di origine controllata”, exhibition view at 10 & zero uno, Venezia, ph. Filippo Molena, courtesy 10 & zero uno

Roberto Amoroso, “Manipolazione di origine controllato”, exhibition view at 10 & zero uno, Venezia, ph. Filippo Molena, courtesy 10 & zero uno

Le altre opere non fanno da contorno, ma amplificano il discorso: le sculture della serie “Fake Muse” prendono una figura storicamente passiva e la trasformano in qualcosa di refrattario, resistente, mentre lo stendardo “Mea Culpa” lavora sugli immaginari militari e religiosi per svuotarli dall’interno, producendo cortocircuiti visivi in cui il potere si incrina e si espone. Il video “Behind the Curtain #2” spinge ancora più in là questo processo di disgregazione: immagini che si accumulano, si deformano, si ibridano, fino a costruire un mondo che non funziona più per opposizioni ma per contaminazioni, dove l’identità non è mai data ma sempre in costruzione o in crisi. E allora la domanda implicita della mostra non è “cosa stiamo guardando?”, ma “chi sta guardando attraverso di noi?”, perché se le immagini non sono mai neutre, ogni atto di visione diventa anche un atto politico.

Roberto Amoroso e Bruno di Costanzo, “Fake muse”, 2026, gruppo di 5 sculture di porcellana, conchiglia, acrilico 11x13cm, dettaglio ph. Filippo Molena, courtesy 10 & zero uno

Amoroso, però, non si limita a denunciare questo stato di cose: rivendica la possibilità di una manipolazione diversa, dichiarata, consapevole, che non serve a controllare ma a immaginare, che non nasconde i propri meccanismi ma li espone. In questo senso, la sua pratica diventa quasi etica prima ancora che estetica. Uscendo dalla mostra, non si ha la sensazione di aver capito qualcosa di definitivo, ma piuttosto di aver perso qualche certezza e in questo nostro tempo in cui tutto sembra progettato per rafforzare le nostre convinzioni, questa perdita potrebbe essere il gesto più radicale possibile.

Info:

Roberto Amoroso. Manipolazione di origine controllato
con un testo critico di Carlo Sala
14/03 – 18/04/2026
10 & zero uno
Castello 1830, via Garibaldi, Venezia
10zerouno.com


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