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Selene Cardia e Paolo Bini da Alfonso Artiaco: la ...

Selene Cardia e Paolo Bini da Alfonso Artiaco: la pittura come dispositivo esperienziale

Nel suo ritorno alla storica sede di Lucio Amelio in Piazza dei Martiri a Napoli, Alfonso Artiaco ospita una doppia personale in cui il gesto pittorico diventa strumento per misurare il tempo, abitarlo, restituirgli corpo. Selene Cardia e Paolo Bini condividono uno stesso campo di indagine – la pittura come dispositivo esperienziale – ma lo percorrono con sguardi radicalmente diversi. Entrambi credono nel potere resistente del quadro, ma mentre Cardia ne fa soglia intima, Bini lo apre a un paesaggio mentale in continua vibrazione. Due strade divergenti, che si sfiorano nel silenzio condiviso con cui pensano il visibile. In entrambi, la pittura non è mai oggetto, ma campo di forze: non descrive il mondo, ma lo attraversa, lo ricompone, ne traduce il tempo interno.

Paolo Bini, “Nient’altro che Pittura”, giugno 2025, installation view, ph Danilo Donzelli, courtesy Alfonso Artiaco, Napoli

Paolo Bini, “Nient’altro che Pittura”, giugno 2025, installation view, ph Danilo Donzelli, courtesy Alfonso Artiaco, Napoli

In Chiodi dambra, Selene Cardia – pittrice sarda, classe 1995 – dispiega una pittura densa, stratificata, attraversata da un’urgenza silenziosa. Le sue tele – mai gridate, mai retoriche – sono luoghi in cui il colore non organizza una narrazione, ma crea condizioni di ascolto, di vicinanza. Terre bruciate, rosa pallidi, neri porosi: una tavolozza sussurrata, mai spettacolare, che lavora sul respiro, sull’attesa, sull’inabissarsi della forma. Cardia non impone nulla, suggerisce. I suoi dipinti sono come gesti trattenuti, che emergono dal fondo senza mai esporsi del tutto. La pittura qui non è superficie, ma pelle, porosità, involucro che contiene e protegge. I “chiodi” evocati nel titolo non sono strumenti di fissaggio, ma punti di ancoraggio emotivo, punti di sospensione su cui lo sguardo inciampa, resta. E l’ambra – resina fossile e vegetale – non è solo un riferimento alla materia, ma alla memoria: ciò che sedimenta, ciò che trattiene l’invisibile. In Cardia, la pittura è una forma di cura lenta, un esercizio di sottrazione che lascia emergere l’intensità nei vuoti, nei silenzi, nelle pieghe. Un tempo lento, meditativo, attraversa tutto: come se il gesto avesse bisogno di maturare nella distanza, di crescere nell’ombra.

Paolo Bini, “Nient’altro che Pittura”, giugno 2025, installation view, ph Danilo Donzelli, courtesy Alfonso Artiaco, Napoli

Paolo Bini, “Nient’altro che Pittura”, giugno 2025, installation view, ph Danilo Donzelli, courtesy Alfonso Artiaco, Napoli

Con Nientaltro che Pittura, Paolo Bini – pittore campano, classe 1984 – dichiara senza esitazione la propria fedeltà assoluta al mezzo pittorico, ma lo fa liberandolo da ogni rigidità. Le sue superfici si dispiegano come paesaggi interni, attraversati da traiettorie cromatiche che non illustrano ma vibrano. Il colore, per Bini, è voce, è suono visivo. Le fasce, le righe, le modulazioni – spesso realizzate attraverso l’uso sapiente di nastro adesivo – non sono griglie né pattern, ma partiture visive che scandiscono lo spazio come se fosse una composizione musicale. Le sue opere non si lasciano mai afferrare subito: richiedono una distanza mobile, un tempo di visione che si espande. In alcuni lavori il colore si compatta, si stratifica in bande dense; in altri si dissolve in vapori di luce, in frammenti atmosferici. In entrambi i casi, la pittura si presenta come esperienza immersiva, non oggettuale. Bini, in fondo, non rappresenta nulla: lascia che il colore agisca per prossimità, per vibrazione, per attrazione lenta. È una pittura che cerca una condizione atmosferica, quasi meteorologica, dove ogni variazione tonale diventa una mutazione percettiva. E se Cardia lavora sul silenzio che precede la parola, Bini lavora sull’eco che la segue.

Selene Cardia, “Chiodi d’ambra”, giugno 2025, installation view, ph Danilo Donzelli, courtesy Alfonso Artiaco, Napoli

Selene Cardia, “Chiodi d’ambra”, giugno 2025, installation view, ph Danilo Donzelli, courtesy Alfonso Artiaco, Napoli

Ma è proprio nel confronto, nel contrappunto tra le due ricerche, che la mostra acquista una profondità ulteriore. L’elemento comune non è né formale né tematico: è una postura. Entrambi gli artisti rifuggono la spettacolarità e resistono alla tentazione dell’immagine compiuta. Le loro opere non cercano attenzione, non chiedono di essere comprese, ma di essere vissute. E proprio in questa esigenza di esperienza si rivela una sottile affinità. Malgrado le differenze evidenti – la densità materica di Cardia contro la leggerezza atmosferica di Bini, la verticalità compatta dell’una contro l’orizzontalità diffusa dell’altro – entrambi concepiscono la pittura come luogo in cui ciò che è fragile può esistere senza spiegazioni.

Selene Cardia, “Chiodi d’ambra”, giugno 2025, installation view, ph Danilo Donzelli, courtesy Alfonso Artiaco, Napoli

Selene Cardia, “Chiodi d’ambra”, giugno 2025, installation view, ph Danilo Donzelli, courtesy Alfonso Artiaco, Napoli

Il tempo, nelle loro pratiche, non è una cornice ma un ingrediente. Per Cardia è sedimentazione, memoria depositata nel corpo stesso della materia. Per Bini è variazione, scorrimento, ritmo. Ma in entrambi i casi, la pittura non è mai immediata. Richiede attenzione, pazienza, una certa predisposizione a lasciarsi coinvolgere senza difese. È una pittura che non guarda dall’alto, ma da dentro. Che non pretende di offrire visioni, ma condizioni per pensare il visibile. In un panorama artistico spesso dominato dall’urgenza del contenuto e dalla sovraesposizione dell’immagine, le mostre di Selene Cardia e Paolo Bini agiscono come un contrappunto radicale: lento, essenziale, necessario. Due pratiche che, nella loro diversità, difendono l’autonomia della pittura e la sua capacità di creare uno spazio percettivo altro, non subordinato, dove guardare diventa un atto di cura.

Info:

Selene Cardia. Chiodi d’ambra
Paolo Bini. Nient’altro che Pittura
13/06 – 06/09/2025
Alfonso Artiaco
Piazza dei Martiri 58, Napoli
www.alfonsoartiaco.com


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