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Sent through assumed bodies: una mostra che tramit...

Sent through assumed bodies: una mostra che tramite la dissoluzione dell’immagine interpreta la virtualizzazione della nostra realtà

A Parigi, presso lo spazio espositivo Parliament Gallery, figure e immagini si dissolvono e sfumano senza scomparire. Tramite il colore a olio e diversi altri media l’artista Helmut Stallaerts crea una rappresentazione visiva che interpreta il nostro tempo. Lo spazio è qualcosa che viene meno, si dilata e si assottiglia, è una variabile. Ciò che rimane è la nostra presenza, che perdura anche senza il riferimento tangibile della nostra figura aprendosi alla rappresentazione più intima e profonda di noi stessi.

Helmut Stallaerts, “The Return”, 2025, olio e cera su tela, courtesy Parliament Gallery

Helmut Stallaerts, “The Return”, 2025, olio e cera su tela, courtesy Parliament Gallery

La tecnologia adatta, connette e manipola l’uomo, creando una struttura comunicativa che lo estrania dal mondo fisico. Non è detto, però, che ciò lo escluda effettivamente dalla realtà. Quella che viene a crearsi è, infatti, una situazione che si astrae dal mondo concreto, una realtà nella quale la fisicità del corpo svanisce e rimane tutto il resto. Nella mostra Sent through assumed bodies, Helmut Stallaerts interpreta questa tematica cercando di fissare sulla tela l’impalpabilità che caratterizza le nostre vite. Nelle sue opere colori e pastelli a olio si fondono con la cera su tele classiche o di juta. Tramite lunghi processi di creazione, l’artista giunge alla rappresentazione dell’evanescenza stessa, come nel caso di The Return (2025). In questa grande tela si può osservare un vasto scenario animato da figure che vanno e vengono, queste sono sfumate e si ripetono talvolta come se fossero osservate da dietro un vetro molto spesso. Una piccola e lontana figura coincidente con il punto di fuga dell’opera ci guarda creando un dialogo diretto e potente con chi osserva, accentuato ancora da una figura seduta a fianco a noi che guarda la scena creando un ponte tra il fruitore e lo spazio nel quadro. Altro dettaglio nell’opera è una scalinata che possiamo trovare a sinistra e che sfonda il confine del quadro facendo supporre una continuazione del paesaggio.

1.Helmut Stallaerts, “Lin”, 2025, olio su teschio umano e specchio, courtesy Parliament Gallery

Helmut Stallaerts, “Lin”, 2025, olio su teschio umano e specchio, courtesy Parliament Gallery

Lo stesso elemento è rintracciabile in altre opere, come per esempio in Lin (2025). Qui un teschio umano è dipinto sia all’esterno sia all’interno. La prima a palesarsi è la parte esterna che, divisa in una metà lucente e una in ombra, rappresenta due figure femminili che percorrono una scalinata. Dato lo studio accurato della postura e della costruzione del paesaggio, è impossibile comprendere se le donne stanno salendo o scendendo, dando una sensazione di indeterminatezza alla composizione. Stessa cosa accade all’interno dell’oggetto sul quale, rendendosi visibile tramite uno specchio, è dipinta una scena metafisica ed evocativa.

Helmut Stallaerts, “Dakini with a lemon”, 2024, olio e cera su tela, courtesy Parliament Gallery

Helmut Stallaerts, “Dakini with a lemon”, 2024, olio e cera su tela, courtesy Parliament Gallery

L’utilizzo di ossa (questa volta di mucca) ritorna con l’opera Dakini with a lemon (2024), nella quale la figura di una donna con un limone in mano e due spirali ai lati è dipinta sopra sei blocchi quadrati creati da una scapola di mucca. La “dakini” nella tradizione tibetana è considerata una donna guida. Questa è raffigurata con in mano un oggetto quotidiano che, decontestualizzato, crea un dialogo potente ed emblematico con lo sguardo della figura. Un occhio di questa è infatti bianco, rimanda a una realtà che non è fuori, ma altrove. Lo stesso altrove viene richiamato dai vortici ai lati della figura, due buchi neri che si riferiscono a una realtà incerta e sconosciuta.

5.Helmut Stallaerts, “Between, 2025”, olio e cera su tela, courtesy Parliament Gallery

Helmut Stallaerts, “Between”, 2025, olio e cera su tela, courtesy Parliament Gallery

Stesso dettaglio è rintracciabile nell’opera in Between (2024). Si tratta di un autoritratto dell’artista, in questo caso l’occhio sembra addirittura cieco. Anche in quest’opera si ritrova la divisione ombra / luce. In quest’ultima, una donna sfumata e in controluce fa volare i semi di un soffione, che fluttuano per tutto il quadro. Nella stessa metà del quadro si trova anche l’occhio opaco che tuttavia, bagnato da una luce fredda e penetrante sembra vedere di più di quello “normale” in ombra. Questa luce acuta e tagliente si ritrova anche in Among us (2025), una grande tela che ci mostra una scena intima e delicata. Un uomo e una donna all’interno di una stanza sono nudi sul letto. Lui guarda il telefono dandole le spalle, lei sdraiata ci osserva. Il suo sguardo non comunica tristezza e nel complesso il quadro crea un’atmosfera ambigua e sospesa, fredda e allo stesso tempo calma, sicura e accogliente. Diversi i dettagli che parlano senza essere percepiti, come il lungo telo giallo che, correndo lungo il letto, sembra essere l’unico elemento che unisce questi due individui così distanti e allo stesso tempo connessi.

2.Helmut Stallaerts, “Among Us”, 2025, olio e cera su tela, courtesy Parliament Gallery

Helmut Stallaerts, “Among us”, 2025, olio e cera su tela, courtesy Parliament Gallery

L’intera mostra Sent through assumed bodies, parla di indeterminatezza e dissoluzione. Le figure appaiono e si sottraggono alla vista dello spettatore. Queste spesso si relazionano in modo diretto e profondo con chi le osserva, rendendo ancora più esplicita la corrispondenza tra la scena del quadro e la nostra vita, sempre più astratta e legata ad un altrove che, con la tecnologia che utilizziamo sempre di più, virtualizza la realtà spostandola al di fuori del mondo tangibile e concreto.

Info:

Helmut Stallaerts, Sent through assumed bodies
10/01/26 – 26/02/26
Parliament Gallery
5 Rue des Haudriettes, 75003, Paris
www.parliamentgallery.com


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