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Senza bandiere v.3.0. Divide et impera: quando l&#...

Senza bandiere v.3.0. Divide et impera: quando l’arte traccia confini e li cancella

Non si tratta di una semplice retrospettiva del collettivo Opiemme (Torino, 1998), Senza bandiere v.3.0. Divide et impera è piuttosto una dichiarazione d’intenti, una poetica del dissenso visualizzato, che trasforma le opere in scenari di resistenza simbolica. Alla galleria Marignana Arte di Venezia sono esposti alcuni lavori realizzati negli ultimi quindici anni, che insieme funzionano come un manifesto artistico, poetico, sociale e insieme profondamente umano, dove ogni gesto e parola tracciata diventa un atto di lettura critica del presente. Il progetto prende forma attraverso le opere di Davide e Laura Bonatti, Margherita Berardinelli e Stefano Campano, membri del collettivo, riuniti in una pratica condivisa che intreccia linguaggio, immagine e presa di posizione politica.

1.Opiemme, “Senza Bandiere V.3.0. Divide et Impera”, installation view, courtesy Marignana Arte

Opiemme, “Senza bandiere v.3.0. Divide et impera”, installation view, courtesy Marignana Arte

L’opera che introduce a questo percorso poetico-visuale è Bandiere (2026), un’installazione composta da una serie di libri aperti, compatti, che formano appunto una bandiera. Come afferma Opiemme, “Questi libri sono bandiere indistinte, contenitrici di molteplici storie, culture, riflessioni e resistenza. Oggetto di censura, quando la storia si fa ciclica e distopica. Sembrano costellazioni di popoli uniti e senza confini. Svolazzano come foglie di alberi al vento, richiamando una lingua unica e primigenia”. Tutto partecipa all’opera, dal fruscio dell’aria che entra dalla porta scorrevole al movimento dei visitatori. Le parole nelle pagine passano in secondo piano rispetto alla forma complessiva, una bandiera come segno di unione che raccoglie la molteplicità in una forma riconoscibile. È il simbolo della comunità, del popolo che manifesta la propria esistenza collettiva e della differenza dettata dai governi, contribuendo a definire gli strumenti che hanno continuato a legittimare i poteri che hanno naturalizzato le divisioni: le mappe storiche, le carte e i documenti.  Opiemme innalza le carte geografiche a supporto pittorico, le preleva dal loro contesto d’origine, conservando la loro vita precedente: le annotazioni sbiadite, i segni del tempo. Nulla viene nascosto oppure ostruito. L’intervento artistico non cancella, ma dialoga con la carta geografica che rimane tale, continua a orientare, a descrivere visivamente la complessità del mondo. È in questo spazio di tensione, tra ciò che la mappa è e ciò che diventa, che germina il senso politico dell’opera. Opiemme mette in discussione il significato dei confini e dei limiti, siano essi geografici, sociali, culturali o economici. La mostra ci spinge a capire che non si tratta di realtà naturali, ma di costruzioni create dal potere.

2.Opiemme, “Riqualificazione umana”, 2023, inchiostro e acrilico su carta, 46 x 53,5 cm, courtesy Marignana Arte

Opiemme, “Riqualificazione umana”, 2023, inchiostro e acrilico su carta, 46 x 53,5 cm, courtesy Marignana Arte

Tommaso Evangelista in riferimento al titolo Senza bandiere v.3.0. Divide et impera scrive: “Il nervo della personale proposta da Marignana non è la scelta tra le due espressioni, ma la loro coesistenza forzata, in quanto il titolo propone una contraddizione: l’ideale di un mondo senza insegne convive con un sistema iper-capitalistico che fonda la propria stabilità sulla separazione”. Ed è dal titolo della mostra che si comprende come la ricerca del collettivo ruoti attorno alla parola, al significato e potere del linguaggio. Inteso non come elemento decorativo, il testo poetico coesiste con le immagini in uno stato di continua negoziazione: a essere lette sono le immagini, a essere guardate sono le parole. Un cortocircuito deliberato che rovescia le gerarchie abituali della percezione. In un momento storico dove il consumo ha logorato il senso critico, dove la quotidianità fagocita ogni tentativo di riflessione profonda, Opiemme restituisce la poesia al suo diritto di cittadinanza. Non come genere d’élite, come accade troppo spesso, ma come atto pubblico e pratica di strada. Unendo la lezione della poesia visiva alle azioni poetiche di poesia di strada che si inscrivono nello spazio urbano, il collettivo crea nuove modalità di fruizione dell’arte, occasioni di lettura che appartengono a chiunque abbia occhi per vedere.

3.Opiemme, “Free Europe”, 2026, acrilici, atlante del 1943, cartine, spray e colla su tela, 30 x 30 cm, courtesy Marignana Arte

Opiemme, “Free Europe”, 2026, acrilici, atlante del 1943, cartine, spray e colla su tela, 30 x 30 cm, courtesy Marignana Arte

Free Europe (2026) parte da un’urgenza storica ben precisa. Il musicista nigeriano Seun Kuti, durante un concerto, ha dichiarato: “Ho un consiglio per i giovani europei: so che volete liberare la Palestina, liberare il Congo, liberare l’Iran, ce n’è una nuova ogni settimana. Liberate prima l’Europa! Liberatela dall’estrema destra, dal fascismo, dal razzismo, dall’imperialismo”. Ecco, quindi, che sopra un atlante del 1943 e la Michelin Guide del 1962 si legge un chiaro “Free Europe” all’interno di un cerchio di filo spinato abbinato alle dodici stelle della bandiera europea. L’opera non accusa dall’esterno, ma invita a guardarsi dentro, a riconoscere come il continente europeo sia ancora attraversato da spettri che crediamo sepolti, ma che si reiterano sotto nuove sembianze. Welcome (2016) è forse l’opera più lacerante della mostra. Su una carta nautica, lo spray nero genera le ali di una farfalla, un’immagine di leggerezza, di metamorfosi, di speranza. Eppure, la frase che accompagna l’immagine recita: “Welcome to Italy, dove non c’è futuro”. La contraddizione è voluta. Quella farfalla non vola verso la salvezza, ma piuttosto verso il vuoto. L’accoglienza promessa dal titolo si rivela una trappola, è lo specchio di un presente dove le migrazioni, il movimento dei corpi attraverso lo spazio, si trasformano da atto di libertà a peregrinazione disperata.

4.Opiemme, “La storia è migrante”, 2016, spray e collage di quotidiani d’epoca, 133 x 133 cm, courtesy Marignana Arte

Opiemme, “La storia è migrante”, 2016, spray e collage di quotidiani d’epoca, 133 x 133 cm, courtesy Marignana Arte

Come scrive Jonathan Molinari in uno dei testi che accompagnano la mostra, si tratta di arte come resistenza. Qui il gesto politico e quello poetico non sono separati, ma coesistono in un’unica azione. L’arte non rappresenta il conflitto, lo attiva. Decostruisce dal suo interno i linguaggi del potere, quei codici che abbiamo interiorizzato al punto da crederli naturali e, nel momento in cui i linguaggi si sgretolano, si restituisce nuova complessità e forza allo sguardo. Non si desidera fornire risposte semplici e immediate allo spettatore, ma cercare di riacquisire la capacità di soffermarsi sulle cose, di tornare o iniziare a fare domande più profonde, concrete, vere. Opiemme ha riconosciuto nell’arte delle potenzialità comunicative inedite, più dirette e inclusive, per il fatto che le masse sempre più spesso vedono, sempre meno guardano, e ancora meno leggono. Quando qualcosa di bello, di straniante, di perturbante appare nel quotidiano, su un muro, dietro un vetro, sulla pagina del catalogo di una mostra, crea una frattura. In quella frattura germina la possibilità del pensiero critico, il nostro pensiero individuale.

5.Opiemme, “The dark we were”, 2018, acquerello e spray su cartina scolastica, 105 x 139 cm, courtesy Marignana Arte

Opiemme, “The dark we were”, 2018, acquerello e spray su cartina scolastica, 105 x 139 cm, courtesy Marignana Arte

La mostra si conclude dove è iniziata, con delle domande che rimangono aperte: quali sono i confini che ancora ci separano? Quali sono le bandiere sotto cui marciamo senza nemmeno accorgercene? Opiemme lascia che sia lo spettatore a trovare le risposte, nelle proprie contraddizioni, privilegi e cieche certezze. Per tale ragione, Senza Bandiere V.3.0. Divide et impera è una mostra necessaria. Non perché ci offre consolazione, ma perché ci sottrae, con estrema gentilezza e molta durezza, alla possibilità di non vedere.

Info:

Opiemme. Senza bandiere v.3.0. Divide et impera
31/01/2026 – 18/04/2026
Marignana Arte
Dorsoduro 141 – Venezia
https://www.marignanaarte.it


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